Stai sprecando il fiato a spiegare, convincere, fare ragionamenti ai tuoi figli adolescenti? Aspetti che ti ascoltino, che capiscano, che cambino grazie a quello che dici? E continui a spiegare anche se senti che non arriva, perché non sai cos’altro fare? Umberto Galimberti ha una notizia scomoda per te. Non stai usando lo strumento sbagliato per caso: stai usando lo strumento sbagliato nel momento sbagliato della vita di tuo figlio. E il momento in cui quello strumento funzionava è già passato, se tuo figlio ha più di dodici anni.

I primi dodici anni sono decisivi
“I genitori devono sapere che, nei primi dodici anni di vita dei figli, le loro sono parole importanti. Dopo i dodici anni, le parole dei genitori non contano più niente, sono parole vane.”
Dodici anni. Non sedici, non quando iniziano le scuole superiori, non quando vanno all’università e sembrano finalmente abbastanza grandi per sentire ragioni. Dodici. È lì, nei primissimi anni di vita, che i valori fondamentali, le abitudini profonde, il modo di guardare il mondo e le persone si formano davvero e stabilmente. Le parole che si dicono a un bambino di cinque anni entrano in profondità, trovano terreno fertile, costruiscono qualcosa di duraturo. Le stesse parole dette a un adolescente di quindici scivolano via, come acqua su un impermeabile.
Non perdere quegli anni
“Quindi non perdete quei primi dodici anni di vita, quando li avete persi, li avete persi per sempre.”
Questa è la parte più difficile da sentire, e la più importante. Non si può tornare indietro. Se in quei dodici anni si era distanti, distratti, assenti, non si può recuperare con i discorsi degli anni successivi. Non significa che tutto sia perduto: significa che lo strumento cambia. Le parole non bastano più.
Dopo funziona solo l’esempio
“Dopo funziona solo l’esempio, ma non vedo che nelle famiglie i genitori diano dei grandi buoni esempi, perché ormai con quella mitologia da giovanilismo sfrenato, fanno competizione coi loro ragazzi nei comportamenti o addirittura compiono quel delitto che consiste nel diventare amici dei figli.”
L’esempio non è quello che si dice di fare, è quello che si fa concretamente. Come si trattano i colleghi quando si è esauriti. Come si risponde alla frustrazione quotidiana. Come si gestisce il denaro e le difficoltà economiche. Come si vive davvero, nei momenti ordinari. I figli adolescenti non ascoltano i genitori: li osservano con attenzione. E quello che vedono pesa enormemente di più di qualsiasi discorso, per quanto ben argomentato.
I figli devono staccarsi
“Non bisogna diventare amici dei figli, i figli gli amici se li trovano da sé. Diventare amici significa aver paura di loro, dei rapporti che possono diventare tesi. Ma i rapporti devono diventare tesi, perché dopo i dodici anni i ragazzi si devono staccare dall’amore che hanno conosciuto fino a quel momento.”
Galimberti tocca qualcosa di fondamentale: la tensione in adolescenza non è un problema da evitare, ma un processo necessario. Il ragazzo deve staccarsi, deve sbattere la porta, deve costruire un’identità separata da quella dei genitori. Se i genitori si fanno amici per evitare quella tensione, tolgono al figlio il materiale su cui crescere.
Adesso, non domani
Se i tuoi figli hanno meno di dodici anni, questo è il momento, non un altro. Non quando avrai più tempo, non quando sarai meno stanco, non quando la situazione lavorativa sarà più stabile. Adesso, con la presenza concreta, con le parole, con l’attenzione dedicata. Quelli non sono anni che si recuperano dopo.
Se sono già oltre i dodici anni, cambia strumento. Smetti di spiegare e inizia a mostrare: con chi sei davvero, con come vivi le difficoltà, con come tratti le persone intorno. Quello che vedono vale molto di più di qualsiasi discorso.
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