C’è una domanda che Platone mette in bocca a Cefalo nel primo libro della Repubblica, una domanda sulla vecchiaia che suona attualissima duemilaquattrocento anni dopo: come stai con la vecchiaia? Ti pesa? Ti spaventa? Hai rimpianti? E la risposta di Cefalo – un anziano mercante ateniese sereno e soddisfatto – e poi la riflessione di Socrate che la sviluppa – contiene una delle intuizioni più profonde sull’invecchiare bene e sul vivere in modo che valga la pena.

Trovi molte colpe nella tua vita?
“Chi trova nella propria vita molte colpe si sveglia di frequente anche dai sogni come i fanciulli e vive nella paura, tra brutti presentimenti; a chi invece è conscio di non aver commesso alcuna ingiustizia sta sempre accanto una lieta speranza e una buona ‘nutrice di vecchiaia’.”
La struttura è un contrasto netto: da una parte chi porta il peso delle proprie colpe non elaborate, dall’altra chi può guardarsi indietro senza vergogna. E Platone non parla di morte; parla di sonno. Di come si dorme la notte. Di se ci si sveglia come un bambino spaventato dai sogni, oppure si dorme tranquilli sapendo di aver vissuto in modo sufficientemente giusto.
La “nutrice di vecchiaia”
L’immagine più bella della frase è quella finale: “una buona nutrice di vecchiaia”. La speranza – non come ottimismo ingenuo, ma come fiducia maturata nel tempo in chi si è stati – accompagna la vecchiaia come una nutrice accompagna un bambino. Lo sostiene, lo cura, gli sta vicino. Chi ha vissuto onestamente non arriva alla vecchiaia solo: arriva con quella compagnia interiore che è la coscienza tranquilla.
La nutrice è una figura di cura antica, più antica ancora della filosofia greca. Platone la sceglie non per caso: dice che la pace interiore nella vecchiaia non è un lusso intellettuale riservato ai filosofi, non è riservata ai saggi o ai potenti o a chi ha avuto una vita facile. È accessibile a chiunque abbia cercato davvero di non fare del male, di non tradire, di non mentire. Chiunque abbia vissuto così porta con sé quella nutrice.
Svegliarsi come fanciulli
L’altra immagine – quella negativa – è altrettanto precisa nella sua crudezza: svegliarsi di frequente dai sogni come i fanciulli. I bambini si svegliano di notte per i brutti sogni perché non hanno ancora gli strumenti interiori per contenere la paura, per darle una forma comprensibile, per riportarla nella realtà della veglia. Chi porta colpe non elaborate e non riconosciute fa la stessa cosa da adulto, senza che nessuno glielo abbia insegnato esplicitamente: non riesce a dormire tranquillo perché qualcosa dentro non si è mai sistemato. Brutti presentimenti. Risvegli improvvisi nel buio. Il passato che torna di notte quando le difese si abbassano.
Platone non sta moralizzando nel senso banale del termine, non sta facendo una lista di comportamenti corretti. Sta descrivendo una meccanica psicologica precisa: il modo in cui il passato non elaborato si manifesta nel corpo, nel sonno, nell’umore quotidiano. Quello che oggi chiamiamo rimpianto cronico, senso di colpa non risolto, angoscia diffusa, Platone lo vedeva già, con una chiarezza sorprendente, e lo collegava direttamente alla qualità della vita che si era vissuta.
Come si arriva a dormire sereni
La risposta di Platone non è una formula: è un percorso. Vivere cercando di essere giusti. Non perfetti: giusti. Riconoscere quando si è sbagliato e cercare di riparare, almeno dove si può. Non lasciare conti aperti, non tradire deliberatamente, non fare del male sapendo di farlo. Quella non è santità, è il minimo necessario per arrivare alla vecchiaia con la “nutrice” al fianco invece dei brutti sogni.
Non si tratta di non aver mai sbagliato, tutti sbagliano. Si tratta di come ci si è relazionati ai propri errori nel tempo. Chi li ha riconosciuti, chi ne ha portato la responsabilità, chi ha cercato di fare ammenda dove possibile, può dormire tranquillo. Chi li ha negati, chi li ha sepolti, chi ha fatto come se non fossero mai successi, porta quel peso nel sonno anche da anziano.
Chi era Platone
Platone nacque ad Atene intorno al 428 a.C. e morì intorno al 348 a.C. Filosofo, fondatore dell’Accademia di Atene e autore dei Dialoghi – tra cui la Repubblica, il Simposio e il Fedone – è considerato uno dei pensatori più influenti di tutta la storia occidentale. La frase sulla vecchiaia e le colpe compare nel primo libro della Repubblica, nella conversazione tra Socrate e Cefalo, un anziano mercante benestante che descrive con serenità come vive la propria età avanzata.