C’è qualcosa che non hai ancora fatto – un progetto rimandato, un’opera iniziata e poi fermata, qualcosa che aspetti ancora di fare “quando sarà davvero pronto”, quando ti sentirai abbastanza preparato – perché hai paura che quello che produrrai non sia abbastanza buono? Che non corrisponda all’immagine che hai in testa? Salvador Dalì aveva su questa paura una risposta che è liberatoria e ironica allo stesso tempo. Una frase sola che smonta un blocco che può durare anni.

Non avere paura della perfezione
“Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai.”
La frase funziona su due livelli. Il primo è una rassicurazione: non devi aver paura della perfezione, non ti può fare niente. Il secondo è una verità scomoda: non la raggiungerai mai, quindi smetti di usarla come scusa per non fare. Dalì unisce le due cose in modo così compresso che fanno ridere e fanno pensare nello stesso momento.
La perfezione come scusa
La paura della perfezione – o più precisamente, la paura di non raggiungerla – è spesso una scusa molto sofisticata per non esporsi al giudizio e al rischio di delusione. Finché qualcosa non è “pronto”, non si può sbagliare ufficialmente. Non si può essere giudicati da fuori. Non si può sentire quella delusione specifica – la più difficile – di aver fatto qualcosa che non corrisponde all’immagine luminosa che si aveva in testa.
Dalì lo sapeva per esperienza propria e altrui, e lo diceva a chi stava paralizzato davanti alla tela bianca aspettando l’ispirazione perfetta, a chi aspettava il momento giusto che non arrivava mai, a chi rimandava sistematicamente perché quello che aveva fatto finora non era ancora abbastanza buono. La perfezione non arriva. Questo è un dato. Il lavoro – quello imperfetto, quello disponibile adesso – sì.
La libertà dell’imperfezione
Quando si smette di puntare alla perfezione come condizione necessaria per iniziare – o più precisamente, quando si accetta che non arriverà mai abbastanza da essere usata come punto di partenza – si libera qualcosa di molto prezioso e di molto concreto: la capacità di fare le cose nel modo in cui le sai fare adesso, con quello che hai adesso, con le competenze che hai adesso, senza aspettare di diventare la versione migliore e più preparata di te stesso prima di iniziare.
Dalì non stava dicendo che la qualità non conta. Nella sua vita la qualità contava moltissimo, come si vede in ogni opera. Stava dicendo qualcosa di più preciso: che la qualità che conta davvero è quella che si mette nel fare, nella presenza, nell’impegno reale. Non quella che si immagina che dovrebbe avere il risultato finale prima ancora di averlo prodotto.
Cosa fare con questa frase
Pensa a quella cosa che non hai ancora fatto perché non è pronta: il progetto, la conversazione, il passo. Probabilmente non lo sarà mai nel modo esatto in cui la immagini, in quel modo ideale e senza rischi. Ma potrebbe essere fatta adesso, così com’è, con quello che sei adesso, con le risorse che hai adesso. Quella versione imperfetta ha un valore che la versione perfetta – quella che non esiste e non esisterà – non avrà mai: esiste. Ed esistere è già molto più di essere immaginata.
Salvador Dalì è stato un pittore surrealista spagnolo, autore de La persistenza della memoria e di molte altre opere che hanno ridefinito i confini dell’immaginazione artistica nel Novecento, una delle personalità più eccentriche, più geniali e più consapevoli di sé nella storia dell’arte moderna, qualcuno che non ha mai aspettato di essere pronto per fare qualcosa di straordinario.
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