Prendersela con gli altri è il gesto più facile del mondo. Qualcuno che non ha capito, qualcuno che ha deluso, qualcuno che avrebbe potuto fare diversamente e non lo ha fatto, qualcuno che ha avuto più fortuna o più risorse o più opportunità. Quella narrativa tiene in piedi molta della nostra insoddisfazione cronica, e allo stesso tempo ci tiene comodamente al sicuro da uno sguardo più difficile: quello su di noi. Paolo Crepet ha su questo meccanismo un’immagine che cambia completamente la prospettiva da cui ci si guarda indietro. E se anche tu sei arrivato “a una certa età”, ti conviene ascoltare le sue parole, perché potresti pensarla esattamente come lui o potresti arrivare a pensarlo in men che non si dica.

La collina della vita
“Quando uno arriva a una certa età è come se salisse sopra a una collina e comincia a vedere i suoi anni come una bella vallata.”
L’immagine che Crepet costruisce è precisa nella sua semplicità apparente. Dal basso – nella quotidianità delle cose da fare, nei problemi immediati, nel rumore continuo che copre quasi tutto il resto – non si vede tutta la vallata: si vede solo quello che è immediatamente davanti, il passo successivo, il problema del giorno.
Dalla collina, invece, il campo visivo si allarga in modo che non è possibile da dentro la vallata. Si vedono le curve del percorso, i punti in cui si è svoltato in un senso o nell’altro, i tratti che si sono scelti consapevolmente e quelli che sembrava di non aver scelto, ma che in qualche modo si sono comunque percorsi, perché anche le non-scelte sono scelte, in retrospettiva.
Anche io sto guardando la vita da questa prospettiva e penso che questa immagine descriva bene qualcosa che succede nella maturità: quella sensazione di avere finalmente abbastanza distanza per vedere la forma che ha preso la propria vita. Non sempre è una bella vista, ma è una vista più completa.
Merito e demerito
“Vai a vedere quello che facevi da bambino, da ragazzo… e quello che hai fatto l’hai fatto per merito tuo… e quello che non hai fatto è per tuo demerito.”
Questa è la parte più scomoda della visione dalla collina, quella per cui l’immagine non è solo bella, ma anche impegnativa. Da quella collina, non si vede solo quello che è successo come se fosse stato prodotto dall’esterno: si vede chi l’ha prodotto, chi ha fatto le scelte che hanno portato là dove si è arrivati. E spesso la risposta, guardando bene, è: tu. Non solo per le cose belle che si sono fatte con impegno e volontà, ma anche per quelle che non si sono fatte, per le strade non percorse quando si potevano percorrere, per le scelte evitate nel momento in cui era possibile scegliere.
Merito e demerito nella stessa frase, con la stessa importanza: nessuno dei due senza l’altro. Quella simmetria è forse la cosa più onesta che Crepet dica in questa riflessione.
La possibilità del cambiamento
“Prendersela sempre con gli altri è facile, ma non ti aiuta a cambiare la vita. Quando abbiamo coscienza di questo, abbiamo anche una grande possibilità, che è quella di dire: ‘Beh, adesso si cambia’.”
Questo è il punto di arrivo di tutta la riflessione di Crepet, e insieme il punto di partenza più importante. Non il bilancio come fine in se stesso, non la contemplazione della vallata come esercizio estetico, ma il bilancio come condizione che rende possibile il cambiamento reale.
Quella visione dalla collina, con la sua chiarezza necessariamente scomoda su meriti e demeriti personali, non è solo un esercizio di lucidità retrospettiva. È la condizione necessaria per poter cambiare davvero qualcosa nel modo in cui si sta nella vita, invece di continuare a spiegare agli altri – e a se stessi – perché le cose non sono andate come si sarebbe voluto.
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