La cosa più importante è ricercare la felicità, ma non metterti mai degli obiettivi: 4 frasi di Paolo Villaggio

Chi era davvero Paolo Villaggio, al di là del ragioner Fantozzi? Attore, scrittore, umorista, osservatore feroce e al tempo stesso affettuoso dell’italiano medio nelle sue frustrazioni quotidiane, ma anche un uomo che aveva pensieri molto precisi sulla felicità, pensieri che non corrispondono all’immagine del comico. Paolo Villaggio aveva sulla felicità una posizione che sorprende per la sua sobrietà, per la sua ironia e per la sua profondità inaspettata.

frasi di Paolo Villaggio

1. Non farne un obiettivo

“Nella vita, la cosa più importante da ricercare è la felicità, ma non fatelo mai affannosamente, non mettetevi mai degli obiettivi.”

Paolo Villaggio fa qualcosa di preciso: separa due cose che di solito vengono associate automaticamente: l’importanza di qualcosa e l’urgenza di raggiungerla con metodo e obiettivi.

La felicità è la cosa più importante nella vita, dice. Ma bisogna non mettersi obiettivi, non rincorrerla con affanno sistematico, non trasformarla in un progetto da completare con scadenze e indicatori di successo. La felicità che si insegue con troppa intensità, con troppo piano, con troppo sforzo conscio, si spaventa e scappa, come un animale selvatico che si avvicina solo quando non lo guardi direttamente.

2. Accettarsi

“Per essere felici, la cosa fondamentale è accettarsi così come si è.”

Questa è la frase più semplice e più difficile da applicare. Non migliorarsi, non ottimizzarsi, non diventare la versione migliore di se stessi prima di permettersi di stare bene. Accettarsi: con tutto quello che si è adesso, incluse le parti che non piacciono. Quella accettazione non è rassegnazione: è il punto di partenza da cui qualsiasi cambiamento autentico può cominciare.

3. Nelle piccole cose

“La felicità non è qualcosa che si compra, si conquista ogni giorno con piccole cose.”

“Ogni giorno” e “piccole cose”: quella combinazione è la più importante di tutta la filosofia della felicità di Villaggio. La felicità non arriva in un colpo solo definitivo, non si raggiunge una volta per tutte in un momento epifanico, non si acquista con una transazione singola. Si costruisce in modo incrementale, giorno per giorno, attraverso cose piccole che si sommano lentamente nel tempo: una conversazione vera con qualcuno, un momento di bellezza notato invece che attraversato distrattamente, qualcosa fatto con cura invece che di fretta.

4. L’ironia necessaria

“Il denaro non dà la felicità, ma è preferibile piangere in Rolls-Royce che a piedi.”

Qui c’è è Paolo Villaggio nella sua forma più pura e più riconoscibile: l’ironia che non nega la realtà, ma la guarda in faccia senza paura di riderci sopra, senza dover essere sempre seri per essere credibili.

Certo, il denaro non dà la felicità nel senso profondo e strutturale. Ma sarebbe falso e un po’ ridicolo nella sua ipocrisia ignorare che le condizioni materiali contano nella vita quotidiana. Paolo Villaggio lo dice ridendo e, ridendo, lo dice in modo molto più onesto e più utile di chi predica la povertà come virtù spirituale.

Cosa resta di Paolo Villaggio sulla felicità

La sua filosofia non è una filosofia sistematica, ma un insieme di osservazioni precise, formulate con quella leggerezza ironica che era la sua firma inconfondibile. E sotto quella leggerezza c’è qualcosa di molto solido: non rincorrere, accettarsi, trovarlo nelle piccole cose, e non prendersi troppo sul serio nel cercarlo.

Paolo Villaggio è stato attore, comico, scrittore, autore di tutta la saga letteraria di Fantozzi che ha fatto ridere e riconoscere milioni di italiani, Premio BAFTA, Orso d’Oro onorario a Berlino, una delle personalità più originali, più trasversali e più amate dello spettacolo e della cultura italiana del Novecento.

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