Hai mai sentito un bambino dire “mio papà non c’è mai” con quella voce piatta, quasi abituata? O al contrario, sentire un figlio parlare di un genitore lontano con rispetto e con una strana fierezza, come se quell’assenza fosse quasi giustificata da qualcosa di importante? Quella differenza enorme non nasce solo dal comportamento del genitore assente. Nasce da come l’altro genitore – quello presente, quello che il bambino vede tutti i giorni – ha raccontato quell’assenza. Ha dato un senso alla mancanza, oppure ha lasciato solo il vuoto. Recalcati lo dice con una chiarezza che può cambiare il modo in cui parli del tuo partner o ex partner davanti a tuo figlio. Vale la pena ascoltarlo con attenzione, specialmente se stai attraversando una separazione o se sei in una famiglia in cui uno dei due genitori è spesso lontano.

Il valore che trasmetti
“Il valore che un genitore ha agli occhi di un figlio dipende molto da come l’altro genitore parla di questo genitore.”
È una frase che fa un po’ male, perché mette in luce qualcosa che spesso non si vede: quello che dici dell’altro genitore davanti a tuo figlio non è solo sfogo di una giornata difficile, non è solo la tua opinione legittima su una persona con cui hai avuto conflitti. È l’immagine che tuo figlio costruirà di quella persona, e in parte di se stesso, perché lui sa che è fatto anche di quel genitore che stai descrivendo. Le parole che usi su quell’altra persona entrano nell’identità di tuo figlio e vi rimangono. Non le puoi riprendere.
L’assenza raccontata bene
“Se il genitore presente dice al figlio ‘tuo padre non c’è perché si sta occupando del nostro futuro, sta lavorando’, questa significazione favorisce un’interpretazione positiva dell’assenza e la dignità agli occhi del figlio del genitore assente.”
Un genitore che lavora molto può diventare, agli occhi di un figlio, una figura assente e deludente, qualcuno che ha scelto altro rispetto a lui. Oppure può diventare una figura che fa sacrifici concreti per la famiglia, qualcuno da rispettare anche quando non c’è.
La realtà è la stessa: il genitore non c’è, fisicamente. Ma il significato che il bambino impara a dare a quella mancanza è completamente diverso. E quel significato, in buona parte, viene da te, dal genitore che è presente. Non dai fatti in sé, ma dai fatti raccontati.
Squalificare fa danni enormi
“Se il genitore presente interpreta l’assenza in modo dispregiativo, questa interpretazione squalifica la figura del genitore assente agli occhi del figlio.”
Quando parli male dell’altro genitore davanti a tuo figlio, non stai vincendo nessuna guerra, non stai facendo passare nessun messaggio importante. Stai togliendo al bambino un pezzo di se stesso, silenziosamente, in modo che non si vede nell’immediato, ma che si sente nel tempo.
Perché lui si identifica con entrambi i genitori, volente o nolente. E quella squalifica la sente come propria. Non è una questione di essere generosi con l’ex partner che ti ha fatto del male: è una questione di proteggere davvero tuo figlio.
Cosa fare con queste frasi
La prossima volta che hai voglia di dire qualcosa di negativo sull’altro genitore davanti a tuo figlio – e quel momento arriverà, perché la rabbia e la stanchezza fanno parte della vita reale – fai una pausa. Solo un secondo. Chiediti: questo che sto per dire è per me, o è davvero utile per lui?
Quasi sempre è per te. È sfogo legittimo, è stanchezza, è frustrazione reale. E tuo figlio, quasi sempre, non ne ha bisogno. Puoi sfogare quella frustrazione altrove, con un amico fidato, con uno specialista, anche con il cuscino se serve. Non con lui. Lui ha bisogno di entrambi i suoi genitori, anche quello che non capisce ancora, anche quello che ti ha fatto del male. Proteggere quell’immagine non è fare un favore all’altro: è fare un favore a tuo figlio.
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