“La felicità è come una farfalla”, se stai fermo si posa su di te: Nathaniel Hawthorne e la ricerca della felicità

Quante energie hai investito, negli ultimi anni, nel tentativo di costruire le condizioni perfette perché la felicità finalmente arrivasse? E quante volte, proprio nel momento in cui pensavi di essere vicino a raggiungerla, hai sentito quella distanza allargarsi ancora di più, come se il traguardo si spostasse insieme a te? Nathaniel Hawthorne aveva trovato un’immagine capace di smontare questa logica con una semplicità disarmante.

ricerca della felicità

Perché inseguire la felicità la allontana

“La felicità è come una farfalla: se la insegui non riesci a prenderla, ma se stai fermo, può posarsi su di te.”

Chiunque abbia mai provato, da bambino, a catturare una farfalla rincorrendola in un prato sa esattamente di cosa parla questa immagine. Le farfalle non si catturano inseguendole: si posano da sole, e lo fanno soltanto quando l’agitazione che le teneva lontane finalmente si placa.

C’è qualcosa di intrinsecamente controproducente nel rincorrere la felicità come si insegue un obiettivo professionale o un traguardo sportivo. Più ci si concentra su di essa come destinazione finale da raggiungere, più si diventa consapevoli, momento dopo momento, di non averla ancora conquistata. Più si misura la distanza da come si vorrebbe sentirsi, più quella distanza appare enorme, e il punto d’arrivo sembra allontanarsi proprio mentre ci si avvicina. L’inseguimento, paradossalmente, non accorcia le distanze: le allunga.

Non si tratta di romanticismo o di suggestione poetica: è un fenomeno abbastanza documentato dalla psicologia contemporanea. Il cosiddetto paradosso della felicità. Il fatto che trasformarla in un obiettivo esplicito e prioritario tenda a renderla più sfuggente, non più raggiungibile, ha basi empiriche solide nelle ricerche più recenti sul benessere soggettivo.

Ho passato anni a cercare di individuare quali fossero le condizioni esatte necessarie alla mia felicità. Cosa avrei dovuto ottenere, sistemare, risolvere prima di poterla sentire pienamente, senza riserve mentali. Solo con il tempo, e con molta resistenza verso una risposta che sembrava troppo semplice per essere vera, ho capito che la felicità non si trova alla fine di un elenco di condizioni soddisfatte. Si trova, piuttosto, in ciò che accade mentre si è occupati a fare altro, mentre si è davvero presenti in qualcosa che non coincide con la ricerca della felicità stessa.

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Cosa significa stare fermi

“Se stai fermo”: non significa diventare passivi, né rinunciare ai propri desideri, né smettere di volere qualcosa dalla vita. Stare fermi, nel senso preciso indicato da Nathaniel Hawthorne, significa smettere di rincorrere la felicità come se fosse un oggetto in fuga davanti a sé, smettere di usarla come metro con cui giudicare costantemente ogni momento della giornata e ogni scelta compiuta. Significa essere abbastanza presenti e radicati in ciò che si sta facendo da non trovarsi sempre altrove, impegnati a valutare ansiosamente se quello che si sta vivendo sia sufficiente, se il tempo venga usato bene o male.

La differenza tra incontro e conquista

L’immagine della farfalla che si posa comunica qualcosa di molto preciso: non descrive una conquista ottenuta con sforzo e determinazione, ma un incontro che si verifica quando le condizioni giuste sono presenti. La farfalla non viene catturata attivamente: arriva da sola. E per arrivare, ha bisogno di trovare qualcuno che non stia agitando le braccia nel tentativo di afferrarla, qualcuno che abbia smesso di inseguirla con quella frenesia che la fa fuggire lontano, qualcuno che sia diventato, semplicemente, un luogo tranquillo dove posarsi.

Hawthorne scriveva nell’Ottocento, in un contesto culturale profondamente diverso da quello attuale, eppure la sua osservazione riguarda un’ansia per la felicità che non ha perso nulla della propria attualità: è spesso proprio la ricerca ossessiva, la misurazione continua di quanto ci si senta felici in ogni istante, a rendere impossibile incontrarla davvero. La farfalla fugge davanti all’agitazione. Si posa nella quiete.

Qualche consiglio per smettere di inseguire e iniziare a “stare fermi”

  • Nota quante volte al giorno ti chiedi “sono felice adesso?”. Quella domanda, ripetuta ossessivamente, è spesso proprio ciò che allontana la risposta positiva che cerchi.
  • Scegli un’attività quotidiana da vivere senza valutarne il livello di soddisfazione mentre la fai. Una passeggiata, una cena, una conversazione: prova a restarci dentro senza misurarla in tempo reale.
  • Distingui tra desiderare qualcosa e rincorrerlo con ansia. Puoi continuare a volere una vita migliore senza trasformare ogni giorno in una verifica di quanto sei vicino a raggiungerla.
  • Investi tempo in attività che ti assorbono completamente, non in attività pensate per “renderti felice”. Spesso è proprio nell’assorbimento totale, non nella ricerca diretta, che la felicità si presenta senza preavviso.
  • Accetta che alcuni giorni la farfalla non si poserà, e va bene comunque. Non è un fallimento personale: è semplicemente la natura imprevedibile di ciò che non si può controllare a comando.

Nathaniel Hawthorne è stato scrittore americano, autore de La lettera scarlatta e La casa dei sette abbaini, una delle figure più importanti e più studiate della letteratura americana dell’Ottocento.

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