Recalcati: “La madre, come Dio, conosce il numero esatto dei capelli di ogni figlio”, ci insegna la cura del particolare

Viviamo in un tempo che va di fretta. Che disperde invece di raccogliere, che generalizza invece di vedere con attenzione, che accelera invece di sostare davanti a quello che merita di essere visto. In questo contesto preciso e molto difficile da contrastare, Massimo Recalcati pone una domanda che sembra semplice e che non lo è affatto: cosa ci insegna una madre?

Recalcati La madre

Cosa ci insegna una madre?

“Cosa ci insegna una madre? Nel nostro tempo, che è il tempo dell’incuria più assoluta, dell’accelerazione maniacale della temporalità, della dispersione e della dissoluzione della vita insieme, la funzione materna è rimettere al centro l’importanza della cura come cura del particolare.”

La cura del particolare. Non la cura in astratto, non la cura come politica o come principio, ma la cura di questo figlio, di questo momento, di questo capello che si conta. In un tempo che spinge verso l’universale, il generico, il veloce, la madre insegna il contrario: che il particolare conta. Che ogni cosa ha un nome proprio.

Rendere ogni figlio, figlio unico

“La cura materna non è una cura come le altre perché sa rendere ogni figlio, figlio unico. La forza e il dono della madre è rendere ogni figlio, figlio unico.”

Questa frase ripetuta due volte non è ridondanza: è insistenza su qualcosa di preciso. La madre non ama i figli in astratto. Ama questo figlio, con questa voce e questo modo di muoversi, come se fosse l’unico. Quella capacità di rendere unico quello che in astratto sarebbe solo uno tra tanti – un bambino tra miliardi di bambini – è il dono specifico e irriproducibile della maternità.

Conosco questa esperienza dall’interno. Mio figlio non è “un figlio”: è quella persona specifica, con quella storia specifica, con quella risata specifica che riconoscerei tra mille. Recalcati lo nomina come funzione materna, e ha ragione: è proprio quello.

La madre conosce il numero dei capelli di ogni figlio

“La madre, come Dio, conosce il numero esatto dei capelli di ogni figlio.”

Questa è l’immagine più potente di tutto il ragionamento. Il numero dei capelli: un dato inutile, impossibile, assurdo. Nessuno li conta. Eppure l’immagine dice qualcosa di vero: la madre conosce il proprio figlio in modo così totale, così capillare, così arrivato nei dettagli minimi, da sembrare onniscienza. Non perché sia davvero Dio, ma perché la cura particolareggiata produce una conoscenza che va a quel livello di profondità.

La lezione materna è la difesa del particolare

“La lezione materna è che la cura è sempre cura del particolare più particolare, è sempre difesa del particolare di fronte all’universale. In questo senso c’è un’Antigone in ogni madre.”

Antigone seppellisce il fratello contro la legge dello stato, perché la legge universale, per quanto autorevole, non può cancellare il legame particolare e concreto con quella persona specifica.

Recalcati vede la stessa struttura fondamentale nella maternità: una difesa tenace e irriducibile del singolo di fronte alla macchina dell’universale, del generale, del sistema che non vede le persone, ma le categorie. La madre difende questo figlio, con questo nome e questa storia, anche quando il mondo vorrebbe ridurlo a un dato statistico o a un numero in un sistema.

L’eredità materna è il sentimento della vita

“L’eredità materna è l’eredità del sentimento della vita, cioè del desiderio di vivere, e per questo la depressione materna è veramente un problema nella trasmissione del sentimento della vita da una generazione all’altra.”

La madre non trasmette solo cura: trasmette il desiderio di vivere. Quella trasmissione è invisibile, ma fondamentale: un figlio che cresce vicino a qualcuno che sente la vita come preziosa impara, in qualche modo, a sentirla così.

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