Roberta Bruzzone: “Se non sai insegnare a tuo figlio a stare nel dolore, non dovevi fare il genitore”, e spiega perché

Proprio stamattina stavo pensando a un genitore che, davanti alle lacrime del figlio dopo non aver superato l’esame di riparazione, ha fatto di tutto per evitargli quella sofferenza: ha parlato con gli insegnanti, cercato giustificazioni, dando addirittura la colpa alla scuola. Chi insegnerà a quel ragazzo che nella vita nessuno gli deve niente e che non ci sarà sempre qualcuno pronto a togliergli dalle mani le conseguenze dei suoi errori? Perché amare un figlio non significa spianargli continuamente la strada, ma soprattutto avere il coraggio di lasciargli attraversare la fatica, la frustrazione e il dolore. Ed è su questo punto che Roberta Bruzzone non fa sconti.

non dovevi fare il genitore

Proteggerlo da tutto significa non prepararlo a niente

Il problema non è amare troppo un figlio. È confondere l’amore con l’assenza di limiti. Un bambino deve imparare presto che provare rabbia è normale, ma non significa poter ferire; essere frustrato è inevitabile, ma non autorizza a pretendere; stare male è umano, ma non significa avere il diritto di scaricare il proprio dolore sugli altri. Roberta Bruzzone ci dice:

“L’educazione non è qualcosa che passa solo attraverso le carezze. Se tu non sai insegnare a tuo figlio a stare nel dolore, nella frustrazione, nella rabbia e a contenerla, allora vuol dire che non dovevi fare il genitore.”

Questo compito spetta ai genitori. Non basta dire a un figlio che può esprimere ciò che sente: bisogna insegnargli come farlo senza perdere il controllo, e soprattutto bisogna avere il coraggio di non cedere davanti a ogni esplosione emotiva. Educare non significa costruire attorno a un bambino una campana di vetro, ma prepararlo a vivere anche quando la realtà non sarà gentile.

Un figlio prima o poi incontrerà un rifiuto, perderà qualcuno, fallirà, verrà escluso, proverà rabbia, invidia, paura, vergogna. Nessun genitore potrà impedirlo e quando arriverà quel momento, non basterà dirgli che passerà. Dovrà sapere cosa fare di quelle emozioni.

Un bambino non nasce sapendo gestire ciò che prova ed è proprio per questo che ha bisogno di adulti capaci di insegnarglielo. Se ogni emozione viene immediatamente eliminata, negata o soddisfatta, il messaggio che riceve è devastante: se sto male, qualcuno deve sistemare le cose al posto mio. E nella vita adulta questo meccanismo può diventare una trappola.

Proteggerlo da tutto gli fa più male che bene

Vorrei riprendere la scena di cui ti ho parlato, perché è proprio lì che si vede la differenza tra proteggere un figlio e prepararlo alla vita. Quel ragazzo non aveva bisogno di un padre pronto a trovare un colpevole: aveva bisogno di capire perché non aveva superato l’esame e cosa avrebbe potuto fare diversamente. Invece, il genitore ha cercato una giustificazione al posto suo, sottraendogli la possibilità di confrontarsi con il proprio errore.

Ed è così che, poco alla volta, un figlio può imparare una lezione pericolosa: quando qualcosa va storto, qualcun altro arriverà a sistemarlo. Ma la vita non funziona così. Arriveranno altri fallimenti, altri rifiuti, altri “no”. E se non avrà imparato a tollerarli, ogni ostacolo potrà sembrargli insopportabile.

Un genitore non deve essere freddo né punitivo, perché proteggere non significa impedire a un figlio di cadere, ma insegnargli a rialzarsi.

Cosa può fare un genitore? Restare, senza aggiustare tutto

Cosa puoi fare, allora, quando vedi tuo figlio soffrire e il tuo primo istinto è correre a risolvere tutto? Fermarti. Prima di intervenire, chiederti se quella difficoltà abbia davvero bisogno di essere eliminata o se, invece, tuo figlio abbia bisogno di imparare ad affrontarla.

Non è semplice, lo so. Per un genitore, vedere il proprio figlio stare male è una delle cose più difficili da sopportare. Ma proteggerlo da ogni dolore non lo renderà più forte. Gli impedirà di costruire gli strumenti che gli serviranno quando tu non potrai più intervenire.

Quindi, la prossima volta che tuo figlio incontrerà un “no”, una delusione o un fallimento, non chiederti soltanto come posso farlo stare meglio? Chiediti anche: cosa posso insegnargli attraverso questa difficoltà?

Il tuo compito principale è quello di crescere una persona capace di affrontare la vita senza paura, senza aver sempre bisogno di qualcuno che lo protegga, senza giustificazione, senza dare la colpa a qualcuno. La carezza serve. Il limite serve. E qualche volta amare davvero significa avere il coraggio di non salvare tuo figlio da ciò che può insegnargli a diventare adulto.

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