Galimberti: i primi 6 anni del bambino decidono come conoscerà e sentirà il mondo, attenti a ciò che costruite

Ti siete mai chiesto che cosa stai costruendo nei primi anni di vita di tuo figlio? In questa fase non si accumulano semplicemente conoscenze: prendono forma le mappe cognitive ed emotive con cui il bambino conoscerà e sentirà il mondo. Come ricorda Umberto Galimberti, è proprio nei primi sei anni che si costruisce questa modalità di stare nella realtà. Non attraverso le spiegazioni o gli insegnamenti espliciti, ma nel clima fatto di sguardi, presenze, parole, silenzi e relazioni che tuo figlio assorbe ogni giorno. E quel mondo interiore trova spesso una delle sue prime espressioni nei disegni: mentre gli adulti cercano di spiegare la realtà, i bambini, la raccontano con i colori, i segni e lo spazio che riempiono sul foglio.

primi 6 anni del bambino

I primi sei anni sono quelli che contano

“Quello che non si costruisce nei primi sei anni di vita del bambino non si costruisce più.”

Umberto Galimberti lo dice con una semplicità che pesa: in quell’inizio si gioca molto più di quanto sembri. Si forma il modo di stare al mondo e lo psicanalista, con queste parole, punta lo sguardo all’attenzione quotidiana. In quei primi anni nasce qualcosa che rimane: la fiducia o la paura, la sensazione di essere amati o di doverlo meritare. Ecco perché l’infanzia non è un “prima” da archiviare, ma una radice che continua a vivere. Il futuro non inizia dopo, ma nei primi sguardi che un bambino riceve quando ancora non sa di stare imparando a essere sé stesso.

Nei primi anni si decide davvero come vivrai?

Nei primi anni di vita non si accumulano semplicemente conoscenze: si costruiscono le prime mappe cognitive, cioè gli schemi attraverso cui il bambino impara a conoscere e interpretare il mondo. È in questa fase che prende forma il modo di accogliere gli stimoli esterni, di dare significato alle esperienze e di entrare in relazione con gli altri.

“Le mappe cognitive sono il modo in cui il bambino conosce il mondo. Non è che nei primi sei anni di vita il bambino conosce tutto quello che conoscerà nella vita, ma la modalità è decisa nei primi sei anni di vita. Ci può essere una modalità triste, una modalità entusiasta, una modalità riflessiva, una modalità sensitiva… ci sono tante modalità per recepire gli stimoli del mondo.”

Galimberti riprende così il tema dell’infanzia spostando l’attenzione dalla quantità delle conoscenze alla struttura attraverso cui esse vengono organizzate. Le mappe cognitive non coincidono con ciò che il bambino sa, ma con il modo in cui impara a conoscere. Esse si formano all’interno del clima emotivo e relazionale in cui cresce e orientano il modo in cui gli stimoli vengono percepiti, interpretati e assimilati. Le esperienze future – le relazioni, gli errori, le difficoltà e le opportunità – non saranno vissute in modo neutro, ma attraverso queste mappe, che fungeranno da filtro interpretativo della realtà.

Per questo, infanzie apparentemente simili possono dare origine ad adulti molto diversi: non perché cambino necessariamente le esperienze vissute, ma perché cambiano le mappe cognitive con cui quelle esperienze vengono lette e interiorizzate. È in esse che si radica il modo di apprendere, di attribuire significato a ciò che accade e, in ultima analisi, di abitare il mondo.

Il modo diverso di sentire il mondo

Tutti vivono la realtà allo stesso modo oppure ognuno la sente attraverso una propria mappa emotiva?

“Le mappe emotive, invece, sono come sentono il mondo. I bambini fanno vedere come sentono e come conoscono il mondo attraverso i disegni che fanno, gli scarabocchi che stillano su dei fogli di carta, attraverso i colori che usano.”

Con questa riflessione, Galimberti introduce una distinzione fondamentale. Se le mappe cognitive riguardano il modo in cui il bambino conosce il mondo, le mappe emotive riguardano il modo in cui lo sente. Non descrivono ciò che accade, ma la risonanza affettiva che ogni esperienza produce.

Le mappe emotive iniziano a formarsi nei primi anni di vita e rappresentano il tessuto emotivo con cui ciascuno entra in relazione con la realtà. È attraverso di esse che una stessa situazione può essere vissuta con entusiasmo, serenità, timore o inquietudine. Prima ancora di essere interpretata razionalmente, ogni esperienza viene sentita, e questo sentire non è casuale: prende forma nel clima emotivo in cui il bambino cresce.

Per questo Galimberti richiama l’attenzione ai disegni infantili. Gli scarabocchi, i colori scelti, il modo di occupare lo spazio del foglio non sono soltanto attività creative, ma possono diventare espressioni di quelle mappe emotive che il bambino non sa ancora raccontare con le parole. Due bambini possono disegnare lo stesso soggetto in modi profondamente diversi non perché vedano una realtà differente, ma perché la sentono in modo differente.

Le mappe emotive, proprio come quelle cognitive, non sono immediatamente visibili, ma accompagnano la persona nel corso della vita. Influenzano il modo di vivere le relazioni, affrontare le difficoltà e attribuire un significato alle esperienze, ricordandoci che la realtà non è soltanto qualcosa che conosciamo: è, prima di tutto, qualcosa che sentiamo.

I bambini disegnano il mondo o lo raccontano?

“I bambini fanno vedere come sentono e come conoscono il mondo attraverso i disegni che fanno, gli scarabocchi che stilano su dei fogli di carta, attraverso i colori che usano.”

Il linguaggio dei bambini non passa solo dalle parole, ma dalle tracce che lasciano su un foglio. Un disegno infantile non è mai soltanto un disegno: è una forma di racconto, spesso più sincera di qualsiasi spiegazione. Come detto, nei tratti incerti, nei colori scelti, negli spazi riempiti o lasciati vuoti, si intravede un modo di sentire il mondo prima ancora di saperlo descrivere.

Per un bambino, disegnare è una specie di traduzione immediata dell’esperienza. E proprio per questo gli scarabocchi hanno un valore che spesso si sottovaluta. Non sono caos, ma tentativi di dare forma a qualcosa che dentro è già vivo. Ricordi quando disegnavi? Come riempivi il tuo foglio bianco? Forse potrà dirti molto su come sei oggi, su quale è stato il tuo percorso, la tua esperienza, quei tuoi primi sei anni di vita.

Guardare i disegni dei bambini significa allora osservare il mondo dal loro punto di vista, senza mediazioni adulte. È un accesso diretto al modo in cui stanno conoscendo la realtà, pezzo dopo pezzo. Forse il punto più affascinante è questo: mentre gli adulti spiegano il mondo, i bambini lo mostrano. E in quei segni semplici c’è già tutto ciò che stanno imparando a diventare.

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