Crepet sui genitori: per crescere figli sereni non devi essere perfetto, devi essere felice

Quante energie spendi nel cercare di essere il genitore giusto? A chiederti se stai dicendo le cose nel modo migliore, se stai facendo abbastanza, se stai sbagliando qualcosa che peserà su tuo figlio per anni? Quante notti hai passato a rielaborare una conversazione difficile con tuo figlio, chiedendoti se avresti potuto gestirla meglio? Paolo Crepet – psichiatra, sociologo, scrittore e voce scomoda del dibattito italiano – ha una risposta che spiazza e libera allo stesso tempo. Non ti dirà come essere un genitore migliore. Ti dirà dove stai cercando nel posto sbagliato.

Crepet sui genitori

Di chi hanno bisogno i figli

“I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di adulti felici.”

Una frase breve, densa, quasi paradossale che ribalta tutta la retorica della genitorialità perfetta. Non “genitori presenti” o “genitori amorevoli”: adulti felici. Il punto non è la qualità della genitorialità in senso tecnico, non è quante attività si fanno insieme o quante conversazioni si avviano. È la qualità della vita interiore del genitore. Un adulto che vive bene, che ha trovato un senso, che non è schiacciato dalla noia o dall’insoddisfazione cronica… questo è quello di cui i figli hanno bisogno.

Perché la perfezione nuoce

Un genitore che si ossessiona con la perfezione trasmette – in modo inevitabile e spesso inconsapevole – quella tensione ai figli. I figli non imparano cosa diciamo loro: imparano chi siamo. Se vedono un adulto cronicamente ansioso, sovraccarico, incapace di godersi niente perché c’è sempre qualcosa da ottimizzare, quello è il modello che assorbono.

Crepet lo dice in modo diretto: l’ipergenitorialità – quella forma di genitorialità ipercontrollante, iperprotettiva, iperattenta a ogni sfumatura del figlio – è spesso la proiezione dell’infelicità del genitore. Non è amore eccessivo: è angoscia travestita da amore. È la mente che dice “mi occupo di te” quando in realtà sta dicendo “non so cosa fare di me stesso”.

Cosa vuol dire essere un adulto felice

Non significa essere sempre di buon umore o non avere problemi, sarebbe una richiesta irrealistica. Significa avere una vita che vale la pena essere vissuta: un lavoro che ha senso, relazioni che nutrono, passioni che non si sono abbandonate del tutto nel caos della quotidianità, una direzione che si è scelta consapevolmente. Significa non aver sacrificato completamente se stessi sull’altare della genitorialità, dimenticando chi si era prima di diventare genitori e cosa si voleva fare con la propria vita.

Crepet ha scritto molto su questo: i genitori che rinunciano completamente a se stessi in nome dei figli non stanno facendo un sacrificio nobile e ammirevole. Stanno creando nei figli un debito impossibile da ripagare: il peso implicito di essere stati la ragione di vita di qualcuno. Quel peso si porta nell’età adulta, spesso senza saperlo, come senso di colpa verso i genitori e come difficoltà a costruire la propria autonomia.

Il modello più potente

I figli imparano a stare al mondo guardando i genitori stare al mondo, non ascoltando quello che i genitori dicono su come si dovrebbe stare al mondo. Un adulto che lavora con passione, insegna cosa significa trovare senso nel lavoro. Un adulto che mantiene amicizie care insegna cosa significa coltivare le relazioni nel tempo. Un adulto che affronta le difficoltà senza crollare definitivamente – o che crolla e si rialza in modo visibile – insegna che la resilienza è possibile e concreta.

Nessuna di queste cose si insegna con le parole, né con le prediche, né con i consigli, né con le lunghe spiegazioni su come si dovrebbe vivere. Si trasmette con l’esempio visibile, quotidiano, incarnato. E l’esempio più potente che un genitore possa dare è il più semplice e il più difficile di tutti: guarda, si può vivere bene. Si può trovare senso. Si può essere felici, o almeno provarci con serietà. E vale la pena provarci davvero.

Chi è Paolo Crepet

Paolo Crepet nasce a Venezia nel 1951. Psichiatra, sociologo, scrittore e conferenziere, è autore di decine di libri sull’educazione, la qualità della vita e la famiglia. La sua voce è riconoscibile per la franchezza: dice quello che pensa senza edulcorare, e spesso dice esattamente quello che molti genitori non vogliono sentirsi dire e di cui hanno bisogno.

La sua frase sui genitori felici non è una critica a chi fatica o a chi non ce la fa: è un’indicazione di direzione. Non “sii felice per i tuoi figli”, ma “sii felice per te stesso, e questo sarà il regalo più grande che potrai fargli”. È la stessa logica dell’ossigeno sull’aereo: mettiti prima la maschera tu, poi aiuta chi ti sta vicino.

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