Se ti aspetti qualcosa di cattivo, diventi cattivo, sospettoso e inquieto: una frase di Nietzsche sul pessimismo

Esiste una differenza enorme e spesso sottovalutata tra essere realisti e essere pessimisti. Il realista valuta le situazioni per quello che sono, con le loro difficoltà, con i loro rischi concreti. Il pessimista aggiunge qualcosa di diverso e di più: l’aspettativa sistematica e preventiva che le cose vadano male, che le persone siano cattive, che il futuro riservi delusioni. E Friedrich Nietzsche – il filosofo tedesco che ha cambiato in modo radicale il modo in cui l’Occidente pensa alla morale, alla volontà e all’esistenza – aveva individuato qualcosa di molto preciso su come quella aspettativa trasforma profondamente chi la porta.

frase di Nietzsche sul pessimismo

L’effetto del pessimismo

“Chi si attende qualcosa di cattivo, diventa cattivo, cioè ostile, sospettoso, inquieto: ecco l’effetto delle concezioni pessimistiche.”

La struttura della frase è una catena causale. L’attesa produce la trasformazione. Non il fatto brutto in sé: l’attesa del fatto brutto. Non il tradimento subito, ma la certezza preventiva di essere traditi. Non la delusione vissuta, ma la profezia della delusione futura.

Il meccanismo della profezia che si autoavvera

La psicologia moderna ha un nome preciso per quello che Nietzsche descriveva: profezia che si autoavvera. Chi si aspetta che gli altri siano cattivi, li tratta con diffidenza. Chi li tratta con diffidenza ottiene da loro una risposta difensiva o ostile. Quella risposta conferma l’aspettativa iniziale, e così il circolo si chiude. Il pessimismo non è solo una postura intellettuale: è un generatore di realtà.

Chi entra in una stanza convinto che le persone intorno lo giudichino, trasmette quella convinzione nel suo comportamento: nel modo di tenersi, nel modo di guardare, nell’energia sottile che emana. E le persone intorno, ricevendo quella diffidenza come segnale, rispondono con freddezza o distanza. La realtà conforme all’aspettativa iniziale sembra una conferma definitiva, ma era in gran parte una costruzione prodotta dall’aspettativa stessa.

“Ostile, sospettoso, inquieto”

Nietzsche sceglie tre aggettivi molto precisi, e ognuno descrive una dimensione diversa della trasformazione che il pessimismo produce. Ostile: verso il mondo esterno, verso gli altri, verso qualunque cosa arrivi. Sospettoso: sempre in guardia, sempre a cercare la conferma che le cose stiano andando male come previsto. Inquieto: incapace di quiete interiore, incapace di riposo autentico, tenuto sveglio dall’aspettativa di qualcosa che non è ancora arrivato ma è già temuto.

Chi vive così non sta proteggendosi dall’esperienza brutta: sta già vivendo l’esperienza brutta in anticipo, continuamente, senza nemmeno aspettare che accada davvero. È una forma di sofferenza preventiva che non protegge da niente, anzi, spesso contribuisce attivamente a creare quello che teme di più.

La distinzione di Nietzsche dal nichilismo

Nietzsche non era un ottimista ingenuo, era il filosofo che aveva dichiarato la morte di Dio, che aveva guardato in faccia il nichilismo senza distogliere lo sguardo. Ma il suo pensiero sulla volontà di potenza e sull’amor fati – l’amore per il destino, l’accettazione della propria vita esattamente com’è – era esattamente il contrario del pessimismo: era l’invito radicale ad abbracciare la vita nella sua interezza, incluse le sue parti difficili e dolorose, invece di passarla ad aspettarsi il peggio.

Il pessimismo – nella lettura nietzscheana – è una forma di debolezza intellettuale e vitale camuffata da lucidità. Non è vedere le cose come sono: è vedere le cose sistematicamente peggiori di quello che sono, e costruirci intorno un’identità di chi sa già come va a finire. È una rinuncia progressiva alla vita mentre si è ancora vivi.

Chi era Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche nacque a Röcken in Prussia nel 1844 e morì a Weimar nel 1900. Filosofo, filologo classico e prosatore di straordinaria intensità, è autore di opere come Così parlò Zarathustra, Al di là del bene e del male e La gaia scienza. La sua influenza sulla filosofia, sulla letteratura e sulla cultura del Novecento è stata incalcolabile e contraddittoria: è stato frainteso, manipolato e poi reinterpretato in modo più preciso dai filosofi successivi. La sua vita fu segnata da una malattia progressiva che lo condusse a una lunga e dolorosa fase di infermità mentale negli ultimi undici anni di esistenza.

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