Tupini: anche tu puoi essere magico, basta imparare a dialogare con la parte più profonda di te

Quando si parla di magia, la mente va subito a trucchi, a cartomanzia, a incantesimi. Gabriella Tupini – psicologa, psicoterapeuta e creatrice del progetto “Magia Evolutiva” – usa la parola in modo completamente diverso. Per lei la magia è un processo interiore, una forma di consapevolezza attiva che unisce psicologia, intuizione e ascolto di sé. E chiunque può impararlo, non perché abbia doti speciali, ma perché quella capacità è già dentro ogni persona, semplicemente non è stata ancora ascoltata.

puoi essere magico

1. La definizione di “magia”

“La magia non è una cosa esterna. È un linguaggio che impara chi comincia a dialogare con la parte più profonda del proprio essere.”

Il linguaggio è una metafora precisa: non un potere speciale riservato a pochi, ma una competenza che si impara. Come si impara una lingua straniera: con esercizio, con ascolto, con la disponibilità a stare nel territorio dello sconosciuto. La “parte più profonda” non è mistica: è quello che in psicologia si chiama inconscio, o sé profondo , quella dimensione interiore che elabora, sente e sa cose che la mente razionale non vede.

2. Uscire dal già noto

“Accogliere la magia significa uscire dal mondo del ‘già noto’ e imparare a dialogare con la parte più profonda del nostro essere.”

Il “già noto” è il pilota automatico: le reazioni abituali, i pensieri ricorrenti, i giudizi automatici su noi stessi e sugli altri. La psicologia cognitiva chiama questi schemi “euristiche” o “bias cognitivi”: scorciatoie mentali che semplificano la realtà ma spesso ci bloccano in visioni ridotte di noi stessi e degli altri. Daniel Kahneman nel suo Pensieri lenti e veloci descrive il “Sistema 1” come il pensiero automatico che governa la maggior parte delle nostre reazioni, esattamente quel “già noto” di cui parla Gabriella Tupini. Uscirne richiede attenzione consapevole, quello che la Tupini chiama magico e che la mindfulness chiamerebbe presenza.

3. Percorso, non trucco

“La magia non è una cosa esteriore: è un percorso che parte da dentro e ci accompagna nella trasformazione interiore.”

La parola “trasformazione” è centrale. Non si tratta di ottenere qualcosa dall’esterno; si tratta di cambiare qualcosa dentro. Questo risuona con il concetto junghiano di individuazione: il processo di diventare pienamente se stessi, di integrare le parti negate o dimenticate della propria personalità.

4. Cambiamento reale

“Chi si avvicina alla magia lo fa perché cerca un cambiamento reale dentro di sé, non per trucchi o effetti speciali.”

La distinzione è fondamentale. Il cambiamento superficiale – quello che riguarda le abitudini, i comportamenti visibili – è accessibile con sforzo di volontà. Il cambiamento profondo – quello che riguarda il modo in cui ci si vede, le aspettative inconsapevoli, i pattern relazionali – richiede un lavoro diverso, più lento, più radicale.

5. Armonia con la natura

“Magia significa vivere in armonia con le forze sottili della natura e con le nostre emozioni più profonde.”

Le emozioni “più profonde” sono spesso quelle meno nominate:  la paura sottostante all’aggressività, il bisogno di amore nascosto sotto l’indifferenza, il dolore che si è trasformato in distanza. Gabriella Tupini suggerisce che riconoscerle e abitarle -invece di combatterle o ignorarle – è la vera pratica magica.

Come cominciare

La proposta di Gabriella Tupini è concreta: non richiede rituali né strumenti speciali. Richiede abitudine all’ascolto: fermarsi, chiedersi cosa si sta provando davvero sotto la reazione di superficie, dare un nome a quello che si sente. La psicologa Barbara Fredrickson, con la sua teoria delle emozioni positive, ha mostrato che chi riconosce e nomina le proprie emozioni con precisione sviluppa una maggiore capacità di regolarle. Non è magia nel senso soprannaturale. Ma cambia il modo in cui si vive.

Quello che Gabriella Tupini chiama magia evolutiva non è distante da quello che James Pennebaker, psicologo dell’Università del Texas, ha studiato per decenni: la scrittura espressiva delle proprie emozioni profonde produce effetti misurabili sulla salute fisica e psicologica. Nominare ciò che si sente – dargli forma, linguaggio, spazio – cambia letteralmente il modo in cui il cervello lo elabora. Quella è magia. Ed è verificabile.

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