Quante volte, guardando indietro agli anni che hai già vissuto, ti accorgi che la tua vita vera – quella in cui eri davvero presente, in cui sentivi di essere esattamente dove dovevi essere, in cui qualcosa di importante stava accadendo o cambiando – è concentrata in pochi momenti molto precisi? E che tutto il resto era riempitivo, attesa, abitudine ripetuta? Friedrich Nietzsche aveva osservato qualcosa di scomodo e di molto preciso sulla struttura reale del tempo vissuto e su come la maggior parte delle persone lo abita.

Momenti di grande intensità e innumerevoli intervalli
“La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.”
La distinzione che Nietzsche fa non è tra felicità e infelicità, non è tra successo e fallimento, non è tra giorni buoni e giorni cattivi. È tra intensità e intervallo.
I momenti magici non sono necessariamente facili o piacevoli, ma possono essere momenti di dolore profondo, di trasformazione difficile, di scelta impossibile. Sono magici perché in essi si è pienamente vivi, pienamente presenti, pienamente se stessi.
Gli intervalli
L’intervallo è quello spazio tra i momenti in cui la vita si svolge senza che si sia davvero dentro. Si mangia, si risponde a messaggi, si guarda qualcosa, si aspetta che arrivi qualcosa di più significativo. L’intervallo non è necessariamente brutto, è semplicemente vuoto di presenza. Si attraversa senza lasciarci qualcosa e senza portarsi via qualcosa.
Nietzsche non sta condannando gli intervalli, fanno parte della struttura inevitabile del tempo e della vita quotidiana di chiunque. Nessuno vive tutto al massimo dell’intensità, e sarebbe impossibile e probabilmente insostenibile. Sta dicendo qualcosa di più preciso e di più importante: che chi non riconosce i momenti magici – chi non ha sviluppato la sensibilità o l’attenzione necessaria per coglierli quando arrivano – finisce per vivere solo gli intervalli. Non perché i momenti magici non ci siano nella sua vita. Perché non li vede, non li abita, non li porta con sé.
Io per esempio ho imparato a riconoscere i momenti magici quando sono diventata madre. Quando stai davvero con tuo figlio – non nei paraggi, ma davvero lì – quei momenti si illuminano in modo diverso. Il modo in cui tiene la tua mano, una domanda che ti fa di notte, una risata condivisa. Sono rarissimi nel senso di Nietzsche: non frequenti, ma vivi. Il resto del tempo è intervallo. Non negativamente: è necessario. Ma la differenza si sente.
Chi non conosce i momenti magici
Nietzsche dice “non conoscendo”, come se fosse una questione di conoscenza, di riconoscimento. Non di sfortuna. Chi non ha imparato a riconoscere i momenti di intensità quando arrivano, li lascia passare senza abitarli. Poi guarda indietro e vede solo intervalli, e pensa di non aver vissuto abbastanza. Ma forse ha vissuto abbastanza. Non li ha visti.
Come riconoscerli
I momenti magici di Nietzsche si riconoscono da una sensazione molto precisa: quella di essere completamente presenti in quello che sta accadendo, senza la mente già al prossimo impegno o al messaggio da rispondere. Possono durare secondi: un momento di connessione reale con qualcuno, una rivelazione improvvisa, qualcosa di bello visto davvero. Possono essere in un momento di dolore profondo come in uno di gioia pura. L’unica cosa che li distingue da tutti gli altri momenti è la qualità dell’attenzione che si porta in essi.
La notizia scomoda è che si possono perdere anche quelli che arrivano, distogliendosi, pensando ad altro, riducendoli a qualcosa di gestibile invece di abitarli fino in fondo. La notizia buona è che si può imparare a non perderli.
Friedrich Nietzsche è stato filosofo tedesco del XIX secolo, autore di Così parlò Zarathustra, Al di là del bene e del male e de La nascita della tragedia, uno dei pensatori più provocatori, più difficili e più influenti della filosofia moderna, qualcuno che ha cambiato il modo in cui si pensa alla morale, alla verità e all’esistenza.
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