Crepet: chi dice che va sempre tutto bene è un perfetto imbecille, e un adolescente non inquieto è inquietante

Ti sei mai sentito in colpa perché non stai bene? Come se il disagio fosse un fallimento personale, come se le persone che funzionano davvero fossero quelle che sorridono sempre, non hanno mai momenti difficili, non hanno crepe visibili? Come se avere delle pieghe fosse una prova di inadeguatezza? Paolo Crepet ha una posizione molto precisa su questo. E parte da chi sorride sempre, da un orecchio all’altro, in ogni circostanza.

adolescente non inquieto

Chi sorride sempre è un perfetto imbecille

“Quelli che dicono che va sempre tutto bene, tutti quelli sorridenti da un orecchio all’altro, sono dei perfetti imbecilli.”

Non è cattiveria fine a se stessa, ma una diagnosi clinica precisa. Chi non ha mai un momento difficile, chi non ha mai una piega nella propria storia, chi risponde sempre “benissimo” a qualsiasi domanda in qualsiasi circostanza, non è più felice degli altri. Ha semplicemente smesso di guardare dentro. O di dire quello che vede quando ci guarda. O di permettersi di sentire quello che c’è davvero, senza filtrarlo prima che diventi imbarazzante.

Noi siamo anche le nostre pieghe

“Noi siamo anche le nostre pieghe ed è bellissimo che sia così.”

Questa è forse la frase più importante del discorso di Crepet, quella che cambia il frame da “le pieghe sono un problema” a “le pieghe sono parte di quello che sei”. Non nonostante le difficoltà, non superando i momenti bui: attraverso di essi. Le pieghe non sono il difetto, sono la trama. Sono quello che rende una persona reale invece di una superficie liscia e vuota.

C’è una differenza enorme – visibile, palpabile in ogni conversazione – tra una persona che ha attraversato qualcosa di difficile e una che non ha ancora incontrato niente di abbastanza grande da lasciare traccia nella sua vita. La prima sa qualcosa che la seconda non sa: sa come ci si sente quando le cose non vanno, come si sopravvive a certi momenti, come si rialza. La seconda è ancora all’inizio di qualcosa, e non lo sa ancora.

Un adolescente inquieto è normale

“Cercate di capire le pieghe dei vostri ragazzi e delle vostre ragazze, perché un adolescente che non sia inquieto, è molto inquietante.”

Questa è la frase che spaventa i genitori nel modo giusto. L’inquietudine adolescenziale non è un problema da risolvere, è il segnale che qualcosa di vivo sta accadendo. Un ragazzo che non si interroga, che non ha domande difficili, che non ha tensioni interiori, che è sempre tranquillo e adattato, dovrebbe preoccupare molto di più di chi fa fatica.

L’inquietudine è la forma che prende la crescita quando è autentica e non addomesticata. È il segnale concreto che il ragazzo sta cercando di capire chi è, dove sta andando, cosa conta davvero per lui e cosa no. Quella ricerca è necessariamente scomoda, a volte dolorosa, a volte rumorosa. Se non lo è – se tutto è sempre tranquillo e adattato – qualcosa di importante manca.

Come stare con le pieghe di tuo figlio

La tentazione di fronte all’inquietudine di un figlio è di risolverla: trovare la parola giusta, fare la cosa giusta, portarlo da qualcuno che lo sistemi. Crepet dice qualcosa di diverso: capirla. Starci. Resistere all’impulso di toglierla via troppo in fretta. Perché quella piega – quell’inquietudine specifica – sta dicendo qualcosa di importante su chi è tuo figlio e su cosa sta attraversando. Ascoltarla è il primo passo.

La tua piega non è un difetto

E se sei tu ad avere una piega – un momento difficile, un disagio che non riesci a toglierti facilmente, una domanda a cui non trovi risposta – sappi che Crepet ti sta dicendo la stessa cosa. Non stai fallendo. Sei umano. Quella piega è parte di te. Ed è bellissimo che sia così.

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