Quanta energia investi ogni giorno nel costruire un’immagine di te che rispecchi ciò che vorresti che gli altri vedessero? A calibrare le parole, a dire la cosa giusta, a conquistare l’approvazione di chi conta ai tuoi occhi? E alla fine della giornata, quella soddisfazione che stai cercando – quel sentirsi finalmente a posto – arriva davvero? Raffaele Morelli, psichiatra e da oltre quarant’anni direttore dell’Istituto Riza di Milano, offre una risposta netta su dove porta questo percorso. E su dove, invece, si trova la vera gioia. Un luogo diverso da quello dove la maggior parte di noi la cerca.

Diventare come il bruco che genera la farfalla
“Il nostro vero impegno non è certo quello di ‘assomigliare o piacere a qualcuno’, ma di essere come il bruco che partorisce la farfalla, cioè di far emergere l’essenza, di cui il talento è una manifestazione potente e privilegiata. Questo è il significato di diventare ciò che si è, ed è in questo processo di costante auto trasformazione che si percepisce la gioia.”
L’immagine del bruco e della farfalla non è una novità assoluta – attraversa numerose tradizioni filosofiche e spirituali – ma Morelli la utilizza con un significato molto specifico. Il bruco non si trasforma in farfalla imitando un’altra farfalla. Non segue alcun modello esterno. Cambia dall’interno, seguendo qualcosa che porta già dentro di sé. La farfalla non arriva da fuori: nasce dall’essenza.
Perché il bisogno di piacere è un ostacolo
Raffaele Morelli individua proprio nel bisogno di piacere agli altri uno dei principali freni alla gioia. Non perché le relazioni non abbiano valore, anzi, contano moltissimo, e Morelli non lo mette in discussione. Ma perché esiste una differenza sostanziale tra scegliere liberamente di andare verso l’altro e costruire la propria identità sull’approvazione altrui. La prima è connessione vera. La seconda è dipendenza. E fondare la propria identità sulla dipendenza dall’approvazione equivale a costruire una casa su un terreno che non ci appartiene, e che può muoversi da un momento all’altro.
Chi vive per piacere si trova in una condizione di dipendenza costante: ha bisogno che l’approvazione, lo sguardo, la conferma altrui non vengano mai meno. Ogni sguardo mancato diventa una minaccia. Ogni critica, un crollo. In quella condizione non c’è vera pace, perché nessuno può controllare cosa pensano gli altri.
Essenza e talento: due parole precise
Il termine “essenza” usato da Morelli non è generico, è mirato. Indica quella parte di noi che non dipende da nessun altro: le inclinazioni più profonde, gli interessi autentici, il modo di muoversi nel mondo quando non si sta recitando alcuna parte.
Il talento, spiega Morelli, è la manifestazione di quell’essenza: non qualcosa che si compra, non qualcosa da dimostrare agli altri. È ciò che emerge quando smettiamo di bloccarci. Quando, invece di domandarci “piacerà questo?”, ci chiediamo “questo corrisponde davvero a chi sono?”
La gioia sta nel percorso, non nel traguardo
L’aspetto più sorprendente di questa riflessione è dove Morelli colloca la gioia: non nell’arrivo, non nel risultato, non nel riconoscimento ottenuto. Nel percorso stesso. In quel “costante processo di auto trasformazione” che significa diventare ciò che si è.
La gioia non è la meta, è il movimento. È la sensazione di essere in trasformazione, di avvicinarsi sempre di più a se stessi. Come il bruco, che non sa ancora di portare dentro una farfalla, ma che sta comunque cambiando: non conosce la destinazione, ma sente di muoversi nella direzione giusta. E quella direzione si percepisce.
Perché è così complicato liberarsi dal bisogno di piacere
Morelli è consapevole che dire “smetti di cercare l’approvazione” è molto più semplice a dirsi che a farsi. Il bisogno di piacere affonda le radici nell’infanzia, quando l’approvazione dei genitori era, letteralmente, indispensabile alla sopravvivenza emotiva. Si consolida nell’adolescenza, quando il giudizio del gruppo sembrava contare più di ogni altra cosa. E resta, nell’età adulta, come un automatismo, spesso del tutto inconsapevole.
Non scompare con un atto di volontà o con una singola decisione. Si allenta piano piano, man mano che si fa esperienza diretta e si scopre che vivere secondo la propria essenza – anche quando questo non piace a tutti, anche quando qualcuno si allontana perché non ci riconosce più – genera una qualità di vita interiore radicalmente diversa, e molto più solida, rispetto a quella prodotta dal continuo adattarsi agli altri.
Chi è Raffaele Morelli
Raffaele Morelli nasce a Milano nel 1948. Laureato in medicina e specializzato in psichiatria, dirige l’Istituto Riza dal 1979 ed è fondatore della Scuola di Formazione in Psicoterapia a indirizzo psicosomatico. Il suo approccio unisce psichiatria, psicosomatica e psicologia del profondo, mettendo al centro l’autenticità – il diventare ciò che si è – come chiave del benessere psicologico e fisico.
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