Prima ancora che qualcuno ti conosca davvero – prima che abbia avuto il tempo di capire chi sei, cosa vuoi, come funzioni – ha già un’opinione addosso. Costruita su quello che ha sentito dire, su quello che ha proiettato, su quello che gli serviva che tu fossi. E anche quando ti conosce meglio, quell’opinione non sparisce del tutto: si aggiusta, si stratifica, ma resta. Andare bene a qualcuno così come si è, senza dover essere diversi, è più raro di quanto la narrazione romantica della connessione umana vorrebbe farci credere. Charlie Chaplin aveva su questo tema una chiarezza che non è consolazione facile né invito all’autocommiserazione.

1. Ti criticheranno sempre
“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore: ciò che vuoi.”
La prima parte della frase non è pessimismo travestito da saggezza: è realismo molto concreto su come funziona il giudizio degli altri. Le critiche che si ricevono non dipendono in modo lineare da quanto ci si sforza di essere apprezzati o di comportarsi bene. Dipendono in misura molto maggiore dal fatto che ognuno guarda gli altri attraverso il filtro della propria prospettiva, dei propri bisogni del momento, delle proprie aspettative e dei propri dolori.
Non ci si può “aggiustare” in modo abbastanza preciso e abbastanza completo da andare bene a tutti, e cercare di farlo sistematicamente è una delle forme più sottili e più esaurienti di perdita di sé stessi.
La conclusione di Charlie Chaplin è immediata, diretta e logicamente coerente con la premessa: quindi vivi come credi. Non come reazione ribelle e adolescenziale all’oppressione del giudizio altrui, ma come semplice conseguenza logica di una premessa realistica. Se la critica è strutturalmente inevitabile indipendentemente da come ci si comporta, l’unica cosa davvero sensata è vivere secondo quello che si pensa sia giusto e vero per sé.
Chaplin sapeva di cosa parlava in modo molto concreto e documentato. Fu accusato di simpatie comuniste, subì indagini continue dell’FBI per anni durante il maccartismo, fu di fatto esiliato dagli Stati Uniti nel 1952 con la revoca del permesso di rientro. Le critiche e le persecuzioni che aveva ricevuto nella vita non erano state piccole né teoriche. Eppure aveva continuato a fare film come credeva, con le storie che voleva raccontare.
2. La vita come teatro senza prove
“La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.”
Questa è la parte più teatrale e più profonda di tutta la riflessione. La metafora del teatro senza prove dice qualcosa di molto preciso e di quasi brutale nella sua chiarezza: non c’è una seconda rappresentazione dopo questa in cui si potrà correggere quello che non è andato come si voleva, rifare la scena che non è venuta bene, applicare quello che si è imparato. C’è solo questa, adesso, con tutti gli errori e tutta l’improvvisazione necessaria che comporta.
“Prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi”: non ogni vita riceve gli applausi, non ogni storia finisce in modo soddisfacente e riconosciuto. Ma il sipario cala comunque, per tutti e in ogni caso. Quella certezza finale non è macabra se la si guarda dall’angolatura di Charlie Chaplin: è la ragione più concreta e più urgente per cui vale la pena cantare, ridere, ballare adesso, mentre si è ancora in scena e la musica suona ancora.
Charlie Chaplin è stato un attore, regista, sceneggiatore, compositore, produttore, una delle figure più creative, più innovative e più influenti dell’intera storia del cinema mondiale. Creatore di Charlot – il vagabondo con la bombetta e il bastone che ha commosso e fatto ridere generazioni di spettatori in tutto il mondo -, ha attraversato la fama assoluta e la persecuzione politica, l’amore e lo scandalo personale, i trionfi artistici e l’esilio forzato dagli Stati Uniti negli anni del maccartismo.
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