Quante volte ti è capitato di renderti conto che un periodo – quello che mentre lo stavi vivendo sembrava ordinario, a tratti pesante, sicuramente non il meglio che potesse capitare – era in realtà bello? Solo guardandolo da lontano, quando era già finito e non potevi più tornarci? Quella sensazione di aver mancato qualcosa che c’era, ma non si vedeva è molto più comune di quanto si pensi. Paolo Bonolis ha su questo alcune osservazioni semplici e molto utili da portarsi dietro.

Ogni periodo è bello se lo sai godere
“Ogni periodo è bello se lo sai godere per quello che è. Se ti preoccupi per quello che è stato prima o di quello che potrebbe venire dopo non ti godi mai il presente.”
La struttura del pensiero è apparentemente semplice e nella pratica difficilissima da applicare in modo costante. Ogni periodo – non solo quelli buoni e facili da amare, non solo quelli in cui tutto va nel senso giusto, ma ogni periodo inclusi quelli pesanti e quelli di transizione – ha qualcosa di bello in sé.
Qualcosa che lo rende degno di essere vissuto con presenza invece che attraversato aspettando il prossimo. Ma quella bellezza si vede solo se si riesce a guardare il periodo per quello che è, nella sua specificità, invece che confrontarlo continuamente con quello che era prima o con quello che si spera e si teme venga dopo.
Il problema del confronto temporale
Il presente quasi sempre perde questo confronto, ed è un confronto truccato in partenza. Confrontato con un passato idealizzato dalla memoria selettiva – quello di quando si era più giovani, più leggeri, con meno responsabilità, più innamorati – il presente sembra sempre meno bello e meno libero. Confrontato con un futuro immaginato e proiettato – quello in cui ci sarà finalmente più tempo, più equilibrio, più realizzazione, più tutto – il presente sembra sempre un’anticamera, un posto di passaggio in attesa del posto vero.
In entrambi i casi si perde quello che c’è adesso, e quello che c’è adesso è l’unica cosa realmente disponibile. L’unica in cui si può fare qualcosa.
“Goditi quello che c’è”
“Goditi quello che c’è, in quel momento è stato bellissimo, poi arrivano altri periodi e anche quelli possono essere belli.”
La frase di Bonolis contiene qualcosa di importante e un po’ vertiginoso: “in quel momento era bellissimo” è una valutazione retrospettiva: una cosa che si dice dopo, guardando indietro. Ma quella stessa valutazione si potrebbe fare anche adesso, nel momento che si sta vivendo, se si smettesse di rimandare il riconoscimento. Il presente diventa bello – o almeno più bello – quando si smette di aspettare che lo diventi più tardi, nel futuro che si immagina.
Sei tu il filtro
“Siamo noi il filtro di quello che accade.”
Questa è la parte più responsabilizzante, e la più utile. Le circostanze accadono indipendentemente da noi. Ma il modo in cui le si attraversa – con quale attenzione, con quale disposizione, con quale capacità di vedere quello che c’è – quello dipende da noi. Siamo il filtro: non cambiamo quello che succede, ma cambiamo quello che passa e quello che tratteniamo.
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