Che cosa accade quando si arriva a conoscere una persona così bene da sapere già cosa dirà, come reagirà, perfino dove andrà a finire ogni sua parola? È proprio in quel momento, secondo Umberto Galimberti, che qualcosa nell’amore comincia a esaurirsi, perché amare non significa esaurire la propria donna nella conoscenza, ma continuare a incontrare quella parte di lei che sfugge, sorprende e resta misteriosa. Oggi si vuole spiegare e controllare ogni cosa: Galimberti, invece, invita a riscoprire il valore dell’alterità e di ciò che, nella persona amata, non si lascia mai comprendere del tutto.

Il mistero che tiene vivo l’amore
“L’unica ragione per cui io posso stare insieme a una donna, è che questa donna abbia sempre qualcosa d’altro rispetto a quello che io capisco.”
Secondo Umberto Galimberti, l’amore sembra avere sempre meno spazio per il mistero. I messaggi vengono interpretati in pochi secondi, le abitudini diventano prevedibili, i profili sui social raccontano gusti, passioni, viaggi, amicizie e persino stati d’animo. Si vive nell’illusione di poter conoscere l’altro fino in fondo, come se una persona fosse un libro da leggere una volta sola e poi riporre su uno scaffale. Ma una persona non è mai un libro già concluso: è una storia che continua a scriversi anche quando si crede di averne imparato ogni pagina.
L’amore non nasce dalla certezza di conoscere l’altro, ma dalla scoperta che qualcosa dell’altro continuerà sempre a sfuggire. In quella parte non posseduta, non catalogata, non completamente spiegabile, rimane vivo il desiderio di incontrarsi ancora. L’amore, allora, non è soltanto vicinanza: è anche meraviglia davanti a qualcuno che conserva dentro di sé un territorio che l’altro non può attraversare completamente.
Una donna che sorprende ancora
Galimberti tocca il cuore della questione quando afferma che, nel momento in cui una persona comincia a parlare e l’altra sa già dove andrà a finire, “l’amore è già finito.” Non significa che una relazione debba essere fatta di incomprensioni o di imprevedibilità continua: quando la propria donna viene ridotta alle proprie abitudini, alle proprie reazioni, ai propri difetti, smette di essere percepita come una persona e diventa una figura conosciuta.
Se ogni conversazione è già scritta prima ancora di cominciare, non c’è più vera curiosità verso l’altro. Se un giorno, però, lei racconta qualcosa che l’altro non si aspetta, torna ad ascoltarla perché scopre che, nonostante gli anni, c’è ancora una parte di lei che non aveva mai conosciuto.
Quando e dove vive l’amore?
Oggi cos’hai imparato? Ti dico la mia. L’amore ha bisogno di uno spazio che non possa essere completamente spiegato e questo significa lasciare alla persona amata la possibilità di essere ancora una sorpresa. Perché quando si pensa di sapere già tutto – cosa dirà, come reagirà, cosa desidererà – il rapporto rischia di diventare un’abitudine e l’altro di trasformarsi in qualcuno che si crede di conoscere già.
Amare, invece, significa accettare che quella donna possa cambiare, avere nuovi desideri, scoprire parti di sé che prima non conosceva, mostrare emozioni mai raccontate. Significa non volerla racchiudere dentro l’immagine che ci si è costruiti di lei. Una persona non è mai soltanto ciò che si conosce di lei: è anche tutto quello che deve ancora mostrare.
Forse è proprio questo il senso più profondo delle parole di Galimberti. L’amore non rimane vivo perché due persone arrivano a sapere tutto l’una dell’altra, ma perché, nonostante gli anni, continuano ad avere voglia di scoprirsi. Può bastare una frase detta in modo diverso, un desiderio mai confessato, uno sguardo nuovo per ricordare che, dietro quel volto ormai familiare, esiste ancora qualcosa da incontrare. E forse è proprio lì che l’amore trova la sua forza: nel non avere mai la certezza di sapere dove andrà a finire l’altro, perché finché esiste qualcosa che ancora sfugge alla comprensione, esiste anche un motivo per continuare a guardarlo, ascoltarlo e sceglierlo.
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