Ci sono momenti in cui fare la cosa giusta sembra inutile, in cui il contesto è così caotico, così difficile, così fuori controllo che agire in modo corretto sembra quasi ridicolo, un gesto di eleganza morale in mezzo a un disastro in cui nessuno sembra preoccuparsene. Il momento in cui ci si chiede: a cosa serve, se tanto il mondo funziona in un altro modo? Immanuel Kant aveva su questo una posizione di una chiarezza assoluta che non lasciava spazio alle eccezioni.

Compi il tuo dovere, sempre
“Compi il tuo dovere, anche se il mondo crolla.”
Poche parole nella versione essenziale, pochissime per contenere quello che contengono. Ma dentro c’è un’intera filosofia morale compressa. Non “compi il tuo dovere quando le condizioni sono favorevoli”. Non “compi il tuo dovere finché ha senso farlo”. Non “compi il tuo dovere salvo eccezioni ragionevoli”. Sempre. Anche se il mondo crolla.
Perché il mondo che crolla non cambia il dovere
Kant non stava parlando di eroismo da romanzo o di situazioni drammatiche ed eccezionali. Stava parlando di qualcosa di molto più quotidiano e molto più difficile da sostenere nel tempo. Il “mondo che crolla” è qualsiasi situazione in cui sarebbe facilissimo giustificare una deroga al proprio principio: tutti lo fanno quindi è normale, le circostanze sono eccezionali questa volta, nessuno se ne accorgerà comunque, non cambierà niente se faccio un’eccezione.
La sua risposta a tutte queste giustificazioni – che conosce bene, che ha analizzato con rigore – è che il dovere morale non dipende dalle circostanze. Non è un calcolo di convenienza che si adatta alla situazione. È un principio che o vale sempre o non vale come principio.
Una persona che fa la cosa giusta solo quando è comodo, solo quando conviene, solo quando il contesto la supporta, non ha davvero un principio morale. Ha una preferenza situazionale. E quella è un’altra cosa.
Penso a quante volte ci si trova a fare eccezioni “giustificate” nella vita quotidiana, piccole deroghe ai propri principi perché il momento è difficile, perché gli altri lo fanno e sembra strano resistere, perché costerebbe troppo in termini di sforzo o di relazioni. Kant dice che è esattamente in quei momenti – non in quelli facili – che il principio viene messo alla prova davvero. Ed è lì che si scopre se lo si ha davvero o se si aveva solo una preferenza ben formulata.
L’imperativo categorico in tre parole
La frase di Kant è quasi una sintesi condensata dell’imperativo categorico, quel principio fondamentale della sua etica per cui devi agire solo secondo massime che potresti razionalmente volere che diventassero legge universale per tutti gli esseri razionali.
Applicato a questa frase: se tu puoi derogare al tuo dovere quando le cose si fanno difficili e il mondo crolla, puoi volere che quella deroga diventi legge universale? Cioè: è accettabile che tutti deroghino ai propri doveri fondamentali quando il mondo crolla attorno a loro?
La risposta implicita nella struttura dell’argomento kantiano è no. E da quel no deriva l’imperativo nella sua forma più compatta: compi il tuo dovere, comunque. Anche se il mondo crolla.
Non è perfezionismo: è chiarezza
Kant non stava chiedendo di essere perfetti in ogni circostanza e di non sbagliare mai. Stava chiedendo qualcosa di più preciso e di più esigente: di essere chiari su cosa ci si è davvero impegnati. Se ti sei impegnato in qualcosa – verso te stesso, verso gli altri, verso i valori che hai dichiarato di tenere – quell’impegno non decade automaticamente quando arrivano le difficoltà e il mondo crolla. Decade solo se non era un impegno reale fin dall’inizio, ma una promessa condizionata alle circostanze favorevoli.
Immanuel Kant è stato un filosofo prussiano del XVIII secolo, autore della Critica della ragion pura e della Critica della ragion pratica, fondatore del criticismo trascendentale, architetto di quel concetto di imperativo categorico che ha cambiato il modo in cui l’Occidente pensa all’etica, una delle menti più rigorose, più sistematiche e più influenti nella storia del pensiero occidentale.
Leggi anche: “Tre cose aiutano a sopportare le avversità della vita: speranza, sonno e risate”. Un aforisma di Kant