Che tipo di genitore sei? il test in base alle frasi di Crepet e Recalcati (con risultati)

Non esiste un manuale per essere genitori. Lo dicono, in modi diversi, sia Paolo Crepet che Massimo Recalcati: due voci che negli ultimi vent’anni hanno raccontato la genitorialità italiana con toni opposti – diretto e quasi provocatorio il primo, teorico e psicoanalitico il secondo – ma con una convinzione comune: proteggere troppo un figlio non è amarlo di più, è privarlo degli strumenti per diventare se stesso. Questo test non ti dirà se sei un genitore perfetto – perché per Recalcatiil compito dei genitori è un compito impossibile” – ma ti aiuterà a capire quale tendenza prevale nel tuo modo di educare: il bisogno di proteggere, la capacità di lasciare andare, o il desiderio di essere amato più che rispettato. Rispondi con sincerità, senza pensare alla risposta “giusta”: non esiste.

Che tipo di genitore sei

Il test

1. Tuo figlio prende un brutto voto a scuola:

A) Scrivi subito all’insegnante per capire cosa è successo e difenderlo.

B) Ne parli con lui, gli chiedi cosa pensa sia andato storto e lo lasci gestire le conseguenze.

C) Minimizzi, “non è colpa tua”, per non farlo stare male.

2. Tuo figlio vuole intraprendere una strada (di studio, di lavoro, artistica) molto diversa da quella che immaginavi per lui:

A) Provi a fargli notare i rischi con insistenza, e a orientarlo verso qualcosa di più sicuro.

B) Lo sostieni, anche se non capisci fino in fondo la sua scelta.

C) Dici di sostenerlo ma dentro speri cambi idea, e glielo fai capire in modi indiretti.

3. Ti chiede qualcosa che hai deciso di non concedergli:

A) Cedi dopo un po’ d’insistenza, per evitare il conflitto.

B) Dici di no con calma, spiegando il motivo, anche se lui si arrabbia.

C) Dici di no, ma poi ti senti in colpa tutto il giorno.

4. Passa il weekend a casa, chiuso in camera, invece di uscire con gli amici:

A) Ti preoccupi molto e cerchi di organizzargli qualcosa tu stesso.

B) Gli chiedi come sta, ma rispetti il suo bisogno di stare da solo.

C) Non dici nulla per paura di sembrare invadente, anche se sei in ansia.

5. Un adulto esterno (insegnante, allenatore, nonno) lo riprende per qualcosa:

A) Ti infastidisce, pensi che nessuno debba correggerlo tranne te.

B) Sei sollevato: sai che non puoi essere l’unico punto di riferimento.

C) Ti dispiace per lui e cerchi di consolarlo subito, sminuendo il rimprovero.

6. Ti dice “ti odio” durante un litigio:

A) Ci resti malissimo e ripensi se sei stato troppo severo.

B) Lo accogli sapendo che fa parte della crescita, senza modificare la tua decisione.

C) Cerchi di riparare subito, magari con un regalo o una concessione.

7. Tuo figlio torna a casa dicendo che un compagno ha qualcosa che lui non ha (un motorino, un telefono, una vacanza):

A) Ti senti in colpa e valuti di accontentarlo per non farlo sentire diverso.

B) Gli spieghi che non tutti hanno le stesse cose, senza drammatizzare né giustificarti.

C) Gli dici “vedremo”, sperando che se ne dimentichi, per evitare la discussione.

8. Ha combinato un guaio serio (ha mentito, ha rotto qualcosa, ha deluso qualcuno) ed è chiaramente colpa sua:

A) Cerchi comunque delle attenuanti, un contesto che lo scagioni almeno un po’.

B) Gli fai riconoscere l’errore e affrontare le conseguenze, restando comunque al suo fianco.

C) Lo rimproveri, ma poi ti penti e cerchi di rimediare tu al posto suo.

9. Non riesci a passare tutto il tempo che vorresti con lui per via del lavoro o di altri impegni:

A) Ti senti profondamente in colpa e cerchi di compensare con regali o permessi extra.

B) Accetti il limite, sapendo che la qualità del tempo conta più della quantità.

C) Eviti l’argomento perché ti mette troppa ansia pensarci.

10. Immagina tuo figlio tra vent’anni: cosa speri di più?

A) Che si ricordi di quanto ti sei sacrificato per lui.

B) Che sia diventato se stesso, anche lontano da te.

C) Che ti consideri ancora il suo migliore amico.

Che tipo di genitore sei? I risultati

Prevalenza di risposte A – Il genitore-scudo

Il tuo istinto è proteggere, anticipare, evitare che tuo figlio soffra. È un amore fortissimo, ma rischia di somigliare a quello che Crepet critica quando racconta di genitori che tagliano ancora la carne ai figli adolescenti: gesti che nascono dall’affetto, ma finiscono per impedire la fatica necessaria a crescere. Come dice lui, i ragazzi hanno bisogno di “istruttori di volo”, non di chi toglie il piombo dalle ali mettendone dell’altro sotto forma di iperprotezione. Prova a chiederti, nella prossima occasione, se stai davvero aiutando tuo figlio o solo calmando la tua ansia.

Prevalenza di risposte B – Il genitore-giardiniere

Il tuo modo di educare si avvicina a quello che Recalcati definisce essenziale: saper dire no con amore e fermezza, senza bisogno di essere un eroe o un salvatore. Non hai paura del conflitto perché sai che il conflitto, gestito bene, è anche una forma di rispetto. Lasci che tuo figlio deluda le tue aspettative, perché hai capito che – come scrive Recalcati – “un figlio non è uno specchio”. È il profilo più equilibrato tra i tre, anche se richiede una fatica quotidiana: quella di tollerare che tuo figlio soffra un po’, senza intervenire per toglierlo subito dal disagio.

Prevalenza di risposte C – Il genitore-amico

Il tuo bisogno più forte è essere amato, non temuto o contestato. È comprensibile: nessuno vuole vedere il proprio figlio soffrire o arrabbiarsi. Ma Recalcati mette in guardia proprio da questo: “l’angoscia prevalente dei genitori ipermoderni è quella di essere sufficientemente amati dai loro figli”, un’inversione di ruoli che priva il figlio di un punto fermo. Non si tratta di essere più severi, ma di ricordarti che un “no” oggi, detto con calma, vale più di mille “sì” concessi per evitare il broncio.

Conclusione

Questo test nasce dall’incontro (e in parte dallo scontro) tra due modi di guardare alla genitorialità. Crepet insiste sul valore della frustrazione, del limite, della fatica come materiale con cui si costruisce un adulto capace: “il dolore, la frustrazione, il 4 in italiano, il no del papà… sono tutti eventi che aiutano a crescere.”

Recalcati, da psicoanalista, guarda invece al desiderio: un genitore non deve incarnare un modello ideale, ma accompagnare il figlio nel passaggio dalla dipendenza alla differenza, accettando che il distacco è parte dell’amore, non un suo fallimento. Nessuno dei due chiede ai genitori di essere perfetti, anzi, entrambi diffidano di chi si propone come esemplare. Qualunque sia il tuo risultato, il messaggio che condividono è lo stesso: amare un figlio non significa evitargli ogni difficoltà, ma dargli fiducia perché possa affrontarle da solo.

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