Ieri, parlando con un’amica, è venuta fuori una riflessione che continua a tornarmi in mente: quante volte la felicità mi è passata davanti agli occhi senza che io riuscissi a riconoscerla? A volte arriva quando meno la si aspetta, per esempio conoscendo una persona, proprio quell’amica, oppure vivendo momenti leggeri che, lì per lì, sembrano quasi insignificanti. Il problema è che si tende a cercarla quasi con ostinazione, dimenticando che la vita non sempre avvisa prima di cambiare direzione o quando ci sta presentando un’occasione di felicità. Ed è proprio da qui che le parole di Haruki Murakami meritano di essere ascoltate.

La felicità bussa alla porta all’improvviso
A volte penso che la felicità abbia un modo tutto suo di entrare nella nostra vita. Si fa spazio piano, quasi all’improvviso, senza darci il tempo di afferrarla perché, forse, siamo troppo presi da altro per riconoscerla subito. È questo ciò che più mi colpisce nelle parole di Haruki Murakami:
“Bisogna afferrare ogni occasione di felicità quando si presenta perché, se la lasciamo andare, la rimpiangeremo per il resto della vita.”
Non credo parli soltanto delle grandi occasioni, quelle che sembrano capaci di cambiare tutto. Ho pensato a quando una persona speciale è entrata nella mia vita, regalandomi momenti di una leggerezza inattesa. Proprio parlando con quell’amica ho riflettuto su come potrebbero essere proprio quelle occasioni che, un giorno, ricorderemo con più nostalgia.
Forse il problema è che spesso rimandiamo la felicità. Pensiamo che arriverà più avanti, quando avremo raggiunto un obiettivo o superato quello che ci sta facendo stare male. Nel frattempo, però, la vita continua e qualcosa di bello può passarci accanto mentre siamo troppo concentrati su ciò che ancora ci manca. Credo sia capitato a molti di guardarsi indietro e pensare a un momento che avrebbero voluto vivere più intensamente o a qualcuno che hanno lasciato andare per paura, per orgoglio o semplicemente perché sembrava non essere il momento giusto.
Allora, rileggendo queste parole, il senso è non aspettare sempre di essere pronti. A volte la felicità arriva senza garanzie e ci chiede soltanto di avere il coraggio di riconoscerla e viverla.
Il rimpianto nasce dalle occasioni che non hai avuto il coraggio di vivere
E poi ci si mette di mezzo proprio lei, la paura. Ma non solo: ha una compagna molto attiva in queste occasioni: l’abitudine. Altre volte è il bisogno di avere certezze prima di fare un passo.
A volte passiamo così tanto tempo a chiederci se sia il momento giusto, se quella scelta abbia davvero senso, se ne valga la pena, che nel frattempo qualcosa ci scivola lentamente dalle mani. L’occasione è lì, davanti a noi, ma aspettiamo una certezza che forse non arriverà mai. Quando finalmente ci decidiamo, può essere già troppo tardi.
È forse qui che, per me, Murakami suggerisce anche che afferrare la felicità non significa rincorrerla a tutti i costi o vivere con la paura di perdere ogni cosa, ma avere il coraggio di dire sì quando qualcosa ci fa stare bene, anche senza sapere dove ci porterà. E, caro lettore che mi stai leggendo, ti dirò di più: significa lasciarsi vivere un sentimento senza pretendere di conoscerne già la fine. Un po’ come partire senza avere tutto il viaggio programmato.
Naturalmente, non tutte le occasioni meritano di essere colte. Ci sono porte che è meglio lasciare chiuse e strade che, semplicemente, non sono le nostre. Ma ce ne sono altre che lasciamo andare soltanto perché abbiamo paura di soffrire, di sbagliare, di lasciarci coinvolgere troppo. Una scelta sbagliata, con il tempo, può diventare un’esperienza e può insegnarci qualcosa, anche attraverso il dolore. Quello che non abbiamo scelto, invece, può rimanere dentro di noi molto più a lungo, sotto forma di domande che iniziano, con poca fantasia, sempre allo stesso modo:
- E se ci avessi provato?
- E se fossi rimasto?
- E se avessi detto quello che sentivo?
Ripensandoci è per questo che penso che anche la felicità richieda coraggio.
E vivila, la felicità!
Con il tempo ho imparato che non tutto torna e che ci sono persone che prendono strade diverse, momenti che finiscono e giornate che, senza saperlo, stiamo vivendo per l’ultima volta. Se proprio volessi dare ancora un senso, un’altra piccola sfaccettatura alle parole di Murakami, le coglierei come un invito a non passare distrattamente attraverso la propria vita: a fermarsi ogni tanto, a guardare davvero ciò che abbiamo davanti e a riconoscerne il valore prima che diventi un ricordo.
Non possiamo trattenere le persone, i momenti o la felicità. Però amico mio, possiamo fare molto più, ovvero esserci, quando arrivano, e forse, alla fine, è proprio questo che conta: non avere la certezza che qualcosa durerà, ma sapere di averlo vissuto davvero perché ci sono momenti che sembrano piccoli mentre accadono e che, soltanto dopo, scopriamo essere stati importanti.
Qualche modo concreto per non lasciarsi sfuggire la felicità quando bussa
Ecco come io ho provato a trasformare la felicità in piccole abitudini quotidiane:
- Ho iniziato a notare i momenti che, mentre accadono, mi sembrano già “piccoli” o poco importanti. Sono proprio quelli, spesso, a nascondere la felicità di cui parla Murakami: una chiacchierata senza scopo, un incontro casuale, un pomeriggio senza programmi.
- Quando sento l’istinto di rimandare qualcosa che mi farebbe stare bene “a quando sarò più pronta”, provo a fermarmi e a chiedermi se quella prontezza arriverà davvero, o se è solo un modo elegante per procrastinare.
- Ho smesso di cercare garanzie prima di dire sì a qualcosa che mi attira. Non tutte le scelte hanno bisogno di un finale già scritto per meritare di essere vissute.
- Provo a distinguere tra la paura che mi protegge davvero da qualcosa di sbagliato, e la paura che mi impedisce solo di rischiare qualcosa di bello. Non sono la stessa cosa, anche se si somigliano molto nel momento in cui le sento.
- Alla fine di ogni giornata, mi chiedo se c’è stato un momento che avrei potuto vivere più intensamente, e perché non l’ho fatto. Non per colpevolizzarmi, ma per imparare a riconoscere prima, la prossima volta, quel tipo di occasione.
Non so se riuscirò sempre a cogliere la felicità nel momento esatto in cui si presenta. Ma so che, almeno adesso, ho smesso di aspettarla distrattamente, convinta che arriverà comunque, prima o poi, con più tempo a disposizione.
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