Recalcati: il padre non ha sesso, anche una donna o un libro possono esserlo se testimoniano la gioia

Hai mai avuto qualcuno nella tua vita – non necessariamente il padre biologico, non necessariamente un genitore – che ti ha fatto sentire che valeva la pena vivere? Qualcuno che con il suo modo di essere, con le sue scelte quotidiane, con la sua presenza ti ha trasmesso in modo concreto che in questa vita c’è gioia possibile, che non è tutto fatica e rassegnazione? Se ci pensi, probabilmente quella persona esiste. E probabilmente non era chi ti aspettavi. Massimo Recalcati ridefinisce il padre in un modo che cambia completamente la prospettiva. Non solo sulla famiglia. Su chiunque abbia avuto o voglia avere questa funzione nella vita di qualcuno.

il padre non ha sesso

Il padre non ha sesso

“Bisogna ripensare il padre dai piedi: il padre non ha sesso. Essere padre è un atto che può compiere anche una donna. Il padre può essere un libro. È qualcuno che testimonia che ci può essere in questa vita della gioia.”

Questa frase sconvolge l’idea che il padre sia una questione biologica o anagrafica. Non è una funzione del sesso; è una funzione di quello che si trasmette. E quello che si trasmette, nella visione di Recalcati, è la possibilità stessa della gioia.

Il padre come testimonianza, non come ruolo

“Il padre del patriarcato spiega il senso della vita ma i figli non lo sopportano. Ai figli servono testimonianze.”

Questa distinzione è fondamentale. Il padre-spiegatore – quello che dall’alto della sua esperienza dice come va il mondo, come si fanno le cose, qual è il senso corretto delle cose – produce resistenza. I figli non sopportano chi spiega, anche quando ha ragione. Ma il padre-testimone – quello che non dice “la vita è così”, ma la vive in modo che si vede – produce qualcosa di completamente diverso: desiderio di vita.

Anche una donna, anche un libro

L’affermazione che anche una donna può essere padre – o che un libro può essere padre – è la parte più dirompente e più liberatoria di tutto il discorso. Non perché voglia relativizzare o confondere i ruoli. Perché nomina finalmente quello che molte persone hanno vissuto senza avere le parole per dirlo: la funzione paterna l’ha avuta qualcuno di inaspettato, qualcuno che non era il padre biologico o che non si definiva tale.

Recalcati sta dicendo qualcosa di preciso: che quella funzione specifica – trasmettere la possibilità della gioia, testimoniare che in questa vita c’è qualcosa che vale davvero – non appartiene a nessun genere anagrafico, a nessun ruolo biologico predefinito, a nessuna struttura familiare specifica. Appartiene a chiunque la eserciti con la propria vita e con la propria presenza concreta.

Chi ti ha trasmesso che valeva la pena vivere, che la vita poteva essere bella anche nelle sue difficoltà, che c’era gioia possibile non come illusione ma come realtà concreta: quello è stato tuo padre nel senso di Recalcati. Poteva essere tua madre, un insegnante che aveva quella qualità rara, un libro letto all’età giusta che ha aperto qualcosa, un amico più grande che viveva in un modo che ti faceva venire voglia di vivere.

La domanda per te

Chi ha avuto questa funzione nella tua vita? Pensa a una persona – o a un libro, o a qualcosa che hai incontrato – che ti ha trasmesso che valeva la pena. Che t’ha fatto sentire che la gioia era possibile, concreta, non un’illusione romantica.

E tu, stai avendo questa funzione per qualcuno? Non come persona che spiega come va il mondo, non come qualcuno che ha le risposte giuste. Come qualcuno che testimonia, con il proprio modo di stare nella vita ogni giorno, che in questa vita c’è davvero della gioia. Quella cosa si trasmette senza discorsi lunghi, ma richiede che la stia vivendo davvero tu per primo.

Massimo Recalcati è psicoanalista lacaniano, autore de Il complesso di Telemaco e Cosa resta del padre?, uno dei pensatori italiani più originali e più ascoltati sulla funzione genitoriale e sul desiderio.

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