Il silenzio nella coppia: quando è condiviso è il più alto grado di intimità. La lettera immaginaria di Marguerite Duras

C’è un momento in cui ti accorgi che stai riempiendo il silenzio. Parli, accendi la televisione, controlli il telefono, fai domande a cui non ti importa davvero la risposta. Lo fai perché il silenzio ti spaventa. Perché in una coppia, il silenzio sembra pericoloso: sembra dire che non c’è più niente da dirsi, che qualcosa si è rotto, che la distanza ha preso il posto della vicinanza.

Ma Marguerite Duras, scrittrice francese tra le più intense e visionarie del Novecento, aveva capito qualcosa di completamente diverso. Nei suoi romanzi, nelle sue sceneggiature, nella sua vita – vissuta sempre sull’orlo del troppo, dell’eccessivo, dell’indicibile – il silenzio non era mai assenza. Era la forma più piena di presenza che due persone potessero condividere.

Questa è la lettera che avrebbe potuto scrivere alle donne che temono il silenzio all’interno della coppia.

silenzio nella coppia

La lettera che Marguerite Duras scriverebbe a chi teme il silenzio nella coppia

Cara lettrice,

ti scrivo da un posto che conosco bene: il posto in cui le parole non bastano più, e bisogna decidere se quello che rimane è abbastanza.

Ho passato la vita a scrivere di amore. Non l’amore ordinato, romantico, rassicurante, quello che finisce bene nei libri e nelle canzoni. Ho scritto di amore oscuro, viscerale, contraddittorio. Di amore che fa male e che non riesce a smettere di fare male. Di amore che non sa dire il proprio nome, ma che riconosci dalla voce che ti cambia quando sei vicina a quella persona.

E in tutto quello che ho scritto, in tutto quello che ho vissuto, ho capito una cosa che nessuno ti insegna quando sei giovane e credi che l’amore sia soprattutto rumore, parole, dichiarazioni, promesse.

Il silenzio è il luogo dove l’amore vero abita.

“Scrivere è anche non parlare. È tacere. È urlare in silenzio.”

Lo so, stai pensando che sto parlando di scrittura. Ma io parlo sempre di tutto, quando parlo di scrittura. Parlo della vita, parlo dell’amore, parlo di quel territorio misterioso in cui due persone si incontrano davvero, non quando si raccontano, ma quando si fermano.

Nei dialoghi dei miei personaggi, ciò che non si dicono è più importante di quel che dicono. I silenzi affermano sempre qualcosa. Ho costruito intere storie su quello spazio bianco tra una frase e l’altra, su quello sguardo che dura un secondo più del necessario, su quella pausa in cui nessuno dei due parla, ma entrambi sanno esattamente cosa sta succedendo.

Perché il silenzio, tra due persone che si amano davvero, non è vuoto. È pieno. È pieno di tutto quello che non ha bisogno di essere detto, perché è già stato capito.

Pensa all’inizio di una storia d’amore. Quante parole. Quante domande, quante risposte, quanta energia spesa a spiegarsi, a conquistare, a convincere. È bellissimo, non ti dico di no. Ma è anche faticoso. È il lavoro del non sapere ancora.

Le coppie che durano non durano perché continuano a parlarsi come all’inizio. Durano perché hanno costruito un linguaggio che va oltre le parole. Un linguaggio fatto di gesti ripetuti, di abitudini condivise, di silenzi che non spaventano più. E quando arrivi a quel silenzio – a quello specifico silenzio in cui puoi stare seduta accanto a qualcuno senza dire nulla e sentirti completamente a casa – hai raggiunto qualcosa che poche coppie raggiungono davvero.

“Non so se l’amore è una sensazione. A volte ho come l’impressione che l’amore sia un modo di guardare.”

Ecco cosa intendo. L’amore maturo non si sente solo nella pelle o nel cuore: si vede. Si vede nel modo in cui guardi quella persona dall’altra parte della stanza senza che lei se ne accorga. Si vede nel modo in cui lui sa, senza che tu dica niente, che oggi è stata una giornata pesante. Si vede nello spazio tra voi due quando siete seduti in silenzio, uno accanto all’altro, e quel silenzio non ha la consistenza di una mancanza. Ha la consistenza di qualcosa di solido.

Ma so anche che il silenzio fa paura. Lo so perché lo so di me stessa. Io che ho riempito la vita di parole, di alcol, di eccessi, spesso proprio per non stare troppo ferma nel silenzio.

Un giorno – ero già avanti negli anni – in una hall mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: “La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, che preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane.”

Quell’uomo aveva capito qualcosa che molti non capiscono: che la bellezza più vera non è quella che si mostra, ma quella che si porta. E che si vede solo se si sa guardare in silenzio, senza fretta, senza la distrazione delle parole.

Il silenzio nella coppia spaventa soprattutto chi ha paura di non essere abbastanza. Chi ha bisogno delle parole come conferma, perché senza quella conferma teme che l’amore non ci sia davvero. Ma le conferme continue non sono amore. Sono ansia travestita da amore. Sono il bisogno di controllo che si maschera da bisogno di connessione.

L’amore che non ha bisogno di provarsi ogni momento, è amore che si fida.

“Tutto a un tratto non era più sicura di non averlo amato, solo che quell’amore non l’aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora, nell’istante della musica sul mare.”

Questo è il silenzio che intendo. Quello in cui si ritrovano cose che si credevano perdute. Quello in cui l’amore torna a galla non perché qualcuno l’ha chiamato per nome, ma perché c’era ancora, silenzioso, sotto tutto il rumore degli anni.

Lascia che ti dia qualcosa di concreto

Imparare a stare nel silenzio insieme è un’arte che si coltiva. Ecco da dove puoi cominciare.

  • Smetti di riempire ogni pausa. La prossima volta che nella conversazione con il tuo partner cade un silenzio, resistiti all’impulso di riempirlo. Stai lì. Guarda cosa succede. Spesso quello che emerge nel silenzio è più onesto e più intimo di qualsiasi cosa che si dica.
  • Prova a fare qualcosa insieme senza parlare. Cucinare, camminare, leggere ognuno il proprio libro sullo stesso divano. La presenza silenziosa è un atto d’amore quanto, se non più, di una conversazione. Dice: sono qui, e non ho bisogno di riempirti con le parole per dimostrartelo.
  • Osserva come guardate il silenzio. Il silenzio di una coppia in crisi e il silenzio di una coppia solida sembrano uguali dall’esterno, ma si sentono in modo completamente diverso. Uno è pieno di tensione, di cose non dette, di distanza. L’altro è pieno di tutto quello che non ha bisogno di essere detto. Chiediti onestamente: di che tipo è il vostro silenzio?
  • Non confondere il silenzio con l’indifferenza. Ci sono persone che tacciono perché si sono ritirate, perché non sono più presenti. Quel silenzio è diverso: è freddo, è assente, non ha peso. Il silenzio dell’intimità invece si sente addosso come una coperta. Impara a distinguerli, perché sono opposti.

“Il difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è.”

Liberarsi dalla condizione in cui si è – in questo caso, dalla condizione di chi ha bisogno di rumore per sentirsi amata – è forse il lavoro più difficile che una coppia possa fare insieme. Ma è anche il più prezioso. Perché il silenzio condiviso non è la fine di qualcosa. È l’arrivo. È il luogo in cui si va quando ci si fida abbastanza da smettere di dover dimostrare continuamente di esserci.

Ci sono coppie che parlano per tutta la vita e non si sono mai davvero incontrate. E coppie che sanno stare in silenzio insieme, e in quel silenzio hanno costruito il posto più intimo che esista.

Quale tipo di coppia vuoi essere?

Con affetto,

Marguerite Duras

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