“Senza di lei non sarebbe accaduto nulla”: la lettera di Albert Camus al maestro elementare dopo il Nobel

Il 7 novembre 1913 nasceva Albert Camus, lo scrittore francese che nel 1957 avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Ma quando, il 16 ottobre di quell’anno, arrivò la notizia del prestigioso riconoscimento, il suo primo pensiero non fu rivolto ai colleghi scrittori, agli editori o a chi aveva contribuito al suo successo. Dopo aver pensato alla madre, pensò a un uomo che aveva incontrato molti anni prima, quando era soltanto un bambino povero ad Algeri. Si chiamava Louis Germain ed era stato il suo maestro alle elementari.

lettera di Albert Camus al maestro elementare

Per capire il significato della lettera che Camus gli scrisse il 19 novembre 1957 bisogna tornare alla sua infanzia. Il padre era morto durante la Prima guerra mondiale (nella battaglia della Marna) quando Albert Canus aveva appena un anno. La madre, Catherine, era analfabeta, quasi sorda e costretta a lavorare duramente per mantenere la famiglia. Vivevano in condizioni di grande povertà nel quartiere popolare di Belcourt, ad Algeri.

Per il piccolo Albert, continuare a studiare dopo le elementari non era affatto scontato: in una famiglia che aveva bisogno di lavoratori, il futuro sembrava già scritto. Louis Germain aveva riconosciuto qualcosa in quel bambino: ne aveva intuito le capacità, la curiosità e l’intelligenza. Si impegnò affinché potesse proseguire gli studi e convinse la famiglia, inizialmente poco incline a rinunciare al suo aiuto economico, a lasciarlo continuare a frequentare la scuola. Fu anche grazie al suo intervento che Camus poté ottenere una borsa di studio per il liceo.

Quell’insegnante gli aveva aperto una possibilità che altrimenti avrebbe potuto non avere mai. Ecco perché, dopo il Nobel, Camus sentì il bisogno di scrivergli. La lettera fu pubblicata in appendice al romanzo incompiuto Il primo uomo (Bompiani), ed è un piccolo capolavoro di riconoscenza perché lascia intravedere il desiderio di restituire qualcosa a chi aveva contribuito a renderlo possibile.

Camus comincia spiegando di aver lasciato passare il clamore dei giorni precedenti, prima di rivolgersi al maestro con il cuore. Quel riconoscimento, scrive, era un onore troppo grande, che non aveva cercato né sollecitato. Eppure, quando aveva appreso la notizia, il suo primo pensiero, dopo la madre, era stato proprio per Germain.

Poi arriva il passaggio più intenso, quello che dà senso all’intera lettera:

“Senza di lei, senza la mano affettuosa che ha teso al bambino povero che ero […] nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.”

È il riconoscimento che nessun percorso umano si costruisce completamente da soli. Camus ricorda al maestro i suoi sforzi, il suo lavoro e il cuore generoso con cui aveva svolto il proprio compito. Gli dice che tutto questo è ancora vivo in uno dei suoi scolari, che, nonostante gli anni trascorsi e il successo raggiunto, non ha mai smesso di considerarsi un allievo riconoscente. Chiude con un abbraccio affettuoso.

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Anche Louis Germain gli rispose. Era il 30 aprile 1959 e la sua lettera restituisce tutta la tenerezza di un maestro che continua a vedere nel celebre scrittore il bambino che aveva avuto in classe. Gli confessa la gioia provata per quel gesto e scrive di voler stringere forte “il grande ragazzo” che era diventato, ma che per lui sarebbe rimasto sempre “il mio piccolo Camus”. Una risposta commovente, nella quale emerge anche l’orgoglio di chi aveva capito che insegnare significa guardare oltre le difficoltà del presente e riconoscere le possibilità nascoste in ogni bambino.

Camus aveva voluto rendere omaggio al suo maestro anche pubblicamente: il discorso pronunciato a Stoccolma il 10 dicembre 1957, in occasione della consegna del Nobel, porta una dedica proprio a Louis Germain.

Cosa ci insegna questa storia? Ci fa pensare a chi dobbiamo un grazie che non abbiamo ancora pronunciato. Potrebbe essere un insegnante che ha creduto nelle nostre capacità quando noi non ne eravamo convinti, un mentore che ci ha indicato una strada, un vicino di casa che ci ha aiutato in un momento difficile, una persona qualsiasi che ci ha incoraggiato quando stavamo per rinunciare. Le persone che hanno lasciato un segno nella nostra vita meritano di sapere che non le abbiamo dimenticate. Camus lo aveva capito benissimo. E tu, se dovessi prendere carta e penna oggi, a chi scriveresti? Chi è stato il tuo Louis Germain?

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