Se i genitori non si liberano dei pesi del cuore, i fratelli non si ameranno da grandi: una frase di Gabriella Tupini

Hai fratelli con cui il rapporto è complicato? Gelosie, vecchie rivalità, quella sensazione fastidiosa di non essere stati amati allo stesso modo, distanze che si sono create nel tempo senza che nessuno capisse bene perché? Da adulti ci si può ritrovare con fratelli con cui il rapporto è freddo, formale, segnato da qualcosa che non si riesce a nominare chiaramente. Gabriella Tupini – psicologa, psicoterapeuta e scrittrice specializzata nell’accompagnamento interiore – ha una spiegazione che non riguarda te o tuo fratello. Riguarda i tuoi genitori.

i fratelli non si ameranno da grandi

Perché molti fratelli da grandi non si amano

“Se i genitori non si sono comportati bene con i figli, ovvero, se i genitori non hanno amato i figli, fratelli e sorelle non si ameranno molto, anzi, facilmente saranno gelosi fra di loro perché penseranno che il genitore non ama l’uno perché ama l’altra.”

La catena causale descritta da Gabriella Tupini è precisa e verificabile nell’esperienza clinica. I genitori che non hanno amato i figli in modo adeguato – o che hanno distribuito l’amore in modo percepito come ineguale, anche quando non lo era – creano tra i fratelli una competizione inconscia per quella risorsa che sembra scarsa. I figli non smettono mai di cercare l’amore dei genitori: lo competono, spesso senza saperlo. E quella competizione, non elaborata, diventa gelosia, distanza, rivalità che può durare decenni.

I “pesi del cuore” dei genitori

Gabriella Tupini porta questo ragionamento ancora un passo indietro: i genitori che non amano bene i figli spesso non lo fanno per malevolenza. Lo fanno perché portano dei pesi: traumi non elaborati, dolori non risolti, schemi relazionali appresi nella propria infanzia che si ripetono inconsapevolmente.

Un genitore che non è stato amato bene dai propri genitori fatica ad amare bene i propri figli. Non perché non voglia, ma perché non ha imparato come si fa concretamente. Non ha un modello interno di cosa significhi essere visti, accolti, valorizzati in modo autentico.

Quei pesi del cuore si trasmettono di generazione in generazione, come un codice non scritto che nessuno ha scelto ma tutti portano, finché qualcuno nella catena non decide di guardare, di riconoscere quello che ha ricevuto, e di scegliere di comportarsi in modo diverso.

Liberarsi dei pesi come atto d’amore

“Liberarci dei pesi che portiamo nel cuore è il primo atto d’amore verso noi stessi.”

Non verso gli altri, almeno non direttamente e non nell’immediato. Verso noi stessi prima di tutto, perché chi non si libera di quei pesi non riesce a essere pienamente presente, pienamente amorevole, pienamente disponibile per i propri figli. Il lavoro su di sé è il presupposto per amare meglio chi ci sta vicino.

E liberarsi non significa dimenticare o negare. Significa elaborare, guardare, fare i conti con quello che si è ricevuto, anche se era sbagliato, anche se faceva male. Quel lavoro interiore è la premessa necessaria per non trasmettere ai propri figli la stessa eredità pesante.

Cosa cambia nei fratelli

La conseguenza pratica di tutto questo è che la qualità del rapporto tra fratelli è in gran parte decisa molto prima che i fratelli stessi siano in grado di sceglierla. Si forma nell’infanzia, nel clima familiare, nel modo in cui i genitori hanno guardato ciascuno di loro.

Capire questo non significa rinunciare a migliorare il rapporto con i propri fratelli da adulti. Significa capire da dove viene la difficoltà e smettere di cercare la colpa nell’altro, nelle sue scelte, nel suo carattere. Spesso è la stessa radice, la stessa mancanza, lo stesso peso ereditato.

Cosa si può fare

La domanda pratica che rimane è: cosa si fa con questa consapevolezza? Gabriella Tupini non dà ricette. Ma indica comunque una direzione chiara: il lavoro interiore su se stessi – la terapia, la riflessione, la scrittura, il silenzio – non è un lusso. È la condizione per non trasmettere ai propri figli quello che non si è riusciti a elaborare. È l’atto d’amore più lungo e più difficile che esista.

Chi è Gabriella Tupini

Gabriella Tupini è psicologa, psicoterapeuta e scrittrice italiana. Lavora da anni nell’accompagnamento interiore con percorsi individuali, laboratori di scrittura autobiografica e gruppi di riflessione. Il suo approccio unisce la psicologia clinica a una attenzione profonda al linguaggio: le parole che usiamo per raccontarci, le storie che ci teniamo dentro, i pesi che non nominiamo. Il tema dei legami familiari – e di come si ripercuotano attraverso le generazioni – è uno dei fili che attraversa tutto il suo lavoro.

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