La Gazza di Monet e l’importanza delle persone speciali nella nostra vita: la lettura di Enrico Galiano

C’è un quadro di Monet che quasi tutti hanno visto almeno una volta senza saperlo. Una distesa di neve, una staccionata, una casa sullo sfondo. E su quella staccionata, quasi nascosta, una gazza minuscola che non fa niente. Eppure è lei il centro di tutto… come alcune persone nella nostra vita. Chi è la ta Gazza di Monet?

persone speciali nella nostra vita

Perché la neve di Monet non è bianca

Enrico Galiano – insegnante, scrittore, uno dei divulgatori di letteratura e arte più amati d’Italia – parte da un’osservazione che sembra tecnica, ma diventa tutto il resto: guardando La Gazza da vicino, ci si accorge che quella neve non è davvero bianca. Dentro ci sono azzurri, viola, gialli, perfino un po’ di rosa. Monet aveva capito che un colore cambia continuamente a seconda della luce che riceve, e tutta la sua pittura nasce dall’ossessione di fermare il tempo, fermare la luce.

In una lettera del 1885 scriveva di avere una serie di quadri nella neve in lavorazione e di avere una sola paura: che cambiasse il tempo. Perché il sole si sposta, un’ombra cambia colore, quello che stai dipingendo dopo cinque minuti è già un’altra cosa. Le ombre di La Gazza – quei rosa, quei viola, quegli azzurri sulla neve – sono effetti che possono durare pochissimi minuti. Monet dipingeva contro il tempo, fuori sotto zero, avvolto in tre cappotti, con i guanti, una stufetta ai piedi. In Norvegia avrebbe scritto di aver dipinto completamente imbiancato, con i ghiaccioli appesi alla barba come stalattiti.

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Quando dieci secondi bastano per sempre

La Gazza – e qui arriva il momento più potente della lettura di Galiano – non vola, non canta, non fa praticamente niente. Eppure è lei che dà calore a un quadro gelido. E Galiano pone una domanda che sembra semplice e non lo è affatto: quanto può essere rimasta ferma su quella staccionata quella gazza? Dieci secondi? Forse anche meno.

“Quei dieci secondi sono bastati. Monet l’ha vista, se l’è portata dentro e più di 150 anni dopo siamo ancora qui a guardarla.”

Monet ci avrà messo giorni a finire quella tela. Ma la gazza era lì per un attimo. Un attimo che è diventato permanente, non perché la gazza abbia fatto qualcosa di straordinario, ma perché Monet era abbastanza attento da vederla e abbastanza capace da tenerla. La presenza minuscola di quell’uccello trasforma tutto il resto: stessa neve, stessa casa, stessa luce, ma senza la gazza il quadro è un po’ più vuoto.

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Come le persone cambiano la temperatura di un posto

“A volte, a cambiare la temperatura di un posto, non è mica un termosifone, non è il sole: è una presenza. Qualcuno che magari non fa niente di speciale, però c’è. E improvvisamente tutto quello che gli sta intorno sembra un po’ più vivo.”

Galiano non usa la gazza come metafora decorativa. La usa per dire qualcosa di preciso su come funzionano le relazioni umane, qualcosa che di solito si sente ma non si riesce a spiegare. Ci sono persone che entrano in una stanza e cambiano la qualità dell’aria. Non parlano necessariamente più degli altri, non fanno gesti grandi, non occupano lo spazio in modo vistoso. Però ci sono, e quella presenza basta. Come la gazza sulla staccionata: non canta, non vola, non fa niente, eppure è lei che dà calore a tutto il quadro.

È una cosa che si riconosce subito quando la si legge, perché quasi tutti hanno quella persona. Quella a cui basta un messaggio, uno sguardo, sapere che c’è, per sentire qualcosa che cambia.

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Chi è la tua gazza di Monet

“Ognuno di noi, credo, ha la sua gazza. Quella persona a cui basta un cenno per intiepidire il cielo o per farti sentire un po’ d’aria fresca quando ti sembra di soffocare.”

La domanda con cui Galiano chiude la sua lettura è quella che rimane. Non è una domanda retorica: è un invito a fare mente locale su chi, nella propria vita, ha quella funzione. Chi è la persona la cui presenza – anche solo sapere che esiste e che c’è – cambia la temperatura di quello che ti sta intorno?

Non è necessariamente chi ti vuole più bene, né chi ti conosce da più tempo. È chi riesce a farti sentire un po’ più vivo solo essendo lì. Come la gazza di Monet: minuscola, ferma per dieci secondi su una staccionata, eppure ancora qui, cento cinquant’anni dopo, a riscaldare un quadro di neve.

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