“Per amore” puoi sbagliare, ma tutto quello che fai “con” amore è giusto: una citazione di Vasco Rossi

C’è una distinzione che Vasco Rossi ha messo in una frase che sembra semplice, ma che contiene qualcosa di molto preciso e di molto utile. Vale la pena fermarsi sulla differenza tra due preposizioni – “con” e “per” – che in apparenza sembrano quasi sinonimi e che invece cambiano completamente il significato di quello che si fa.

citazione di Vasco Rossi

Cosa è giusto e cosa invece è sbagliato?

“Vuoi sapere che cosa è giusto e cosa è sbagliato? Tutto quello che fai con amore è giusto, tutto quello che fai per altri motivi è sbagliato. Ma ho detto ‘con’ amore e non ‘per’ amore, perché anche per amore può essere sbagliato.”

La distinzione tra “con” e “per” non è grammaticale: è filosofica. Ed è quella distinzione, semplice nella forma e complessa nella sostanza, che fa tutta la differenza tra un’azione che rispetta chi hai davanti e un’azione che lo usa, anche involontariamente, come oggetto del tuo bisogno di amare.

“Per amore” può essere sbagliato

“Per amore” indica il movente: l’amore come ragione e giustificazione di quello che si fa. Faccio questa cosa perché ti amo, quindi è giusto. Prendo questa decisione per te, quindi non puoi protestare. Ti controllo, ti soffoco, ti impedisco di fare cose che ti farebbero crescere perché ti amo, e l’amore giustifica. Rinuncio a me stesso completamente per amore, sperando che questo venga riconosciuto. Sacrifico la mia vita per amore di qualcuno che non ha chiesto quel sacrificio.

Quelle azioni possono essere profondamente sbagliate nonostante il movente genuino. L’amore usato come giustificazione non rende giusta qualsiasi cosa produca. Può produrre possesso, dipendenza, sacrificio distruttivo, controllo mascherato da cura, senso di colpa implicito nell’altro. Si può fare del male a qualcuno agendo in nome dell’amore, e succede spesso, in molte relazioni, senza che nessuno lo voglia.

“Con amore” è diverso

“Con amore” indica il modo di fare le cose: l’amore come qualità dell’azione stessa, non come sua giustificazione esterna. Faccio questa cosa con presenza piena, con cura reale, con attenzione genuina per l’altro. Non per convincere qualcuno di quanto lo amo o per tenere il conto di quello che mi deve. Non per sentirmi a posto con me stesso dopo. Con amore: con quella qualità interna nell’atto stesso che lo rende diverso da dentro.

Un medico che opera con amore – con cura totale per quella persona specifica, con presenza autentica, con attenzione ai dettagli che cambiano le cose – sta facendo una cosa giusta anche se le condizioni sono difficili e faticose. Un genitore che stabilisce un limite con amore – con calma, con rispetto per il figlio, con presenza e non con rabbia – sta facendo una cosa giusta anche se il figlio in quel momento non la vuole sentire.

La differenza nella pratica

Chiediti, di fronte a una scelta importante – una decisione che riguarda qualcuno che ami, un limite che stai per stabilire, un gesto che stai per fare – questa domanda: sto facendo questa cosa per amore, come giustificazione di un’azione che in fondo serve a me, per sentirmi a posto con me stesso o per dimostrare qualcosa? O la sto facendo con amore, cioè con quella qualità di presenza, di cura reale e di attenzione all’altro che rende l’atto stesso diverso nella sua natura?

Quelle due domande sembrano molto simili dall’esterno, ma portano in posti completamente diversi quando le si porta davvero dentro. La risposta onesta – quella che si dà quando si è davvero disposti a guardarsi senza difese – orienta molto meglio e molto più concretamente di qualsiasi regola astratta su cosa sia giusto o sbagliato fare in una situazione specifica. È la bussola che Vasco suggerisce: non le regole, ma la qualità con cui si agisce.

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