Se stai pensando di andare a chiarire con un ex che ti ha già fatto del male – che ti ha alzato le mani anche una volta sola, che ti ha trattata come qualcosa che gli appartiene, che non ha rispettato i tuoi confini – questa frase è per te. Non per spaventarti: per darti un’informazione precisa che può fare la differenza. Nicola Gratteri – magistrato, procuratore di Napoli, una vita in prima linea contro la criminalità organizzata in Italia – parla di femminicidio con la precisione clinica di chi ha letto centinaia di fascicoli, di chi conosce i meccanismi che precedono la violenza, non solo le sue conseguenze. E dice una cosa molto concreta, molto specifica, molto utile e probabilmente salvavita.

Non andate mai all’ultimo appuntamento
“Alle donne dico di non andare mai all’ultimo appuntamento. Non andate mai a chiarire. Non c’è niente da chiarire, già la vostra storia ha detto che quella storia non va.”
“Non c’è niente da chiarire”: questa è la parte più importante. La storia ha già parlato. I comportamenti hanno già detto quello che c’è da sapere. Un chiarimento non cambierà la sua natura, non trasformerà chi tratta una donna come un possesso in qualcuno che la rispetta. Andare a chiarire non è risolvere, è esporsi.
Il pericolo dell’ultimo appuntamento
“Quando il maschio sa che è l’ultima volta che la vedrà e ha la perfetta consapevolezza che la storia sta per finire definitivamente e vive la donna sempre come possesso, non la lascerà andare, non le consentirà di rifarsi una vita.”
Gratteri descrive il meccanismo con una chiarezza che viene direttamente dai fascicoli giudiziari che ha letto e gestito in carriera. Un uomo che ha sempre pensato alla donna come a qualcosa che gli appartiene – non come a una persona con una vita, una volontà e un futuro autonomo – non riesce a elaborare la perdita di quel possesso come si elabora normalmente la fine di una relazione. Non vive l’abbandono come dolore e poi distacco: lo vive come furto. Come qualcosa che gli viene portato via contro la sua volontà. Non è una crisi emotiva improvvisa che lo coglie di sorpresa: è la logica del possesso portata alle sue conseguenze più estreme.
Una volta alzate le mani, è finita
“Una volta che vi ha alzato le mani, che vi ha dato uno schiaffo, la storia è finita. Lui non vi rispetta, lui vi pensa e vi immagina come un oggetto suo.”
Non c’è una seconda chance su questo, e non è perché le persone non possano mai cambiare in astratto; teoricamente possono. Ma è perché chi ha alzato le mani su di te ha già mostrato, in modo inequivocabile, come pensa a te e qual è il posto che occupi nel suo schema di relazioni. Ha già detto con i fatti – non con le parole – che la tua integrità fisica non conta quanto la sua frustrazione del momento. Che il tuo dolore è meno importante del suo sfogo. Quello non si chiarisce con una conversazione, per quanto onesta e diretta.
L’appuntamento del chiarimento è pericoloso
Gratteri non sta dando un consiglio di coppia o di relazione amorosa, ma sta descrivendo con precisione clinica il meccanismo che precede molti femminicidi. L’appuntamento del chiarimento – quello in cui si va convinte di poter chiudere in modo civile e adulto, di potersi guardare in faccia e dire le cose giuste – è uno dei momenti oggettivamente più pericolosi. Non andate. Non c’è niente da chiarire che valga il rischio di andarci.
Se sei in questa situazione adesso – se stai pensando di andarci, se lui sta insistendo per vederti un’ultima volta – parla con qualcuno di fiducia prima di decidere qualsiasi cosa. Non andarci da sola. Non andarci senza che qualcuno sappia dove sei. Quella storia ha già detto tutto quello che c’era da dire su di lui.
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