Qual è il genitore ideale? Proviamo a capirlo in base alle frasi di Paolo Crepet e Massimo Recalcati a confronto

Se potessi mettere allo stesso tavolo Paolo Crepet e Massimo Recalcati, e chiedere loro chi è un buon genitore, probabilmente non andrebbero d’accordo su tutto. Uno parla il linguaggio della fermezza, dei limiti, del coraggio educativo. L’altro parla il linguaggio del desiderio, della cura emotiva, della presenza non invasiva. Eppure, leggendo le loro frasi insieme, emerge qualcosa di più preciso di una semplice opposizione.

genitore ideale

Dove concordano Crepet e Recalcati: il problema del troppo

Prima di vedere dove divergono, vale la pena notare che su un punto fondamentale Crepet e Recalcati si trovano dalla stessa parte: i genitori contemporanei fanno troppo. Proteggono troppo, risolvono troppo, compensano troppo. E questo eccesso – pur nascendo dall’amore – produce figli che faticano a tollerare la frustrazione e a costruire autonomia.

Crepet lo dice in modo diretto:

“I genitori idioti sono quelli che credono che la felicità dei figli consista nel non farli soffrire mai.”

Recalcati lo dice con registro diverso:

“I genitori sono chiamati a non essere degli eroi, ma a saper dire ‘no’ con amore e fermezza.”

Due frasi diverse nello stile, identiche nella sostanza: il compito del genitore non è rendere la vita del figlio comoda, ma renderlo capace di affrontarla. E questo richiede inevitabilmente qualche “no”: detto bene, detto con amore, ma detto.

È lo stesso punto che abbiamo incontrato con Alberto Pellai, con Roberta Bruzzone, con Raffaele Morelli. E con Maria Montessori: “Ogni volta che aiutiamo un bambino, gli togliamo la possibilità di scoprire da solo.” L’intuizione è trasversale alle scuole di pensiero.

La grande differenza: autorità o desiderio?

Qui le strade si separano. Crepet è convinto che la crisi educativa contemporanea sia prima di tutto una crisi di autorevolezza. I genitori hanno smesso di fare i genitori: si sono messi a giocare agli amici dei figli, a inseguire la loro approvazione:

“I genitori non devono essere amici dei figli, devono fare i genitori.”

“Se un genitore mette il piombo sulle ali dei figli è un assassino. Perché si può ammazzare una persona con una coltellata oppure in cinquant’anni.”

Per Crepet, recuperare l’autorevolezza – non l’autoritarismo – è la priorità assoluta. Il genitore deve essere un punto di riferimento fermo, prevedibile, capace di reggere la posizione anche quando non è popolare.

Recalcati sposta il fuoco: il problema non è solo l’assenza di autorità, ma l’assenza di desiderio. I genitori di oggi rischiano di schiacciare il desiderio del figlio con aspettative, proiezioni, protezioni eccessive. Il vero compito genitoriale è accompagnare il figlio verso la scoperta del proprio desiderio, non costruire una versione del figlio ideale:

“Il compito fondamentale dei genitori è quello di accompagnare il desiderio del figlio, non di soffocarlo.”

Questo ci riporta direttamente a Raffaele Morelli, che abbiamo incontrato di recente: “La cosa più importante è che devi provare a guardare tuo figlio com’è, senza il progetto che hai in mente tu.” E ancora Osvaldo Poli: “Anche i figli hanno dei doveri e dobbiamo dirglielo, altrimenti li illudiamo che ci sia un buon rapporto a costo zero.”

L’amore come struttura

Uno dei contributi più originali di Recalcati riguarda l’amore come elemento non sentimentale, ma quasi architettonico della crescita:

“Se in famiglia manca l’amore, imparare ad amare diventa difficile. È da lì che nasce la fragilità affettiva dei figli e degli adulti.”

Per Recalcati, un genitore anaffettivo – anche se rigorosissimo nelle regole – produce un figlio fragile. L’amore non è un accessorio dell’educazione: ne è la base.

Conclusioni

Leggendo Crepet e Recalcati insieme, e mettendoli a volte in dialogo con tutto quello che abbiamo esplorato in questi mesi, una cosa diventa chiara: non si tratta di scegliere tra i due. Si tratta di capire che descrivono rischi diversi dello stesso problema, e che un genitore consapevole deve tenerli entrambi in mente.

Da Crepet prendiamo il coraggio di dire no, di essere impopolari, di non inseguire l’approvazione del figlio a tutti i costi, di non mettere il piombo sulle ali, ma nemmeno di togliere ogni ostacolo. Da Recalcati prendiamo l’attenzione al desiderio del figlio, all’importanza della vita emotiva, al rischio di genitori così presenti e così ansiosi da soffocare la crescita che vogliono proteggere.

Ho passato anni a oscillare tra questi due poli. A volte più ferma di quanto servisse, a volte più protettiva di quanto fosse utile. Quello che ho imparato – lentamente – è che la domanda non è “quanto devo essere fermo?” o “quanto devo essere presente?” La domanda è: “Sto guardando mio figlio com’è, o come voglio che sia?”

Il genitore ideale che emerge da questo confronto non è né quello di Crepet né quello di Recalcati in modo puro. È qualcuno che sa essere fermo senza essere freddo, amorevole senza essere soffocante, presente senza essere invadente. Non è una formula semplice. È probabilmente la descrizione più onesta di quello che significa fare bene, oggi, il mestiere più difficile del mondo.

Paolo Crepet è psichiatra, sociologo e saggista, autore di numerosi bestseller sulla famiglia e sull’educazione tra cui Non siamo capaci di ascoltarli e I figli non crescono. Massimo Recalcati è psicoanalista lacaniano, professore universitario e autore di Il complesso di Telemaco, Le mani della madre e molte altre opere fondamentali sulla famiglia e il desiderio.

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