Massimo Recalcati e la crisi dell’autorità paterna: oggi essere padre è un atto che può compiere chiunque

Massimo Recalcati usa l’espressione “evaporazione del padre” per descrivere qualcosa che tutti osserviamo ma che raramente si riesce a nominare con questa precisione. Non è la scomparsa fisica dei padri. È qualcosa di più profondo e più diffuso: la crisi dell’autorità simbolica che il padre incarnava nella struttura sociale e familiare.

essere padre

Cosa intende Massimo Recalcati con “evaporazione” del padre

“Dire che il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre è una constatazione semplice che tutti noi possiamo fare. Non solo che i padri nelle famiglie hanno perso autorevolezza, ma che il discorso educativo in quanto tale è in grande crisi, è in grande difficoltà, perché l’autorità simbolica si è smembrata, si è dissolta.”

Non si tratta solo di padri assenti, o di padri che non sanno come stare con i figli. Si tratta di qualcosa di strutturalmente più ampio: l’intera autorità simbolica – quella che dà forma alle regole, al limite, alla legge intesa come principio educativo – si è dissolta. E quando manca quella struttura, non è solo il padre a vacillare: è l’intero discorso educativo.

Penso a quanto questa analisi di Recalcati risuoni con quello che vedo intorno a me ogni giorno. Non genitori cattivi o negligenti: genitori smarriti, genitori che hanno perso il filo di cosa significa avere autorità senza esercitare autoritarismo. È una crisi reale, difficile da navigare.

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Perché è un errore voler tornare all’autorità paterna

“Non significa ritenere che la soluzione al problema del padre sia la riabilitazione del padre-padrone, del patriarcato, sia guardare all’indietro. È impossibile – e aggiungo: meno male – recuperare l’autorità paterna che ci ha consegnato il patriarcato.”

Recalcati fa subito un passo molto importante: constata la crisi senza rimpiangere il passato. L’evaporazione del padre non richiede la restaurazione del padre-padrone. Tornare a Dio, patria e famiglia come risposta alla crisi del simbolico sarebbe, nella sua visione, un errore radicale. Il problema non si risolve guardando indietro, ma ripensando il padre da capo, dai piedi come diceva il giovane Marx.

Ripensare il padre dai piedi

“Che cosa significa ripensare il padre dai piedi? Che il padre non ha sesso, che il padre non è quello con la barba e con i baffi, che il padre non è lo spermatozoo, che il padre è un atto e che questo atto lo può compiere una lesbica, lo può compiere una donna, lo può compiere chiunque.”

Questa è la svolta più radicale del ragionamento di Recalcati, e la più liberatoria. Il padre non è un ruolo biologico né una categoria anagrafica: è una funzione simbolica. È qualcuno che compie un atto preciso, e quell’atto non richiede un sesso, un corpo specifico, un modello familiare tradizionale. Una donna può essere padre nel senso che Recalcati intende. Una coppia lesbica può esserlo. Chiunque può esserlo, se compie quell’atto.

Il padre come testimonianza

“Il padre è qualcuno che testimonia che ci può essere in questa vita della gioia, un desiderio che dia senso alla vita. Padre non è chi spiega il senso della vita, perché questo è il paternalismo.”

Qui Recalcati definisce positivamente cosa sia il padre, non per quello che proibisce o che comanda, ma per quello che testimonia. Un padre, nella sua visione, è qualcuno che mostra con la propria vita che esiste qualcosa per cui vale la pena alzarsi la mattina, che c’è un desiderio che dà senso all’esistenza. Non spiega il senso della vita: lo vive. E in quel vivere, mostra al figlio che è possibile.

La differenza tra il padre che testimonia e il padre che spiega è enorme: il primo lascia spazio al figlio, il secondo lo occupa. Il paternalismo – l’autorità del padre che sa e dispensa saggezza dall’alto – è esattamente quello che i figli non riescono a sopportare. E Recalcati dice che hanno ragione.

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