Non è un invito al pensiero positivo nel senso superficiale e un po’ stancante del termine, quello che dice “sorridi e andrà tutto bene” anche quando le cose vanno davvero male, e che produce più senso di colpa che vero sollievo. È qualcosa di molto più preciso, di molto più radicato nel concreto: trovare, in qualsiasi situazione – anche nelle più difficili, anche in quelle in cui sembra che non ci sia niente di positivo – quel punto di appoggio minimo da cui è possibile cominciare a costruire qualcosa. Non il positivo di tutto: il poco di buono che c’è, anche piccolo, anche provvisorio. Alex Zanardi ha trovato in questa idea la sintesi di come ha affrontato ogni difficoltà nella propria vita concreta.

Vedere il lato positivo, sempre
“Qualsiasi cosa possa accadere nella vita, riuscire a scoprire il lato positivo, a trovare quel poco di buono che c’è, vuol dire riuscire a trovare quel punto d’appoggio per cominciare a costruire tutto il resto.”
La struttura è quella di una progressione concreta: da qualsiasi situazione si parta – anche la più difficile – c’è sempre qualcosa, anche minimo, da cui è possibile ripartire. Il punto d’appoggio non deve essere grande: deve essere reale.
Qualsiasi cosa accada
“Qualsiasi cosa accada”. Qualsiasi. È un’affermazione molto ampia e molto generosa che include i momenti davvero difficili, quelli in cui sembra che non ci sia niente di buono da trovare, quelli in cui la ricerca di un lato positivo sembra quasi una beffa rispetto a quello che si sta attraversando.
Penso alle volte in cui nella vita sembrava davvero che non ci fosse niente di positivo, nessun appiglio visibile, e a come, anche in quei momenti, qualcosa di minimo c’era. Non sempre si riusciva a vederlo subito, perché l’attenzione era completamente presa dalla difficoltà. Ma guardandosi indietro, quella cosa c’era quasi sempre. Un’apertura, una persona, una piccola possibilità che non si era ancora esplorata.
Trovare quel poco di buono che ancora c’è
“Quel poco di buono”: non il grande positivo, non il lato luminoso di tutto. Il poco. Quella specificità è molto importante: non si chiede di trasformare il brutto in bello, non si chiede di fingere che le cose difficili non lo siano. Si chiede di trovare, dentro alla difficoltà, qualcosa di reale – anche piccolo – su cui poggiare.
Questo richiede un certo allenamento della percezione nel tempo. La mente in difficoltà tende a restringersi sulla difficoltà stessa: è un meccanismo di sopravvivenza molto comprensibile. Allargare la visuale abbastanza da vedere anche quello che non è solo difficile, da individuare il poco di buono che esiste accanto al molto di difficile, richiede uno sforzo deliberato e una pratica che si impara.
Il punto d’appoggio
L’immagine del punto d’appoggio è quella dell’Archimede della vita quotidiana: “datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo”. Non si chiede di avere tutto ciò che servirebbe; si chiede di avere un posto dove mettere la leva. Anche piccolo. Anche provvisorio. Abbastanza da poter fare una cosa concreta, e poi un’altra, e poi un’altra ancora.
Costruire tutto il resto
“Per cominciare a costruire tutto il resto”: non per risolvere tutto immediatamente e magicamente, non per tornare a come era prima del problema. Per cominciare qualcosa. La costruzione è un processo lungo, non un evento istantaneo. E ogni processo ha bisogno di un punto di partenza reale: quello è il poco di buono che si cerca.
Alex Zanardi è atleta paralimpico e handbiker italiano, ex pilota di Formula 1, nato nel 1966, plurimedagliato olimpico dopo aver perso entrambe le gambe in un incidente nel 2001, simbolo di resilienza e di volontà nel panorama sportivo e umano italiano.
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