Crepet: “Ognuno ha i figli che si merita”, le belle persone vengono da genitori che non pensano solo alle rate del mutuo

Quando incontri una persona che ti colpisce davvero – per il modo in cui parla, per il modo in cui tratta gli altri, per la dignità con cui affronta le cose difficili, per come riesce a stare nelle relazioni in modo autentico – prova a chiederti come sono i suoi genitori. Non è una domanda retorica: è un esercizio. Paolo Crepet dice che la risposta è quasi invariabilmente la stessa. E su questo ha costruito una delle riflessioni più scomode, più dirette e più oneste sulla genitorialità che si possano leggere.

Ognuno ha i figli che si merita

Ognuno ha i figli che si merita

“Ognuno c’ha i figli che si merita. Mi dispiace, ma funziona così. Non è un anatema biblico, non la pensate in senso negativo.”

Crepet mette subito le mani avanti: non è una condanna, non è un giudizio morale assoluto. È un’osservazione sulla corrispondenza tra quello che i genitori trasmettono e quello che i figli diventano. Non è deterministica, ma è molto più frequente di quanto si voglia ammettere.

Le belle persone e i loro genitori

“Guardate quante belle persone avete conosciuto… dietro quelle belle persone c’erano due altre belle persone: erano i loro genitori. È sicuro, matematico.”

Crepet non sta dicendo che i figli di genitori meravigliosi siano automaticamente meravigliosi, né che non esistano eccezioni significative in entrambe le direzioni. Sta dicendo qualcosa di più statistico e di più osservativo: se si guarda indietro a tutte le persone che ci hanno davvero colpito per la loro qualità umana, nella stragrande maggioranza dei casi si trovano genitori che avevano quella stessa qualità, o almeno qualcosa di simile nella struttura.

Penso alle persone che ammiro di più nella vita. Non le più brillanti o le più di successo: le più integre, le più presenti, le più capaci di stare nelle relazioni in modo vero. Quasi sempre ritrovo quello che descrive Crepet: c’erano genitori straordinari dietro.

Cosa si trasmette davvero

“C’era gente che ha insegnato la dignità, il valore, la sacralità dell’amore, dell’amicizia, del merito, del coraggio, che ti hanno insegnato ad avere la fronte alta, ad amare gli orizzonti, non il presente, a cercare di sfidare te stesso.”

Questa è la frase più densa e più bella delle cinque. Non competenze, non voti scolastici, non risultati: dignità, coraggio, la sacralità dell’amore e dell’amicizia, la fronte alta, gli orizzonti invece del presente. Cose che non si trovano sui libri di testo e non si imparano a scuola.

Le cose che non si imparano sui libri

“Queste cose non si imparano sui libri, non ci sono sui libri. C’è l’esempio. Ma non è la stessa cosa trovare dei genitori arresi, che parlano solo delle rate del mutuo… non possiamo parlare solo delle rate del mutuo!”

L’esempio è la sola cosa che conta nell’educazione dei valori. Non quello che si dice: quello che si fa, come si vive, cosa si mette al centro della propria giornata. I genitori arresi – non cattivi, ma arresi, rassegnati, consumati dall’ansia delle cose pratiche – trasmettono quella rassegnazione. Non perché vogliano farlo.

L’educazione non è proporzionale al reddito

“Esiste anche qualcosa nella vita, sennò loro di cosa si cibano? L’educazione non funziona con il 740, non è direttamente proporzionale al 740, perché sennò vorrebbe dire che i figli dei miliardari sono quelli meglio educati… e su questo lasciamo perdere l’argomento!”

La chiusura è molto precisa. L’educazione – nel senso di trasmissione di valori – non dipende dal reddito. Non si compra e non si delega. Si vive, si mostra, si incarna ogni giorno nella vita ordinaria. E i figli lo vedono.

Paolo Crepet è psichiatra, sociologo e saggista italiano, autore di numerosi bestseller sulla famiglia e sull’educazione tra cui Non siamo capaci di ascoltarli, una delle voci più dirette e più provocatorie sul tema della genitorialità.

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