Massimo Recalcati: “la nascita di un fratello è un trauma”, ma può insegnare che l’Io non è il centro di tutto

Arriva il fratello o la sorella, e il mondo cambia tutto. Non solo i ritmi di casa, non solo l’attenzione dei genitori che si divide e non è più tutta lì, solo per lui o lei. Qualcosa cambia in modo molto più profondo e molto più strutturale: nell’immagine che il bambino ha di se stesso, del posto che occupa nel mondo, del ruolo che ha nella famiglia. Qualcosa che sembrava dato e definitivo – essere l’unico – improvvisamente non lo è più. Massimo Recalcati lo chiama con una parola precisa che non lascia spazio all’ambiguità: trauma.

la nascita di un fratello è un trauma

Cosa succede quando arriva un fratello o una sorella secondo Massimo Recalcati

“La nascita del fratello o della sorella è un trauma, perché spezza il fantasma di essere il figlio unico. Divide l’uno: l’uno si fa diviso in due a causa della nascita di un fratello o di una sorella, e questo comporta un trauma che può essere o radicalmente traumatico, oppure virtuoso. C’è il trauma virtuoso in cui benedetto il fratello o la sorella che insegna traumaticamente che l’Io non è il centro di tutto.”

La struttura del ragionamento di Recalcati è quella della distinzione fondamentale: non tutto il trauma è uguale nella sua natura, e non tutto il trauma è qualcosa da evitare o da considerare necessariamente negativo.

Il fantasma del figlio unico

“Spezza il fantasma di essere il figlio unico”: questa è la formulazione più precisa e più illuminante. Non si tratta solo del bambino che era figlio unico e ora non lo è più in senso anagrafico: si tratta di qualcosa di molto più profondo, di un’illusione fondante che crolla. L’illusione di essere l’unico, il centro, il punto inamovibile attorno a cui il mondo dei genitori ruota completamente e sempre.

Quell’illusione non è necessariamente negativa nella primissima infanzia, anzi, è funzionale alla costruzione di un senso di sé sufficientemente stabile. Ma tenerla indefinitamente, non doverla mai mettere in discussione, sarebbe un problema molto più grande di qualsiasi trauma.

Il trauma radicalmente traumatico

C’è una versione del trauma in cui la nascita del fratello produce una ferita che non si elabora, una rivalità che non si trasforma in qualcosa di più ricco, una perdita di centralità che diventa rancore permanente o insicurezza profonda che si porta a lungo. Questo accade quando l’ambiente familiare non aiuta il bambino a dare senso e significato a quello che sta attraversando, quando non c’è spazio sufficiente per il dolore e per la necessaria riorganizzazione della propria immagine.

Il trauma virtuoso

E poi c’è il trauma virtuoso: “benedetto il fratello o la sorella che insegna traumaticamente che l’Io non è il centro di tutto.” Quella parola, “benedetto”, è la più bella e la più inaspettata di tutta la frase. Il fratello o la sorella come dono prezioso proprio nel momento in cui sembra una minaccia alla propria centralità.

Perché imparare che l’Io non è il centro di tutto è una delle lezioni più importanti e più fondamentali della vita. Si impara a condividere, ad aspettare, a negoziare, a stare in relazione con qualcuno che non è scelto ma è dato. Si impara che il mondo non ruota attorno a noi. e questa è la base di qualsiasi relazione autentica con gli altri.

Massimo Recalcati è psicoanalista lacaniano, professore universitario e autore di opere fondamentali sulla famiglia, il desiderio e il lutto, tra cui Il complesso di Telemaco e Le mani della madre.

Altre frasi di Massimo Recalcati

  • “Ciascun genitore è chiamato a educare i suoi figli solo a partire dalla propria insufficienza, esponendosi al rischio dell’errore e del fallimento. Per questa ragione i migliori non sono quelli che si offrono ai loro figli come esemplari, ma come consapevoli del carattere impossibile del loro mestiere.”
  • “L’angoscia prevalente dei genitori ipermoderni è quella di essere sufficientemente amati dai loro figli. Si tratta di un’aberrazione generazionale.”
  • “Il compito dei genitori è un compito impossibile. Come governare e psicoanalizzare.”
  • “La domanda di padre che oggi attraversa il disagio della giovinezza non è una domanda di potere e di disciplina, ma di testimonianza.”
  • “Il punto è che educare non significa condurre lungo una via già tracciata, ma, a partire dalle proprie radici, spingere verso la possibilità inedita di fare esperienza dell’apertura dei mondi.”

Leggi anche: Recalcati: “La madre, come Dio, conosce il numero esatto dei capelli di ogni figlio”, ci insegna la cura del particolare