Forse ti è capitato di vivere giornate in cui hai avuto la sensazione che la tua vita fosse ferma a una rotonda. Ti alzi, fai quello che devi fare, ogni giorno di tutta la settimana, di tutto il mese, di tutto l’anno: incontri le stesse persone, percorri le stesse strade e, dentro di te, continui ad aspettare quel momento in cui finalmente qualcosa accadrà. Ma cosa? Rainer Maria Rilke aveva compreso qualcosa che ancora oggi facciamo fatica ad accettare: non sempre abbiamo bisogno che la vita cambi per poterla vivere diversamente. A volte dobbiamo imparare a guardarla con occhi nuovi perché spesso la realtà cambia quando cambiamo noi davanti a ciò che ci circonda.
Oggi Rilke avrebbe potuto scrivere una lettera a tutte quelle persone che sono stanche di aspettare che qualcosa accada e che, forse, hanno dimenticato che esiste un altro modo di muoversi nella vita, anche in quella stessa rotonda: imparare a vedere e lasciarsi sorprendere, ancora una volta.

La lettera che Rilke scriverebbe a chi aspetta ancora che la vita cambi
Caro lettore,
so che sei stanco di aspettare.
Aspetti che qualcosa si sblocchi, che una persona capisca, che arrivi l’occasione giusta, che il futuro finalmente assomigli all’immagine che hai costruito nella tua mente con tanto impegno. E mentre aspetti, forse hai cominciato a pensare che la tua vita – quella vera – debba ancora cominciare.
Ma vorrei dirti una cosa: non tutto ciò che è fermo è morto. A volte dentro di te sta accadendo qualcosa che ancora non riesci a vedere. Tu vorresti sapere dove stai andando: perché certe persone sono entrate nella tua vita, perché altre se ne sono andate, perché alcune porte continuano a rimanere chiuse nonostante tu abbia bussato così tante volte.
Io, invece, ti consiglierei di fermarti. Ma, non per rinunciare: per imparare a vedere.
Una volta scrissi:
“Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada.”
Imparare a vedere. So che può sembrare strano, ma sai, vedere non significa soltanto guardare. Significa permettere a ciò che incontri di raggiungere una parte di te che ancora non conosci.
Rifletti su quante volte parli con qualcuno mentre pensi già alla risposta; a quando guardi un tramonto mentre fotografi il cielo; a quando abbracci una persona che ami mentre la tua testa è ferma al litigio di ieri con il vicino di casa. Se sei presente solo con il corpo rischi di aspettare continuamente il momento in cui comincerà la tua vita, mentre la tua vita sta accadendo proprio adesso.
“Una volta accettata la consapevolezza che anche fra gli esseri più vicini continuano a esistere distanze infinite, si può evolvere una meravigliosa vita, fianco a fianco, se quegli esseri riescono ad amare questa distanza fra loro, che rende possibile a ciascuno dei due di vedere l’altro, nella sua interezza, stagliato contro il cielo.”
All’inizio, questa distanza può spaventarti. Vorresti conoscere completamente chi ami, sapere cosa pensa, cosa sente, perché a volte si allontana. Vorresti poter trovare una spiegazione per ogni cambiamento. Ma una persona non è un libro che puoi finire di leggere: è un universo, e amare qualcuno significa anche accettare che una parte di quella persona rimarrà sempre oltre la tua possibilità di comprenderla completamente.
“Ci sono molte persone nel mondo, ma tuttavia ci sono più volti, perché ognuno ne ha diversi.”
Sei anche quello che hai perso, quello che hai imparato, quello che hai dimenticato, quello che ancora desideri diventare.
La tua identità non è una fotografia immobile, ma è qualcosa che continua a trasformarsi e, allora, se oggi sei stanco di aspettare, prova a fare una cosa diversa.
Smetti per un momento di aspettare: guarda qualsiasi cosa. Lascia semplicemente che il mondo arrivi fino a te. Forse il miracolo è accorgerti che anche dentro una giornata apparentemente uguale alle altre ci sono cose che non avevi ancora imparato a vedere.
E quando impari a vedere, qualcosa comincia già a cambiare, non necessariamente fuori: prima dentro di te.
Cosa puoi fare quando hai la sensazione che la tua vita sia ferma
Adesso, caro amico, voglio lasciarti con qualche consiglio perché la tua situazione – puoi starne certo – la vivono molte più persone di quante immagini.
Se ti senti intrappolato nell’attesa, prova a chiederti che cosa stai aspettando. Cosa puoi fare già da oggi?
- Non rimandare la vita. Fai oggi qualcosa che appartiene a quello che immagini per domani.
- Giudica meno, te stesso compreso. Non conosci la storia degli altri e non devi avere subito tutte le risposte sulla tua.
- Guarda meglio ciò che c’è. Un gesto, una persona, un desiderio lasciato da parte. A volte basta accorgersi di qualcosa per sentirsi di nuovo in movimento.
Forse scoprirai che non sei fermo come pensavi e che quella che chiamavi attesa era, in realtà, la vita che stava già cambiando.
Con affetto,
Rainer Maria Rilke
Caro lettore, chi ti parla, adesso, è Sara, l’autrice di questo articolo, perché, in fondo, questa lezione riguarda anche me. Per molto tempo ho pensato che per stare meglio dovesse cambiare qualcosa fuori. Poi ho capito che non ho bisogno di una realtà diversa, ma di come vivo la mia. È questo, forse, ciò che Rilke ci invita a fare: fermarci abbastanza a lungo da accorgerci di quello che abbiamo davanti, perché anche dentro ciò che ci pesa può esserci qualcosa che ancora non abbiamo saputo vedere. E allora mi chiedo, e ti chiedo: quante cose – quelle che contano – abbiamo sotto il naso senza che ce ne rendiamo conto? Forse non ci manca sempre qualcosa. Forse, qualche volta, ci manca soltanto la capacità di riconoscere ciò che abbiamo già.
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