Il 5 luglio 1963, è morto Jean Cocteau, poeta, scrittore, regista, drammaturgo, pittore francese, autore di La bella e la bestia, Orphée, Il testamento di Orfeo e di numerosi versi e prose che hanno attraversato e influenzato il Novecento europeo, una delle figure più eclettiche, più visionarie e più trasversali dell’avanguardia artistica del secolo scorso, capace di muoversi tra cinema, poesia, teatro e arti visive con la stessa libertà. Tra le sue frasi più dense e più citate, ce n’è una che riassume in poche parole un intero modo di intendere la crescita personale e i meccanismi profondi che la determinano.

Le ali che innalzano e il peso che affonda
“Ci si innalza secondo le proprie ali. Si affonda secondo il proprio peso.”
L’immagine è doppia e perfettamente simmetrica: il volo e la caduta, le ali e il peso. Non sono in conflitto tra loro come potrebbe sembrare a prima vista: sono entrambe leggi della stessa fisica interiore, due facce della stessa medaglia. Si sale per quello che si è costruito di leggero e di forte dentro di sé. Si scende per quello che si porta di non risolto, di non elaborato, di lasciato a marcire senza attenzione.
Le proprie ali
Le ali di Cocteau non sono un dono ricevuto in dote alla nascita, sono piuttosto qualcosa che si costruisce attivamente, giorno dopo giorno. Sono le capacità sviluppate nel tempo, le qualità coltivate con pazienza, la forza acquisita attraverso l’esperienza vissuta e la pratica ripetuta. Non tutti hanno le stesse ali di partenza, e non è comunque un dato fisso e immutabile: si possono far crescere, rafforzare, allenare con costanza.
L’innalzamento – il successo personale, la realizzazione, la crescita interiore – avviene “secondo” le proprie ali. Non oltre quello che si è costruito. Non per fortuna o per circostanza esterna principalmente. Per quello che si ha davvero a disposizione internamente.
Il proprio peso
Il peso, dall’altra parte, è quello che non si è ancora elaborato: le paure non affrontate, le ferite non guarite, i pesi emotivi che si trascinano senza guardarli in faccia. Non è una colpa portare peso, tutti ne portiamo. Ma il peso non elaborato tira verso il basso, indipendentemente da quanto si vorrebbe volare.
Cocteau non sta facendo una distinzione moralistica tra persone buone e cattive, forti e deboli. Sta descrivendo una meccanica precisa e impersonale: ognuno affonda nella misura esatta di quello che porta senza aver mai elaborato veramente.
Lavorare sulle ali e sul peso
Questa frase suggerisce due direzioni di lavoro complementari. Da un lato, costruire le ali: sviluppare competenze, coltivare qualità, allenare la propria capacità di affrontare il mondo. Dall’altro, alleggerire il peso: lavorare su quello che si porta senza necessità, elaborare quello che è rimasto fermo, lasciare andare quello che non serve più portare.
Non basta lavorare solo su una delle due dimensioni. Ali fortissime con un peso enorme producono comunque un risultato deludente. Un peso leggero senza ali costruite non basta a far volare in alto.
Dove sei adesso?
Chiediti onestamente: sto investendo di più nel costruire le mie ali o nel portare in giro, senza affrontarlo, il mio peso? Probabilmente la risposta non è netta da nessuna delle due parti, si fanno entrambe le cose contemporaneamente, in proporzioni diverse a seconda dei periodi della vita e delle energie disponibili. Ma sapere con chiarezza dove si sta investendo l’energia aiuta a capire perché ci si sente, in certi momenti, più vicini al volo e in altri più vicini all’affondamento, e cosa si può fare per spostare l’equilibrio.