Italo Calvino è uno di quei pochi autori che non si legge e si ripone in un cassetto. Le sue storie, le sue frasi, le sue parole si fermano dentro e continuano a lavorare nell’anima anche quando le pagine dei suoi libri ingialliscono. Forse perché è uno dei pochi che parla della vera vita quotidiana, del tempo, di ciò che siamo e di ciò che potremmo essere, ma soprattutto di come spesso passiamo i giorni senza accorgercene davvero. Con queste 5 frasi di Calvino è possibile togliere certezze, riaprire domande che pensavamo risolte sulla vita e imparare a fermarci quel secondo in più che basta per capire che, ogni giorno, ogni secondo non deve essere sprecato.

1. Qual è il senso dei nostri giorni?
“Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere.”
Questo può essere un ottimo inizio che, in un battito di ciglia, riporta subito al presente. Ma attenzione, non traghetta in fretta e furia un presente ideale, ma quello reale, che spesso attraversiamo distratti, pensando che ci sarà sempre un altro momento migliore.
Quando dice che non ci sono altri giorni, Calvino vuole ricordare che la vita non si sposta in avanti da sola, ma cammina mentre si è dentro o fuori da ciò che si vive.
Lo “sprecare” non riguarda solo il tempo, ma il modo in cui cui si va avanti quasi per inerzia, senza prestare attenzione a quei piccoli momenti che, ognuno a modo loro, rendono ognuno ciò che è. Alla fine, si tratta di un invito semplice: non rimandare la vita mentre sta già accadendo.
2. Quando si cambia rotta
“Anche per chi ha passato tutta la vita in mare c’è un’età in cui si sbarca.”
Arriva un momento in cui il modo in cui stiamo al mondo cambia, anche se non lo avevamo previsto. Il mare non è solo un luogo, ma una condizione. Chi ci ha vissuto dentro conosce bene quella libertà che tiene sempre in viaggio, ma anche una stanchezza che non fa rumore, che si accumula senza accorgersene. Poi, senza un vero confine, si sbarca. E quando si arriva, ci si accorge che non si è più gli stessi, anche se non si è rinnegato nulla.
Capito cosa vuole dirci Calvino? Sembra parli di perdita, ma non è così. Ci sta parlando di trasformazione, dentro cui c’è anche qualcosa che somiglia alla vita di tutti i giorni: il momento in cui si smette di rincorrere tutto come se ogni giorno fosse infinito e si inizia, piano, a capire cosa conta davvero, cosa si è davvero e cosa si potrebbe ancora essere. Sbarcare significa questo: non dover più essere sempre in movimento per sentirsi vivi. E forse è proprio qui che cambia tutto, perché anche la terra ferma, se la guardi bene, può diventare un altro modo di viaggiare.
3. Il rischio di vivere senza aver vissuto davvero
A volte si pensa che vivere significhi spingersi oltre, fare esperienze forti, attraversare il rischio. Ma Calvino ci sposta subito su un altro piano: quello della presenza.
“Che vale aver rischiato la vita, quando ancora della vita non conosci il sapore?”
Si può anche aver sfiorato il limite, attraversato situazioni intense, eppure restare lontani dalla vita perché il “sapore” di cui parla Calvino non è nell’eccezionale, ma nel modo in cui si è dentro mentre accade.
È facile pensare che la vita si misuri nei momenti grandi, ma spesso si perde proprio nel quotidiano. Per esempio: una cena con amici in cui sei lì, ma distratto, con il telefono in mano, senza davvero ascoltare nessuno. Non è un rischio, eppure è un attimo in cui la vita passa senza lasciarti nulla.
Si dovrebbe imparare a esserci davvero, anche nelle cose piccole. Sai perché? La vita non si dimostra rischiandola: si riconosce nel modo in cui la si sente.
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