Jim Morrison – cantante, poeta e cofondatore dei The Doors – non era certo il tipo da consigli motivazionali. La sua vita era troppo radicale, troppo vissuta ai bordi, per prestarsi a letture rassicuranti. Eppure questa frase, attribuita a lui, ha qualcosa di radicale che va ben oltre l’ottimismo da manifesto. Non è una promessa che tutto andrà bene. È un’osservazione su come funziona la percezione, su come l’atteggiamento con cui si entra nelle situazioni ne determina in larga parte la risposta, e su cosa si può fare con questa consapevolezza.

Perché lo specchio non mente
“La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo.”
Uno specchio restituisce quello che riceve. Non interpreta, non giudica, non aggiunge niente di suo. Se ci si avvicina con un’espressione chiusa, lo specchio la rimanda. Se ci si avvicina sorridendo, quello è quello che si vede.
Jim Morrison non sta dicendo che bisogna fingere di stare bene o che basta sorridere per risolvere le cose. Sta dicendo qualcosa di più preciso e di più utile: l’atteggiamento con cui si entra nelle situazioni determina in larga parte quello che si riceve da esse, non perché la positività cambi la realtà oggettiva delle cose, ma perché cambia il filtro attraverso cui la si legge, e quindi le risposte che si producono, e quindi quello che le situazioni e le persone riflettono.
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Come cambia lo specchio se cambi tu
Mettere in pratica questa frase significa lavorare su cosa si porta nelle situazioni prima ancora che le situazioni arrivino, quindi nel momento di preparazione, non di reazione. Prima di una conversazione difficile: cosa si porta in quella stanza? Difesa già alzata, attacco già pronto, o una disponibilità reale a ascoltare? Prima di una giornata complicata: con quale sguardo ci si alza dal letto? Prima di un incontro con qualcuno che di solito genera attrito: si entra già con il risultato deciso in testa, o con una possibilità ancora aperta?
Quando lo specchio non risponde come si vorrebbe
La frase non è una promessa assoluta, e sarebbe disonesto leggerla così. Ci sono specchi rotti, situazioni che non rispondono come si vorrebbe anche quando ci si avvicina nel modo migliore possibile, persone che non cambiano espressione qualunque cosa si faccia. Jim Morrison non lo nega, lui che ha vissuto in modo abbastanza radicale da sapere che il mondo non si piega alla propria volontà. Ma il punto non è il risultato garantito. È che l’unica variabile su cui si ha davvero controllo è la propria espressione. Quella degli altri non si può controllare. La propria sì, e quella è già qualcosa.
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Cosa significa sorridere davvero
Non l’ottimismo di facciata, non la positività di servizio che si mette in mostra mentre dentro si pensa altro. Sorridere alla vita – nel senso di Jim Morrison, che di ottimismo da manuale non aveva niente – significa avvicinarsi a quello che succede con una disponibilità di fondo che non dipende dall’umore del momento. Con la scelta deliberata di non chiudere prima che qualcosa sia ancora aperto, di non decidere già com’è andata prima che sia andata. È un gesto attivo e intenzionalmente ripetuto, non una disposizione innata che si ha o non si ha. Si sceglie, e si può scegliere ogni volta, anche quando non viene naturale, anche quando la giornata ha già fatto quello che ha fatto.
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