“Dove vai?” “Al solito posto.” “Con chi?” “Con chi ci sarà.” “Quando torni?” “Quando abbiamo finito.” Ti suona familiare? Se hai un figlio adolescente in casa, probabilmente sì. Osvaldo Poli —- pedagogista, formatore, autore di libri molto letti sull’educazione – ha capito esattamente perché succede, e cosa devi fare tu perché smetta di succedere. Il problema, dice, non è tuo figlio. Sono i software che stai usando.

Disinstalla i software vecchi
“Bisogna disinstallare due software precedenti, che sono il dialogo di confidenza e il dialogo di convincimento. Il software è il modo di porsi, è il modo di dialogare con il figlio.”
Il software non è il figlio: sei tu. Il modo in cui ti poni quando parla, le domande che fai, il tono con cui le fai, il tipo di dialogo che cerchi e che ti aspetti: quello è il software. Il figlio è lo stesso. Il software sei tu. E se continui a usare il software che funzionava benissimo quando aveva otto anni e ti raccontava tutto spontaneamente, non stupisce che con un adolescente di sedici non risponda nel modo che ti aspetti.
Il dialogo di confidenza: addio
“Il dialogo di confidenza è quello del bambino piccolo, quello che racconta spontaneamente un po’ i fatti suoi, i fatti della giornata. L’adolescente, invece, notoriamente si mette in modalità aereo.”
Il bambino piccolo ti racconta tutto spontaneamente e senza filtri: l’amico che ha litigato alla ricreazione, cosa ha mangiato di strano a mensa, cosa l’ha fatto ridere da solo. Condivisione continua, spontanea, senza strategia. L’adolescente si mette in modalità aereo: nessun segnale in uscita, nessun segnale in entrata disponibile. La porta della camera diventa un confine reale.
Non perché ti odi, almeno non nella stragrande maggioranza dei casi. Perché sta attraversando il processo di costruzione della sua identità separata da te, e quel processo richiede spazio privato, segreti, zone che non condivide con i genitori. È fisiologico, è necessario allo sviluppo, è quello che deve succedere. Ma significa che il vecchio software – quello che funzionava benissimo fino a dodici anni – non funziona più. Non lo devi aggiornare: lo devi disinstallare.
I servizi segreti
“Tu dovresti chiedergli: ‘Ma a te ti hanno assunto ai servizi segreti?’ Ma di vostra figlia diciottenne voi vorreste sapere proprio tutto, tutto, tutto, oppure anche solo in generale?”
Osvaldo Poli usa l’ironia per smontare un’aspettativa genitoriale molto comune: quella di sapere tutto quello che riguarda il figlio adolescente, di avere accesso completo alla sua vita come si aveva quando era piccolo. Quella aspettativa non è realistica con un adolescente, e insistere su di essa – fare domande sempre più dettagliate, fare sentire il figlio in un interrogatorio – produce esattamente quella chiusura ermetica che si vuole evitare.
La domanda vera che Osvaldo Poli invita a farsi è più semplice e molto più utile: quante informazioni ti bastano davvero per sapere che tuo figlio sta bene in modo sufficiente? Probabilmente molto meno di quello che credi di volere in questo momento.
Il dialogo di convincimento non funziona
“Bisogna dismettere anche il dialogo di convincimento, che è fatto di tutti quei bellissimi ragionamenti che noi facciamo, ben argomentati, ben motivati, per dire al figlio cosa dovrebbe fare e cosa dovrebbe evitare.”
La mamma che spiega: “Se ti riposi un’ora dopo scuola e poi fai i compiti, poi hai tutto il pomeriggio libero…” E lui: “Ehhhh.” Non perché non capisca. Perché il dialogo di convincimento posiziona il genitore come superiore che spiega la vita al figlio. E l’adolescente, che sta costruendo la sua autonomia, rifiuta quella posizione automaticamente, anche quando il ragionamento è perfettamente logico.
Aspettarsi il “wow” non funziona
“Noi ci aspettiamo che i figli dicano ‘Wow!’ Ma i figli dicono ‘Ehhhh’.”
La distanza tra il “Wow!” che immagini e l'”Ehhhh” che ricevi è quella tra le tue aspettative e la realtà dell’adolescenza. Cambia il software. Non il figlio: il software che usi con lui.
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