“Una vita ben usata dà lieto morire”: l’aforisma amato da Piero Angela e ricordato dal figlio Alberto

Piero Angela è morto il 13 agosto 2022, a novant’anni. Fino all’ultima settimana di vita stava lavorando a un nuovo programma. Non aveva smesso. Suo figlio Alberto, nel raccontare gli ultimi giorni del padre in un’intervista diventata molto importante per molte persone, ha ricordato qualcosa di specifico: una frase di Leonardo da Vinci che Piero amava portare con sé e che in quei giorni difficili ha assunto un significato pieno e definitivo.

aforisma amato da Piero Angela

Le parole di Alberto Angela

“L’ultimo insegnamento, mio padre me lo ha fatto non con le parole, ma con l’esempio. Negli ultimi suoi giorni lui mi ha insegnato a non aver paura della morte. La morte, che è la paura di qualunque essere umano, lui l’ha attraversata con una serenità che mi ha sconvolto. Non l’ho mai visto agitato, in mezzo allo sconforto, alla tristezza, al dolore.”

Quella serenità che Alberto Angela descriveva non era rassegnazione, non era la serenità del cedimento o del rinunciare a resistere. Era qualcosa di diverso e di molto più raro da vedere: la serenità di chi ha fatto quello che doveva fare, di chi non ha lasciato incompiuto quello che contava davvero, di chi può guardare la fine senza quel terrore specifico di chi sente di non aver ancora iniziato a vivere.

La frase di Leonardo

“Siccome una giornata ben spesa dà lieto dormire, così una vita ben usata dà lieto morire.”

Leonardo da Vinci scrisse questa frase nel Quattrocento, e Piero Angela la portava con sé da molto tempo. L’analogia è semplice e definitiva: come una giornata vissuta bene – con lavoro fatto, con presenza, con qualcosa costruito – permette di andare a dormire senza rimpianti, così una vita vissuta bene – usata davvero, non sprecata – permette di avvicinarsi alla fine senza quella paura disperata di chi sente di non aver ancora vissuto.

Cosa significa “una vita ben usata”

Non una vita perfetta, senza errori e senza rimpianti, quella non esiste. Non una vita di successo nel senso mondano e misurabile del termine. Una vita usata, dove la parola “usata” ha il senso di impiegata pienamente, messa concretamente al servizio di qualcosa che aveva senso e che era tuo.

Piero Angela aveva usato la sua vita per rendere la scienza comprensibile e amabile a tutti, e lo aveva fatto con coerenza totale, fino al giorno prima di morire, lavorando all’ultimo programma che non avrebbe fatto in tempo a vedere completato.

La parola “usata” implica anche qualcosa di molto rispettoso verso il tempo: non sprecato inutilmente, non rimandato sistematicamente, non conservato con cura gelosa per un domani ideale che non arriva mai. Usato adesso, nel presente, con quello che si ha a disposizione, nella direzione di quello che conta davvero.

Il dono dell’esempio

Alberto Angela ha detto che quella serenità del padre di fronte alla morte lo ha sconvolto nel senso più pieno e più importante della parola. Non disturbato o rattristato, ma sconvolto nel senso di cambiato qualcosa dentro. Un insegnamento trasmesso non con le parole, non con un discorso preparato, ma semplicemente con il modo di stare in un momento che normalmente genera terrore negli esseri umani.

Quella frase di Leonardo – “una vita ben usata dà lieto morire” – non è consolatoria nel senso facile e vuoto del termine. È una promessa molto concreta, fondata su una causalità precisa: se usi bene il tempo che hai, non arriverai alla fine con quella paura disperata di chi ha rimandato tutto quello che contava. Vale la pena portarla con sé adesso, mentre c’è ancora tempo, non solo alla fine, quando servirà, ma sarà troppo tardi per agire.

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