L’amica che ti conosce meglio di te stessa: Elena Ferrante e l’amicizia tra donne fatta di rivalità, affetto e lealtà

Ci sono amicizie che durano tutta la vita, non perché siano sempre state felici, ma perché sono diventate parte di chi siamo. Non si possono togliere senza togliere qualcosa di centrale. Elena Ferrante ha scritto quattro romanzi per raccontare una di queste amicizie: quella tra Elena Greco, chiamata Lenù, e Lila Cerullo, al secolo Raffaella. Si incontrano da bambine nel rione di Napoli negli anni Cinquanta. Non si lasciano mai del tutto per sessant’anni, attraverso la vita che cambia, le città che cambiano, gli uomini, i figli, i tradimenti, le lunghe assenze. È una delle storie di amicizia più intense che la letteratura italiana abbia prodotto negli ultimi decenni. E ha qualcosa di vero che è difficile da spiegare senza averla letta.

amicizia tra donne

La tetralogia napoletana

L’amica geniale è una tetralogia pubblicata dalle edizioni e/o tra il 2011 e il 2014. Quattro volumi: L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta. Una saga che copre più di mezzo secolo di storia italiana: il dopoguerra, il boom economico, gli anni di piombo, la corruzione degli anni Ottanta, fino alla fine del Novecento vista dal basso, dal rione, da due donne che lo abitano in modo molto diverso.

Lenù è la narratrice: quella che studia, va al liceo, all’università, lascia Napoli, diventa scrittrice. È intelligente, ambiziosa, disciplinata. È anche, per tutta la tetralogia, ossessionata da Lila: convinta che l’amica sia più brava di lei, più brillante, più capace, anche se Lila ha smesso di studiare a undici anni.

Lila è il centro gravitazionale della storia anche quando non è in scena. Brillantissima, scollegata da ogni convenzione, incapace di adattarsi alla mediocre sopravvivenza che il rione impone. Si sposa a sedici anni, entra in una fabbrica di salumi, passa da un uomo all’altro, perde un figlio. La sua intelligenza non trova mai una forma che il mondo riconosca come tale. Eppure Lenù non smette di misurarsi con lei, di cercarla, di temerla.

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Un’amicizia fatta di invidia e amore

Elena Ferrante non idealizza il legame tra Lila e Lenù. È la cosa più onesta – e forse più rara – della tetralogia.

Nella letteratura e nel cinema, l’amicizia femminile tende a presentarsi in due varianti: quella idilliaca (le due amiche che si supportano sempre, solidali e invincibili) e quella melodrammatica (le due amiche che si tradiscono, diventano nemiche). Elena Ferrante fa qualcosa di diverso: mostra un’amicizia in cui entrambe le cose coesistono, mescolate, simultanee, impossibili da separare.

Lenù invidia Lila. Non lo nasconde, anzi ne fa l’asse narrativo del racconto. Ogni volta che scrive un libro, si chiede se Lila, con la sua mente disordinata e asistematica, non avrebbe potuto fare di meglio. Ogni volta che ottiene un riconoscimento, si chiede se lo meriti davvero o se sia solo brava a recitare la parte di qualcuno di colto. Lila è il suo metro, il suo specchio, l’ombra con cui si misura da quando aveva sei anni.

Ma l’invidia non esclude l’amore. Lenù ama Lila con una intensità che non ha equivalenti nel resto della sua vita: non i mariti, non i figli, non gli amanti. Quando Lila sparisce, nel finale della saga, Lenù torna indietro con la mente a tutta la loro storia e capisce che quella è la relazione attorno a cui ha organizzato la propria esistenza.

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Il rione come personaggio

Una delle scelte narrative più precise di Elena Ferrante è fare del rione non solo uno sfondo ma una forza attiva: qualcosa che plasma i personaggi, li definisce, che tira verso il basso chi cerca di salire.

Il rione è violento, povero, limitato. Le donne ci stanno peggio degli uomini: si sposano giovani, perdono i propri cognomi, dipendono dai mariti per tutto. La storia di Lila è, in un senso molto concreto, la storia di una donna straordinariamente intelligente nata nel posto e nel momento sbagliato, che avrebbe potuto essere qualsiasi cosa, e che invece finisce a fare la commessa in una salumeria.

Lenù fugge dal rione attraverso lo studio. Ma Elena Ferrante mostra che la fuga non è mai completa: il rione continua a parlare attraverso di lei, nella lingua che usa, nei pensieri che ha, nel modo in cui si muove nel mondo borghese che ha conquistato. È una conquista fragile, sempre esposta al rischio di essere smascherate.

Questa tensione tra il desiderio di uscire e l’impossibilità di uscire del tutto è uno dei fili più profondi della tetralogia.

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L’anonimato di Elena Ferrante

Elena Ferrante è uno pseudonimo. L’autrice – o l’autore, sebbene i romanzi abbiano elementi autobiografici che fanno propendere per una scrittrice – ha scelto di non rivelare la propria identità fin dall’inizio, in modo deliberato e coerente. Le edizioni e/o hanno rispettato questa scelta per più di trent’anni.

Il motivo lo ha spiegato la stessa Ferrante in alcune lettere e interviste rilasciate per iscritto: vuole che i libri stiano da soli, senza che la persona dell’autore interferisca con la lettura. L’opera è l’opera. Chi l’ha scritta è un’informazione che non dovrebbe cambiare quello che si prova leggendola.

Ha funzionato. La tetralogia è stata tradotta in decine di lingue, ha venduto milioni di copie, è diventata una serie televisiva. E l’identità dell’autrice rimane un’ipotesi, non un dato. Chi legge i libri non ha bisogno di sapere chi li ha scritti per capire perché funzionano.

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Perché questi libri rimangono

L’amica geniale ha incontrato lettori diversissimi e ha trovato in ciascuno qualcosa di riconoscibile. Il motivo è probabilmente questo: Elena Ferrante descrive un tipo di legame che molte persone hanno avuto, in qualche forma: quella relazione in cui l’altra persona ti conosce meglio di te stessa, ti sfida, ti fa paura, ti fa sentire inadeguato e amato allo stesso tempo.

Non è un’amicizia facile da raccontare, perché è difficile da nominare. Non è amicizia nel senso pacifico della parola. Non è rivalità nel senso antagonistico. È qualcosa che non ha un nome preciso, ed è per questo che ci vogliono quattro romanzi per contenerla.

C’è una Lila nella tua vita? Qualcuno con cui ti misuri ancora, anche a distanza, anche dopo anni, qualcuno il cui giudizio continua ad avere un peso anche quando non vi vedete da tempo? Se sì, forse capisci già di cosa parla questa storia.

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