“Da vecchi si diventa saggi.” È una delle frasi più ripetute – e meno verificate – della cultura popolare. Massimo Cacciari – filosofo, ex sindaco di Venezia e voce tra le più scomode del panorama intellettuale italiano – la smonta con la consueta brutalità. E lo fa tirando in ballo la neuroscienzaa.

Da vecchi dovremmo togliere il disturbo
“A una certa età bisognerebbe fare come gli antichi cinesi, che partivano in cima a un monte e stavano lì e toglievano il disturbo.”
È una battuta feroce. Ma dietro c’è un ragionamento preciso che Cacciari esplicita altrove:
“Non sopporto le chiacchiere sulla vecchiaia, che diventi più saggio… per carità! La vecchiaia non ti rende più saggio, per un fatto neurale: dai 25 anni perdi milioni di neuroni al giorno, e ne hai 100 miliardi circa a disposizione.”
I neuroni e il mito della saggezza
Cacciari cita un dato reale. La neuroscienza conferma che il cervello raggiunge il picco di volume intorno ai 25 anni e poi inizia una lenta riduzione: circa 85.000 neuroni persi al giorno, secondo alcune stime. Alcune funzioni cognitive come la velocità di elaborazione e la memoria di lavoro declinano con l’età in modo misurabile. Il cervello si adatta – sviluppa nuove connessioni, diventa più efficiente in certi compiti, si avvale dell’esperienza accumulata – ma l’idea romantica che ogni anno aggiunto porti automaticamente un grammo di saggezza in più è semplicemente falsa.
Uno studio del 2015 pubblicato su Psychological Science ha misurato il picco delle diverse abilità cognitive nell’arco di vita. La velocità cognitiva tocca il massimo intorno ai 18 anni e declina costantemente. La memoria a breve termine è al suo meglio intorno ai 25 anni. Le capacità di ragionamento spaziale raggiungono il picco intorno ai 28 anni. Il vocabolario e la comprensione verbale, invece, continuano a crescere fino ai 60-70 anni. Questo è esattamente il profilo che la psicologia differenziale descrive con le categorie di intelligenza fluida (declina) e intelligenza cristallizzata (cresce).
La psicologia differenziale distingue tra intelligenza fluida – capacità di ragionare su problemi nuovi, flessibilità cognitiva – e intelligenza cristallizzata — conoscenze accumulate, vocabolario, comprensione del mondo. La prima declina con l’età; la seconda tende a crescere fino alla tarda maturità. Ma quella non è saggezza: è enciclopedia. Sapere molte cose non è la stessa cosa che saperle usare bene.
Cosa intende Cacciari con “togliere il disturbo”
La frase sugli antichi cinesi è un’ironia sullo spazio che gli anziani pretendono di occupare nel dibattito pubblico e familiare. C’è un tipo di vecchio che usa l’età come titolo accademico: “Io ho vissuto, quindi so.” Che si siede al tavolo della conversazione con l’autorità implicita dell’esperienza e con la certezza di avere ragione. Cacciari dice: quella certezza non è guadagnata. Non è il tempo che dà la saggezza, è il lavoro continuo su se stessi, che può essere fatto a qualsiasi età e che molti anziani non hanno mai fatto.
Togliere il disturbo, in questo senso, significa smettere di occupare spazio con un’autorità non guadagnata sul campo delle idee. Lasciare che siano le idee a valere, non gli anni. È una critica alla gerontocrazia intellettuale: quell’abitudine culturale per cui chi parla da più tempo ha automaticamente più diritto di essere ascoltato.
Il problema con la venerazione acritica
In molte culture – non solo quella cinese che Cacciari cita in modo provocatorio – l’anzianità è associata al rispetto automatico. In quella giapponese il concetto di senpai implica che chi è arrivato prima abbia qualcosa da insegnare per definizione. In quella italiana la figura del capofamiglia anziano che tiene corte è ancora culturalmente radicata.
Cacciari non attacca il rispetto per gli anziani in quanto tale. Attacca la sua versione acritica, quella che confonde la longevità con la profondità, l’esperienza con la comprensione. Un anziano che non ha mai messo in discussione le proprie idee in ottant’anni non è saggio: è ostinatamente vecchio. E la differenza, dice Cacciari, è tutto.
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