Ci si aspetta, spesso in modo implicito e non dichiarato, che chi si ama condivida i propri valori fondamentali, le proprie priorità, il proprio modo di guardare alle cose che contano. E quando non succede – quando qualcuno che si ama fa scelte diverse, ha obiettivi che non si riconoscono, percorre una traiettoria che non si capisce bene o che non si approva – si tende quasi automaticamente a interpretarlo come un problema da risolvere, come qualcosa che è andato storto e che con il tempo cambierà, come qualcosa che va almeno spiegato e discusso fino a che non converge. Paolo Bonolis ha su questo una chiarezza molto diretta e priva di mediazioni consolatorie.

Le nostre pretese sulle vite degli altri
“Non puoi pretendere che la vita degli altri debba per forza e necessariamente corrispondere sotto ogni aspetto alla tua.”
Questa è la premessa fondamentale della riflessione di Paolo Bonolis, e sembra ovvia quando la si legge in questa forma esplicita e diretta. Applicarla nella pratica quotidiana delle relazioni significative è però tra le cose più difficili che esistano.
Non si pretende esplicitamente e consapevolmente che l’altro sia come noi, ma si soffre quando non lo è, si continua a ragionare su come cambierà col tempo o con la maturità, si aspetta con pazienza che capirà da solo. Quella aspettativa implicita che l’altro alla fine converga – che vedrà le cose come le vedi tu – è una forma sottile e diffusa di non rispetto mascherata da cura.
Rispetto per la propria vita
“Ci vuole rispetto per la propria vita.”
Il rispetto per la propria vita viene prima. Chi non rispetta le proprie scelte, le proprie traiettorie, i propri obiettivi – chi le vive con vergogna o con costante bisogno di giustificarle – difficilmente riesce a rispettare quelle degli altri in modo autentico. Il rispetto per l’altro parte dal rispetto per sé.
Questa parte della frase di Bonolis mi ha fatto pensare a quanto spesso si viva con una sensazione sottile di dover giustificare le proprie scelte, ad esempio il tipo di lavoro che si fa o le priorità che si hanno. Come se il rispetto per la propria vita richiedesse un permesso esterno che non è mai definitivo.
Rispetto per la vita degli altri
“Ci vuole rispetto per la vita degli altri. Se la vita degli altri ha altre traiettorie e altri obiettivi, questi obiettivi vanno considerati, soprattutto se è una persona alla quale si è voluto bene.”
La specifica finale è la più importante di tutta la frase di Bonolis: “soprattutto se è una persona alla quale si è voluto bene”. Non malgrado l’amore, ma esattamente in virtù dell’amore e in proporzione alla sua profondità.
Chi si ama merita il massimo del rispetto per le proprie scelte e le proprie traiettorie, non nonostante l’affetto che si prova, ma come espressione diretta e coerente di quell’affetto. Amare qualcuno davvero significa anche accettare – non solo tollerare, ma accettare – che le sue traiettorie siano sue, nate da chi è lui e da quello che desidera, non tue.
Considerare, non approvare
Bonolis non dice che si devono approvare tutte le scelte degli altri né che ogni scelta altrui debba piacerci. Dice qualcosa di più preciso e più praticabile: vanno considerate, prese sul serio, trattate come legittime in quanto scelte di un’altra persona, rispettate come tali indipendentemente dal fatto che le si condivida.
La differenza tra approvare e considerare è fondamentale nella pratica quotidiana delle relazioni: si può non condividere una scelta, si può persino non capirla del tutto, e rispettarla comunque come scelta di qualcuno che ha tanto diritto quanto noi di scegliere la propria traiettoria di vita.