C’è un tipo di pensiero che si mette in moto quasi automaticamente davanti a una difficoltà, a un ostacolo, a un momento in cui le cose non vanno nel modo in cui si vorrebbe: quello che cataloga tutto quello che manca. Le risorse che non si hanno. Le capacità che non si sono sviluppate abbastanza. Il tempo che non c’è. Il supporto che non arriva. L’energia che è finita. È un pensiero che sembra realistico – sembra stia facendo un inventario onesto della situazione – ma che in realtà produce soprattutto paralisi, perché più si allunga la lista di quello che manca, meno sembra possibile fare qualcosa. Ernest Hemingway aveva su questo una risposta molto diretta e molto utile.

Non è il momento di pensare a cosa non hai
“Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.”
La struttura è quella del reindirizzamento: non nega la mancanza, non dice che tutto va bene, non fa finta che le risorse siano illimitate. Sposta il fuoco da quello che non c’è a quello che c’è.
Il pensiero della mancanza
Il pensiero focalizzato sulla mancanza ha una logica interna apparentemente molto solida: se manca qualcosa di necessario per agire, bisogna prima ottenerlo e poi agire. È una sequenza che sembra razionale. Ma spesso quella cosa che “manca” non arriverà nei tempi che si aspettano, o arriverà dopo un tempo indefinito che dipende da fattori non controllabili, o la sua assenza è diventata nel tempo una giustificazione così comoda per non cominciare che si è smesso di cercarla davvero. Il pensiero della mancanza può diventare una forma molto elaborata e molto rispettabile di procrastinazione.
Ho riconosciuto questo schema in me molto chiaramente e abbastanza spesso. Ci sono state fasi in cui aspettavo di avere le condizioni giuste – più tempo, più energia, più chiarezza su cosa fare, più supporto – per cominciare qualcosa. Hemingway dice: non aspettare le condizioni giuste che potrebbero non arrivare mai. Usa quello che c’è adesso, anche se non è quello che vorresti avere.
Cosa si può fare con quello che si ha
La domanda che Hemingway propone – “cosa puoi fare con quello che hai?” – è molto più generativa e molto più pratica di quanto sembri alla prima lettura. Obbliga a fare un inventario reale e onesto delle risorse concretamente disponibili in quel momento, invece di continuare a catalogare quelle mancanti. E spesso quel secondo inventario – quello delle risorse presenti – è molto più ricco di quanto ci si aspetti quando si smette di guardare solo il lato vuoto.
Ci sono capacità che non vengono usate perché sembrano insufficienti. Risorse che non vengono valorizzate perché non sono quelle che si sarebbe volute avere. Opportunità che non vengono viste perché l’attenzione è rimasta bloccata sulla mancanza.
Il presente come punto di partenza
“Ora non è il momento”: la parola chiave è “ora”, il momento presente. Non si tratta di ignorare la mancanza per sempre, di convincersi che non esiste o che non ha importanza. Si tratta di non permettere che quella mancanza gestisca il momento presente, che lo tenga in ostaggio. Adesso si ha quello che si ha: non quello che si vorrebbe avere, non quello che sarebbe necessario avere in condizioni ideali. Adesso è il punto di partenza effettivamente disponibile, non quello ideale che si aspetta.
Ernest Hemingway è stato scrittore americano, Premio Nobel per la Letteratura nel 1954, autore di Il vecchio e il mare, Addio alle armi, Fiesta e Per chi suona la campana, una delle voci più influenti e più riconoscibili della letteratura americana del Novecento.
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