Bukowski: provaci, fallo fino in fondo, anche a rischio di perdere molto, ma guiderai la vita alla risata perfetta

C’è qualcosa che vorresti fare davvero – scrivere, dipingere, costruire qualcosa, cambiare vita in modo radicale – ma che continui a rimandare perché il rischio sembra troppo alto, le probabilità troppo incerte, il prezzo da pagare troppo pesante? Charles Bukowski aveva scritto su questo una delle sue poesie più famose e più citate. Si intitola Rotola i dadi.

fallo fino in fondo

Rotola i dadi

Rotola i dadi.

Se vuoi provarci, fallo fino in fondo. Altrimenti non iniziare.

Se vuoi provarci, fallo fino in fondo. Ciò potrebbe significare perdere ragazze, mogli, parenti, lavori e forse la tua mente. Fallo fino in fondo.

Potrebbe significare non mangiare per 3 o 4 giorni, potrebbe significare gelare in una panchina nel parco, potrebbe voler dire prigione, potrebbe voler dire derisione, scherno, isolamento.

L’isolamento è il regalo. Tutti gli altri sono per te una prova della tua resistenza, di quanto realmente desideri farlo.

E lo farai, nonostante il rifiuto e le peggiori avversità.

E sarà meglio di qualsiasi altra cosa tu possa immaginare.

Se vuoi provarci, fallo fino in fondo, non ci sono altre sensazioni come questa.

Sarai solo con gli dei e le notti arderanno tra le fiamme.

Fallo. Fallo. Fallo. Fino in fondo. Fino in fondo.

Guiderai la vita fino alla risata perfetta. È l’unico buon combattimento che c’è.

“Fallo fino in fondo. Altrimenti non iniziare.”

La poesia inizia con un avvertimento. Non un incoraggiamento generico: un avvertimento. Se non sei disposto ad andare fino in fondo, non iniziare. Non per crudeltà: perché la cosa a metà è più distruttiva della cosa non iniziata. La vita presa per un po’ e poi lasciata – il progetto avviato e abbandonato, la scelta fatta a metà – lascia più danni della rinuncia onesta.

Il catalogo delle perdite

Bukowski elenca con precisione quasi brutale quello che potresti perdere: relazioni, mogli, parenti, lavoro, denaro, conforto, la comodità del tetto sicuro. Non glissa su questi costi, ma li mette al centro della poesia, li tratta come il prezzo reale del percorso. Non dice “andrà bene” e “i sogni si avverano”: dice che potresti perdere quasi tutto, e che questo devi saperlo prima di iniziare. Questo è il contrario della retorica del sogno americano ottimista. Non promette il successo: promette il rischio reale e pieno.

“L’isolamento è il regalo”

Questo è il verso più spiazzante e più controintuitivo di tutta la poesia. L’isolamento – quella cosa che sembra il prezzo più alto, la conseguenza più temuta – viene chiamato regalo. Perché chi fa la cosa davvero, chi va fino in fondo, si separa dalle voci che non capiscono, dai consigli non richiesti, dalle aspettative degli altri. Rimane solo con quello che stava cercando. E quella solitudine è la condizione necessaria per trovarlo.

“Sarai solo con gli dei”

Bukowski usa un’immagine quasi mistica per descrivere lo stato di chi ha fatto la scelta e ci sta andando fino in fondo. Non il successo esterno, ma qualcosa di più interiore. Un allineamento tra quello che si è e quello che si fa. Le notti che ardono non sono notti di sofferenza: sono notti di intensità, di presenza piena.

La risata perfetta

Alla fine non c’è la fortuna che arriva, non c’è la fama che trasforma tutto. C’è la risata perfetta: quella sensazione specifica e irripetibile di chi ha vissuto la propria vita invece di quella che gli era stata assegnata dagli altri o dalle aspettative del contesto. Non è gioia per il successo esterno. È la soddisfazione di chi ha fatto la scelta sua e l’ha portata fino in fondo, e ora guarda indietro senza rimpianto.

È l’unico buon combattimento che c’è: non contro qualcun altro, non per qualcosa di materiale o di misurabile, ma per il diritto di essere interamente se stessi.

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