Cara madre, Wisława Szymborska ti scrive: tuo figlio ti sta insegnando qualcosa che hai dimenticato

C’è un momento che conosci bene. Tuo figlio si ferma sul marciapiede e fissa qualcosa per terra – una formica, un sasso, una pozzanghera – con un’intensità che tu non riesci a capire. Tu hai fretta. Hai la lista della spesa in testa, un messaggio a cui rispondere, la cena da preparare. Lo chiami. Lui non si muove. Continua a guardare.

In quel momento, senza saperlo, sta facendo qualcosa che tu hai dimenticato di fare da anni.

Wisława Szymborska, poetessa polacca Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, ha passato tutta la sua vita a fare esattamente quello che fa tuo figlio sul marciapiede: fermarsi. Guardare. Stupirsi. Ha scritto poesie su una cipolla, su una fotografia, su una mano con cinque dita. Ha trasformato i dettagli più insignificanti in finestre sull’essenziale. E lo ha fatto perché era convinta di una cosa sola: che lo stupore non è un lusso dell’infanzia. È la forma più alta di intelligenza.

A te, madre, questa è la lettera che avrebbe scritto per farti capire cosa tuo figlio sta provando o ha provato a ricordarti, perché lo hai dimenticato.

figlio ti sta insegnando qualcosa

La lettera che Wisława Szymborska scriverebbe alle madri

Cara madre,

ti scrivo perché ho “visto” tuo figlio, e in lui ho riconosciuto qualcosa che tu stai perdendo.

Non te lo dico per rimproverarti. Te lo dico perché ti capisco. Ho osservato gli adulti per tutta la mia vita – nelle strade di Cracovia, nei libri, nelle facce delle persone che leggevano le mie poesie – e ho visto sempre la stessa cosa: uomini e donne intelligenti, capaci, pieni di buone intenzioni, che avevano smesso di meravigliarsi. Non se ne accorgevano nemmeno. Era successo lentamente, senza che nessuno glielo avesse detto. Un giorno avevano smesso di guardare le formiche, e non erano mai più tornati a farlo.

I bambini non hanno ancora imparato a fare questo. Ed è per questo che sono i nostri maestri più onesti.

“Nulla due volte accade né accadrà. Per tal ragione nasciamo senza esperienza, moriamo senza assuefazione.”

Ecco la verità che tuo figlio porta nel corpo ancora prima di capirla con la testa: ogni cosa che vede, la vede per la prima volta. La pioggia, per lui, non è “ancora pioggia”. È pioggia. Adesso. Con tutto il suo rumore, il suo odore, la sua capacità di rendere lucido il selciato. Tu la guardi e pensi: mi bagno. Lui la guarda e pensa: com’è strana, com’è bella, cosa succede se ci metto la mano?

Questa non è ingenuità. È precisione. È lui che vede la realtà, e tu che vedi l’abitudine.

Ho scritto una volta di essermi comportata male nel cosmo. Avevo vissuto un’intera giornata senza stupirmi di nulla, svolgendo le mie attività quotidiane come se fossero un dovere meccanico: senza alzare gli occhi, senza fare domande, senza notare niente. Quella sera mi sono sentita in colpa. Non verso qualcuno in particolare. Verso la vita stessa, che si era presa la briga di esserci, e io non me n’ero accorta.

Tuo figlio non commette mai questo errore. Non ancora.

“Potevo essere me stessa, ma senza stupore, e ciò vorrebbe dire qualcuno di totalmente diverso.”

Lo stupore non è un ornamento della personalità. È la sua sostanza. Senza di esso si può continuare a funzionare – andare al lavoro, fare la spesa, rispondere ai messaggi – ma non si vive davvero. Si esegue. E la differenza tra vivere ed eseguire è esattamente la differenza tra tuo figlio che fissa la pozzanghera e tu che lo chiami, perché avete fretta.

Non ti sto dicendo che devi fermarti ogni volta che lui si ferma. So che la vita è complicata, che le giornate sono piene, che la stanchezza è reale. Ti sto dicendo qualcosa di più semplice: guardalo. Guarda come guarda lui. E lascia che quel modo di guardare ti contamini, almeno un poco.

Come puoi recuperare lo stupore grazie a tuo figlio

Allora lasciami darti qualcosa di concreto. Lo stupore, come tutte le cose che contano, si può allenare. Non si recupera in un giorno, ma si recupera. Ecco da dove puoi cominciar:

  • Segui tuo figlio senza agenda, almeno una volta a settimana. Non uscire con una meta. Lascia che sia lui a decidere dove fermarsi e cosa guardare. Resisti all’impulso di spiegare, correggere o affrettare. Stai lì. Osserva quello che osserva lui. Vedrai cose che non avevi mai notato, anche in posti che conosci da anni.
  • Fai la sua stessa domanda. I bambini chiedono perché in continuazione, e gli adulti smettono di farlo perché imparano che ci sono risposte che non arriveranno mai, oppure perché si vergognano di non saperle. Riprendi l’abitudine di chiederti perché. Perché il cielo è di quel colore oggi? Perché mi sento così in questo momento? Perché questa cosa mi disturba e quell’altra no? Le domande non hanno bisogno di risposta per essere utili. Aprono spazio.
  • Nota una cosa nuova ogni giorno. Non qualcosa di straordinario. Qualcosa di ordinario che non avevi mai guardato davvero. Il modo in cui la luce entra dalla finestra alle tre del pomeriggio. Il suono che fa la porta quando si chiude. Il profumo dell’aria dopo la pioggia.
  • Lasciati sorprendere da lui senza sentirti in imbarazzo. A volte un bambino dice una cosa che ti colpisce, e tu ridi o cambi argomento perché non sai cosa rispondere. La prossima volta, fermati. Digli: non lo so. Oppure: non ci avevo mai pensato. È una delle cose più oneste che un adulto possa dire a un bambino, e una delle più preziose che un bambino possa sentire.

Un’ultima cosa, prima di lasciarci…

Tuo figlio non sa ancora che il mondo può diventare grigio. Non sa che un giorno potrebbe smettere di fermarsi davanti alle pozzanghere. Questo lo rende il tuo maestro più prezioso, non perché sia più saggio di te, ma perché è ancora intatto in un modo che tu non sei più.

“La vita è il solo modo per coprirsi di foglie, prendere fiato sulla sabbia, sollevarsi sulle ali; e persistere nel non sapere qualcosa d’importante.”

Persistere nel non sapere. Ecco cosa tuo figlio fa ogni giorno, senza sforzo, senza doverci pensare. Ed è esattamente quello che tu hai dimenticato che si poteva fare.

Non devi tornare bambina. Devi solo ricordare che quella capacità non è andata via. Si è solo nascosta sotto gli anni, sotto la fretta, sotto la lista delle cose da fare. È ancora lì. E tuo figlio, ogni volta che si ferma sul marciapiede, ti sta mostrando dove cercarla.

Con affetto,

Wisława Szymborska

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