Quand’è stata l’ultima volta che hai cenato con tuo figlio senza uno schermo acceso? Senza il telefono sul tavolo a portata di mano, senza la televisione in sottofondo che riempie i silenzi, senza che ognuno fosse perso in qualcosa di suo? Se ci pensi e fai fatica a rispondere, questa frase è per te. Nicola Gratteri non parla di mafia questa volta. Parla di qualcosa che succede in milioni di case ogni sera, qualcosa di più quotidiano e forse – per le conseguenze che ha – ancora più urgente: come stiamo crescendo i nostri figli. E cosa stiamo perdendo senza accorgercene.

La frase di Nicola Gratteri ai genitori
“Genitori, finitela di fare gli amici dei figli! Li rovinate. Per attirare la loro attenzione non comprategli cose che non vi potete permettere, non hanno bisogno di cose, hanno bisogno di essere ascoltati, di parlare. Spegnete il televisore mentre mangiate e mangiate alla stessa ora, per potervi guardare.”
È una frase che brucia un po’, perché descrive cose che molti di noi fanno ogni giorno senza rendersi conto di quanto pesino. Il televisore acceso a cena sembra una piccola cosa, in realtà è uno schermo letterale tra te e tuo figlio.
Smettere di fare gli amici
Essere amici dei figli è una trappola dolcissima. Vuoi che ti vogliano bene, che ti scelgano, che vengano da te e non da un altro. Ma un amico non può fare quello che deve fare un genitore: dire di no, mettere limiti, essere la persona che insegna che il mondo non gira intorno a te. I figli hanno già tanti amici, o li troveranno. Hanno un solo papà e una sola mamma in tutta la vita. Quella funzione non è intercambiabile.
Cose o presenza
L’impulso di comprare ai figli quello che non si può permettere nasce quasi sempre da un posto buono: l’amore per loro, il senso di colpa per non esserci abbastanza, la voglia genuina di renderli felici e di vederli sorridere. Ma Gratteri dice qualcosa di importante e che vale la pena sentire: quella mossa non funziona, almeno non nel modo che si spera.
Non perché i regali siano sbagliati in assoluto, un regalo fatto con senso ha il suo valore. Ma perché quello che un bambino sente davvero, quello che registra nell’esperienza profonda e porta con sé nel tempo, non è la cosa ricevuta. Non è il giocattolo, non è il vestito firmato, non è il telefono nuovo. È lo sguardo del genitore quando gli parla. È sentirsi ascoltati per davvero, senza che l’altro stia già pensando ad altro.
Il tavolo come spazio sacro
Spegnere la televisione a cena e sedersi tutti insieme alla stessa ora sembra davvero una piccola cosa, quasi banale. Ma in quelle cene senza schermo succede qualcosa che in nessun altro posto e in nessun altro momento della giornata succede nello stesso modo: ci si guarda. Ci si chiede com’è andata davvero. Si sente la voce dell’altro, non filtrata da un messaggio vocale, non compressa in uno schermo, non tagliata in una storia di dieci secondi. La voce reale, quella di sempre.
Il tavolo della cena può essere uno dei posti più potenti di una famiglia, se lo si lascia essere quello che è. Se non lo si riempie di distrazioni che sembrano riempire il silenzio, ma in realtà svuotano lo spazio.
Inizia da stasera
Non serve aspettare il momento perfetto. Stasera, se puoi, prova questa cosa: spegni il televisore prima di sederti a tavola. Metti il telefono in carica lontano dal tavolo. Chiedi a tuo figlio – o al tuo partner, o a chiunque sia lì – com’è andata davvero la giornata. E ascolta la risposta senza pensare già a cosa risponderai. Quella cosa piccola, fatta ogni sera con costanza, cambia le famiglie nel tempo.
Nicola Gratteri è magistrato, procuratore di Napoli, una vita in prima linea contro la criminalità organizzata, una delle voci più coraggiose e più dirette dell’Italia contemporanea.
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