Conta quanto hai vissuto ogni anno della tua vita e non quanti anni hai: l’aforisma di Abraham Lincoln

Quanti anni hai? La domanda sembra semplice, e lo è: misura qualcosa di abbastanza superficiale: il numero di volte che la Terra ha girato intorno al sole da quando sei nato. È una misura astronomica, non una misura dell’esistenza. Non dice niente di quello che hai vissuto in quegli anni, di quello che hai sentito, di quello che hai scelto di fare o di non fare, di quanto sei stato davvero presente in ogni anno che hai attraversato. Abraham Lincoln aveva su questo una prospettiva molto precisa che rovescia completamente il modo ordinario di misurare il tempo di una vita.

ogni anno della tua vita

Cosa conta davvero nella vita

“Non conta quanti anni abbiamo vissuto, ma quanto abbiamo vissuto ogni anno.”

La struttura della frase è quella del rovesciamento netto di una misurazione abitudinaria: non la quantità del tempo trascorso, ma la qualità della presenza in quel tempo.

Anni vissuti vs anni trascorsi

C’è una differenza enorme, quasi abissale, tra vivere un anno e trascorrere un anno. Trascorrere è passivo: il tempo passa e noi siamo lì, presenti biologicamente, fisicamente presenti in quella sequenza di giorni che si succedono uno all’altro, ma non necessariamente presenti in nessun altro senso più profondo. Si attraversa l’anno senza che lasci un segno reale, senza che si ricordi molto di quello che è successo, senza che sia successo davvero qualcosa di significativo o che abbia cambiato qualcosa.

Vivere è qualcosa di molto più attivo e molto più intenzionale. C’è qualcosa che si fa con il tempo, non necessariamente qualcosa di grande o di spettacolare, ma qualcosa di consapevole. Qualcosa che si sente davvero, qualcosa che si sceglie invece di subire, qualcosa che lascia un segno nella memoria e nella persona.

Abraham Lincoln non sta dicendo che bisogna riempire ogni minuto di attività frenetica o di esperienze straordinarie. Sta dicendo qualcosa di molto più sottile e molto più difficile da attuare: che la densità dell’esperienza – quanto si è stati davvero dentro la propria vita in ogni momento che si è attraversato – conta più della durata di quella vita.

Penso agli anni che ricordo bene e a quelli che mi sfuggono quasi del tutto. Ci sono anni interi che sembrano comprimersi in pochissimi ricordi, quasi come se non fossero davvero accaduti, anni in cui ero presente fisicamente, ma non del tutto. E ci sono periodi brevi che sembrano enormi, densi, pieni di tutto. Abraham Lincoln lo nomina con precisione assoluta.

Quanto abbiamo vissuto ogni anno

“Quanto” è un avverbio di misura che qui viene usato per misurare qualcosa di non misurabile in senso ordinario: non una quantità oggettiva, non un numero che si può calcolare. Misura la presenza in senso pieno, l’intensità con cui si è stati dentro le proprie esperienze, la scelta deliberata di stare dentro quello che si attraversa invece di attraversarlo in automatico mentre la mente è altrove. Misura il numero di momenti in cui ci si è davvero accorti di essere vivi, in cui si è stati pienamente presenti in quello che stava accadendo invece di arrivarci solo quando era già passato.

È una domanda che vale la pena farsi regolarmente, non come atto di giudizio su se stessi, ma come bussola. Quanto sto vivendo questo anno? Quanto sto davvero abitando questo periodo della mia vita, invece di aspettare che passi o di rimandare la presenza a un momento futuro in cui le condizioni saranno migliori?

Abraham Lincoln è stato il sedicesimo presidente degli Stati Uniti, nato nel 1809 e morto nel 1865, colui che ha guidato il Paese attraverso la guerra di secessione e promulgato la proclamazione di emancipazione degli schiavi, una delle figure centrali della storia americana.

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