Cosa rispondere a un figlio che dice di odiarti? “Non devo piacerti. Devo guidarti.” La frase spiegata da Crepet

Tuo figlio adolescente ti ha mai detto “ti odio”? Con quella voce piatta o con quella voce carica, in modo diretto o attraverso mille segnali silenziosi: porta chiusa, monosillabi, occhi alzati al cielo ogni volta che parli. Quel momento brucia. Brucia anche quando sai che è normale, anche quando sai che è passeggero, anche quando sai razionalmente che fa parte del processo. Brucia lo stesso. Paolo Crepet ha una risposta concreta per quel momento. Non una consolazione, non un invito a pazientare. Una risposta. Vale la pena conoscerla prima che arrivi quel momento, in modo da non reagire d’istinto quando brucia.

figlio che dice di odiarti

Non devi piacere ai tuoi figli

“Non devo piacerti. Devo guidarti.”

Cinque parole soltanto. La prima parte toglie qualcosa di preciso: l’aspettativa di essere amato e approvato dal figlio in ogni momento, in ogni situazione. La seconda parte mette qualcosa al suo posto: la responsabilità reale, quella che non dipende dalla temperatura affettiva del momento e che rimane anche quando il momento è difficile.

Perché è così difficile da dire

Perché la maggior parte dei genitori vuole piacere ai propri figli, anche quando sa che non sempre è possibile o giusto. È umano, è comprensibile e in parte anche bello. Stai con quella persona ogni giorno, la ami profondamente, vuoi che ti voglia bene e vuoi mostrarti degno di quell’amore. E quando tuo figlio ti dice “ti odio” o si chiude o ti tratta come un nemico, fa male. Fa male fisicamente.

Crepet sa bene che fa male. Non sta dicendo di non sentirlo o di fare finta che non faccia effetto. Sta dicendo qualcosa di più preciso: che in quel momento specifico, quando tuo figlio ti dice quelle parole, non puoi risolvere il dolore cedendo alla sua richiesta. E che se cerchi di risolverlo cambiando posizione per farti voler bene di nuovo – facendo quello che vuole lui per smettere di sentire quella tensione – stai facendo una cosa sbagliata per ragioni che capisce chiunque.

La guida non aspetta l’approvazione

Un genitore che aspetta il permesso del figlio per guidarlo ha già rinunciato alla sua funzione. La guida – quella vera, quella utile – spesso non è quello che il figlio vuole sentirsi dire in quel momento. Spesso è un no, un limite, una conseguenza, una verità scomoda. Quelle cose non piacciono. Ma sono esattamente quelle di cui il figlio ha bisogno per crescere.

Un ragazzo che ha sempre avuto un genitore che cercava di piacergli – che adattava posizioni e conseguenze per mantenere l’armonia – arriva all’età adulta senza un punto di riferimento solido dentro di sé. Non perché non sia stato amato: spesso è stato amato moltissimo. Ma perché non è mai stato guidato davvero da qualcuno più grande e più esperto di lui. Qualcuno che dicesse no e lo tenesse.

Piacere o guidare: la scelta

Non sono necessariamente opposti. Ci sono momenti, molti momenti, in cui si può fare entrambe le cose insieme. Ma quando entrano in conflitto – quando guidare significa che non piacerai, almeno per oggi – Crepet dice chiaramente da che parte stare. Guida. Anche se non piace in questo momento. Anche se ti dice che ti odia con quella voce che ti spacca il cuore. Anche se per qualche giorno l’atmosfera in casa è pesante e i pasti sono silenziosi.

Dirglielo con calma

Se tuo figlio ti dice qualcosa di forte – “ti odio”, “non ti sopporto”, “non capisci niente di niente” – invece di reagire emotivamente in modo difensivo o di cedere alla tentazione di ammorbidire la tua posizione per far sparire quella tensione, prova a rispondergli con quella frase. “Non devo piacerti. Devo guidarti.” Con calma, senza alzare la voce, senza cattiveria. Fermamente.

Lui non capirà subito, probabile. Ma qualcosa, nel tempo, nel profondo, lo sentirà. E sarà più utile di qualsiasi cedimento.

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