La frase di Umberto Galimberti che devi leggere se sei donna e stai usando le tue energie per cambiare il tuo uomo

C’è una frase di Umberto Galimberti che circola da qualche anno. L’ha pronunciata a Milano, alla Fondazione Feltrinelli, durante l’evento «Donna D 2019», in una conferenza dedicata alle donne e alle relazioni. Non è in nessun libro: è una trascrizione giornalistica di quello che ha detto dal vivo, e riportata da più fonti. Galimberti è uno dei filosofi e psicanalisti italiani più autorevoli. Quando ha detto quella frase, stava descrivendo qualcosa di preciso: il modo in cui molte donne investono energie enormi nel tentativo di cambiare il loro partner e il motivo per cui quel tentativo, quasi sempre, non porta da nessuna parte. Alla fine di questo articolo trovi un elenco di modi concreti per smettere di usare le tue energie in quella direzione e indirizzarle altrove.

cambiare il tuo uomo

Umberto Galimberti non ha scritto un libro dedicato specificamente alle relazioni di coppia tra donne e uomini, ma il tema attraversa molte delle sue opere – in particolare Le cose dell’amore (Feltrinelli) e I miti del nostro tempo (Feltrinelli) – e ricorre con insistenza nei suoi interventi pubblici. Il suo punto di vista non è romantico: è psicoanalitico e in qualche misura spietato. Non parla di amore come sentimento, ma come struttura psicologica, come pattern comportamentale, come dinamica di potere che si ripete con sorprendente coerenza. Le frasi pronunciate a Milano nel 2019 – riprese dal video dell’evento prodotto da La Repubblica (Donna D 2019, Galimberti: “Ciò che le donne non sanno di se stesse”) e riportate da diverse fonti giornalistiche – sono in questo senso rappresentative del suo pensiero. La prima:

«Le donne pensano di poter cambiare un uomo: non ce la faranno mai, perché gli uomini sono come pietre, non si lasciano spostare dal loro impianto.» [Umberto Galimberti, conferenza «Donna D 2019», Fondazione Feltrinelli, Milano, trascrizione giornalistica]

La seconda, pronunciata nella stessa occasione, è un complemento necessario:

«Non siete onnipotenti: potete generare i figli, ma non potete rigenerare gli uomini.» [Ibid.]

Sono frasi dure. Galimberti non le ammorbidisce. E il punto non è che gli uomini siano inferiori o irrecuperabili; il punto, nel contesto del suo discorso, è che il cambiamento autentico di una persona adulta è qualcosa che può venire solo dall’interno, spinto da una motivazione interna, da una crisi personale, da un lavoro su di sé che nessun altro può fare al posto suo. La donna che si mette nella posizione di voler cambiare il proprio uomo non sta sbagliando perché è ingenua: sta sbagliando perché sta assumendo una responsabilità che non le appartiene e che prosciuga le sue energie in modo progressivo, spesso senza che lei se ne accorga chiaramente. “Come pietre” non è un insulto: è una descrizione di qualcosa che non si piega a pressioni esterne. Le pietre si erodono in millenni, non nelle dinamiche di coppia quotidiane. Galimberti lo dice con la precisione di chi ha ascoltato per decenni le storie di persone che hanno smesso di abitare la propria vita perché stavano usando tutta la loro energia per cercare di abitare quella di qualcun altro. La domanda che lascia aperta non è “com’è fatto lui”, è “cosa stai facendo tu con il tuo tempo, con le tue capacità, con le cose che potresti costruire se smettessi di cercare di spostare una pietra”.

Leggi anche:

Smettere di usare le energie per cambiare il proprio partner non è una resa: è una ridirezione. Ecco alcune cose concrete che puoi iniziare a fare, anche prima di prendere decisioni più grandi. Non sono formule di Umberto Galimberti: sono direzioni che possiamo imparare grazie alle sue parole:

  • Riconosci il pattern. Il primo passo è notare quante volte al giorno pensi a come lui potrebbe essere diverso: nelle conversazioni nella tua testa, nelle strategie che elabori, nelle parole che scegli per farlo ragionare. Quella quantità di energia mentale è la misura di quanto ti stai costando questa direzione.
  • Sposta la domanda. Invece di “come faccio a farglielo capire?”, prova con “cosa voglio io, in questa relazione?” Non è la stessa domanda. La prima ti mette nella posizione di insegnante o di terapeuta. La seconda ti rimette al centro.
  • Investi in qualcosa di tuo. Un progetto, uno studio, una relazione con qualcuno che già ti riconosce per quello che sei; qualcosa in cui mettere le energie che stai spendendo nel tentativo di cambiare l’altro. Non per distrazione: per recuperare il senso di cosa significa costruire qualcosa che risponde davvero.
  • Parla con qualcuno. Non per analizzare lui: per capire te. Una persona esterna, che ti conosca o che sia formata per ascoltarti, ti aiuta a distinguere quello che stai vivendo da quello che ti sei raccontata su quello che stai vivendo. Spesso sono cose diverse.
  • Accetta il malessere di smettere. Smettere di provare a cambiare qualcuno lascia un vuoto perché quella dinamica, anche quando prosciuga, dà anche un senso di scopo, di attività, di “sto cercando di migliorare qualcosa”. Il malessere che segue è reale. E di solito è il posto da cui si riparte.

Ho riletto le parole di Galimberti più volte prima di scrivere questo articolo. La prima volta mi hanno disturbata: sembrano quasi un verdetto, qualcosa di definitivo e senza uscita. Poi ho capito che il punto non è “gli uomini”. Il punto è “le donne”: il modo in cui un certo tipo di relazione assorbe energie che potrebbero andare da un’altra parte, verso cose che rispondono, che cambiano, che crescono. Galimberti non sta dicendo che gli uomini non valgono niente. Sta dicendo che non puoi costruire la tua vita intorno alla speranza di cambiare qualcuno che non ha deciso di cambiare. È una distinzione che fa differenza.

Leggi anche: Galimberti: sei ciò che ti hanno detto di essere nella vita, l’identità è un dono sociale, non si ha per natura